giovedì 9 agosto 2012

Discorsi potenti collezione: pillole di retorica. L’anafora e la preterizione del dialogo Scalfari-Andreotti del film “Il divo”

Un saluto, prima delle vacanze, con una “pillola di retorica”: il dialogo tra Eugenio Scalfari e Giulio Andreotti tratto dal film “Il divo” di Paolo Sorrentino (2008). Nella scena, il giornalista Eugenio Scalfari, interpretato da Giulio Bosetti, incalza Andreotti, interpretato da Toni Servillo.

Bosetti-Scalfari pressa Servillo-Andreotti: vuole a tutti i costi che l’intervistato ammetta la sua responsabilità nei più grandi scandali che hanno macchiato l’Italia del secondo dopoguerra. Per ottenere questo risultato usa le armi dell’arte del dire: la domanda retorica, l’anafora (la ripetizione di “è un caso” per nove volte all’inizio del periodo), la preterizione (la finta intenzione di voler mettere da parte un argomento nel momento stesso in cui se ne parla: “E tralascio tutti i sospetti che aleggiano sui suoi rapporti con la mafia”). Ma Servillo-Andreotti non cede. Ascolta paziente le illazioni di Scalfari, per tendergli la trappola finale.

Di seguito il magistrale dialogo. Discorsi potenti augura buone vacanze a tutti e vi dà appuntamento a settembre.

Scalfari: Vorrei scrivere un articolo su un tema, come dire, filosofico Questo tema è il caso.

Andreotti: Io non ci credo al caso. Io credo nella volontà di Dio.

Scalfari: Dovrebbe, invece, dovrebbe crederci al caso. Dunque, presidente, è un caso che i familiari delle vittime di alcune persone assassinate la odino? La odia il figlio del generale Dalla Chiesa, dice che c’è la sua mano nell’omicidio del padre. La odia la moglie di Aldo Moro che la ritiene uno dei responsabili della morte del marito. È un caso che la odi la moglie del banchiere Roberto Calvi? Dice che lei minacciò, prima, e ordinò, poi, l’omicidio di Calvi. Dice che non lo ha ucciso lo Ior ma due perone: Andreotti e Cosentino, che adesso è morto.
E, poi, mi domando… è un caso che lei fosse ministro dell’Interno quando Pisciotta è stato assassinato con un caffè avvelenato? Si disse che Pisciotta avrebbe potuto rivelare i mandanti dell’omicidio del bandito Giuliani. È un caso che il banchiere Michele Sindona sia stato assassinato allo stesso modo? Anche lui, costretto in carcere, avrebbe potuto fare rivelazioni fastidiose. È un caso che tutti dicono che lei abbia ripetutamente protetto Sindona? È un caso che il suo luogotenente Evangelisti abbia ripetutamente incontrato Sindona, da latitante e New York in un negozio di soldatini? È un caso quello che dice il magistrato Viola che se lei non avesse protetto Sindona non sarebbe mai maturato il delitto Ambrosoli? E ancora, è un caso che lei annota tutto scrupolosamente sui suoi diari e dimentica di annotare del delitto Ambrosoli? È un caso che nel triennio ’76-’79, quando lei era presidente del Consiglio, tutti i vertici dei servizi segreti erano nelle mani della P2? È un caso che nei suoi ripetuti incontri con Licio Gelli, capo della P2, parlavate solo ed elusivamente dei desaparecidos sudamericani? Così ha detto lei, solo chiacchiere amichevoli. Infine, è un caso che lei sia stato tirato in ballo in quasi tutti gli scandali di questo Paese? E tralascio tutti i sospetti che aleggiano sui suoi rapporti con la mafia. Insomma, come ha detto Montanelli, delle due l’una: o lei è il più grande, scaltro criminale di questo Paese, e l’ha sempre fatta franca, oppure è il più grande perseguitato della storia d’Italia. Allora le chiedo: tutte queste coincidenze sono frutto del caso o della volontà di Dio?

Andreotti: È un caso che l’autorevole quotidiano da lei fondato e diretto sia stato salvato a suo tempo dal presidente del Consiglio? Quel presidente del Consiglio ero io. Il suo giornale stava per finire nelle mani di Silvio Berlusconi, un datore di lavoro a lei poco gradito. Io l’ho impedito, anche grazie alla mediazione del tanto vituperato Ciarrapico, consentendole così di riacquistare la sua autonomia e la sua libertà. Autonomia e libertà che le consentono oggi di venire qui a pormi domande sfrontate e capziose. È grazie a me se lei oggi può permettersi di essere così arrogante, presuntuoso e sospettoso nei miei confronti.

Scalfari: Guardi che le cose non stanno esattamente così. La situazione era un po’ più complessa.

Andreotti: Ecco, lei è abbastanza perspicace e l’ha capito sa solo. La situazione era un po’ più complessa. Ma questo non vale solo per la sua storia, vale anche per la mia.
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1 commento:

  1. Un grande esempio di retorica in uno dei più bei film italiani degli ultimi dieci anni
    Buone vacanze

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