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sabato 2 maggio 2015

Il vocabolario base del manifestante anti-Expo

Il giovane manifestante intervistato da TgCom24 ha affermato il suo vocabolario. Tre le parole chiave.
Banca: minchia, la banca è l’emblema della ricchezza; se non dai fuoco alla banca sei un cogl...
Contestazione: boh, non lo so. Quando c’è casino, faccio casino anche io.
Protesta: spaccare un po’ di robe.

E poi dicono che leggere il dizionario non serve più a niente.


sabato 25 aprile 2015

25 aprile: le parole di Giacomo Matteotti contro il fascismo



“Io il discorso l’ho fatto. Ora voi preparate il discorso funebre per me”. Sono le parole che, il 30 maggio 1924, Giacomo Matteotti rivolge ai suoi colleghi, dopo aver pronunciato un drammatico discorso alla Camera dei Deputati con il quale denunciava le intimidazioni e i brogli delle elezioni del 6 aprile del 1924.
Immediata la reazione di Mussolini sul giornale Il Popolo d’Italia: “bisogna dare una lezione al deputato del Polesine”. La “lezione” segue dopo qualche giorno: il 10 giugno Giacomo Matteotti viene rapito a Roma. Il suo corpo sarà ritrovato dopo due mesi a 25 chilometri dalla capitale.
Voglio ricordare l’Anniversario della liberazione d'Italia con le parole di Matteotti che, alla libertà del nostro Paese, ha dedicato la sua vita.
Nel suo discorso alla Camera, Matteotti ricorda gli episodi di violenza che hanno caratterizzato le elezioni:
“A Melfi è stata impedita la raccolta delle firme con la violenza. In Puglia fu bastonato perfino il notaio”
“L’inizio della campagna elettorale del 1924 avvenne dunque a Genova, con una conferenza privata e per inviti da parte dell’onorevole Gonzales. Orbene, prima ancora che si iniziasse la conferenza, i fascisti invasero la sala e a furia di bastonate impedirono all’oratore di aprire nemmeno la bocca”
Un voce non indentificata nell’aula dice:
“Non è vero, non fu impedito niente”
Matteotti reagisce con l’ironia, figura che consiste con il dire l’opposto di quello che si pensa, lasciando che sia il destinatario a interpretare il senso corretto dal contesto e dal tono della voce:
“Allora rettifico! Se l’onorevole Gonzales dovesse passare otto giorni a letto, vuol dire che si è ferito da solo, non fu bastonato. L’onorevole Gonzales, che è uno studioso di San Francesco, si è forse autoflagellato?”
Il presidente della Camera invita Matteotti a parlare “prudentemente”. La risposta di Matteotti è magistrale:
“Io chiedo di parlare non prudentemente né imprudentemente, ma parlamentarmente!”.

Viva il 25 aprile. Viva la libertà.

mercoledì 4 febbraio 2015

Anafore presidenziali: il Mattarella style

Se lo stile si vede dal mattino, la nuova presidenza della Repubblica sarà caratterizzata dall'anafora. Sergio Mattarella, nel discorso pronunciato martedì 3 gennaio, ha fatto largo uso di questa figura retorica che consiste nel ripetere una parola o un gruppo di parole all'inizio di frasi successive. "Per me si va nella città dolente,/ per me si va nell'eterno dolore,/ per me si va tra la perduta gente", per intendersi.
Ci mancherà un po' lo stile risorgimentale di Giorgio Napolitano - l'uso dell'epiteto, il lessico desueto, l'inizio della frase con il gerundio - ma siamo pronti per entrare nel settennato dell'anafora.
Leggi tutto su Huffigtonpost.

domenica 1 febbraio 2015

Lo chiamavano Trinità. Mattarella presenta Renzi al Congresso della Margherita


Nel lontano 2007 (sembrano duemila anni fa), Mattarella presenta Renzi al congresso della Margherita.
Nell’incipit, Renzi si serve di un classico della retorica: l’enumerazione a tre preceduta da una frase organizzatrice contatore.
"Io vorrei semplicemente dire tre parole che vorrei fossero nella storia del Partito Democratico"
E le tre parole sono: sogno, speranza e fantasia.
Non si sa quale sia il motivo, ma il numero magico dell’enumerazione è il tre. È quello che funziona meglio. Lo sa bene papa Francesco e lo sapeva Steve Jobs, anche loro fanatici della trinità linguistica.
Gli esempi? Eccoli.
“Oggi vorrei suggerirvi tre parole che possono aiutarvi nel vostro impegno”
Le tre parole di Francesco sono: dialogo, discernimento, frontiera.
(Discorso del Santo padre alla Comunità degli scrittori de La Civiltà Cattolica, Sala dei Papi, 14 giugno 2013)
“Oggi voglio raccontarvi tre storie che mi appartengono. Tutto qui. Niente di particolare. Solo tre storie”
“La prima storia parla di unire i puntini […]. La seconda storia parla d’amore e di perdita […]. La terza storia parla di morte […]”
(Steve Jobs, Siate affamati, siate folli, Discorso all’Università di Stanford, 12 giugno 2005)

Ringrazio Cecilia Carpio per aver scovato questo video e averlo condiviso su Facebook.

giovedì 13 novembre 2014

Come parla la donna più potente del mondo

Chi pensa che il connubio tra calcio e politica sia una prerogativa dell'oratoria maschile sbaglia. La regina dell'austerity Angela Merkel si serve del calcio per succhiarne la verve pop. Un topos, direbbero i retori, un'operazione tesa alla ricerca di una delle merci più preziose in politica: la simpatia verso il leader. Alla domanda "Con chi andrebbe a cena volentieri?" Angela si guarda bene dal replicare che avrebbe piacere di intrattenersi con un politico internazionale, un grande letterato o un premio Nobel. Niente di tutto questo. "Vicente del Bosque" è la sua risposta. La signora, che la classifica di Forbes ha indicato per quattro anni consecutivi come la più potente del mondo, ha bisogno dell'allenatore dell'allora invincibile nazionale di calcio spagnola per conquistare la sua dose quotidiana di popolarità.
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