mercoledì 14 novembre 2012
Scontro di eloquenza per le primarie di coalizione
Se volete sapere tutto sul confronto oratorio delle primarie di coalizione andate qui:
http://www.huffingtonpost.it/../../flavia-trupia/primarie-di-coalizione-el_b_2128638.html
martedì 9 ottobre 2012
Nichi Vendola si candida alla primarie, ma parla ai “suoi” non ai Gentili
giovedì 13 ottobre 2011
Sel aggancia Jobs: appropriazione indebita

È quanto è successo ieri a Roma. I cittadini si sono svegliati e hanno trovato cartelli di commiato dedicati a Jobs e firmati da Sel.
Un’operazione sgraziata, perché smaccatamente ruffiana.
Il presidente Vendola ha preso le distanze, attribuendo l’iniziativa a un'azione indipendente della federazione romana.
«Il genio di Steve Jobs ha cambiato in modo radicale, con le sue invenzioni, il rapporto tra tecnologia e vita quotidiana. Tuttavia fare del simbolo della sua azienda multinazionale – per noi che ci battiamo per il free software – una icona della sinistra, mi pare frutto di un abbaglio».
Tutti noi, consulenti di comunicazione, suggeriamo di agganciare la propria immagine a simboli popolari e vincenti (ammettiamolo, non siamo certo delle verginelle!). Ma cerchiamo di non dimenticare mai la grazia.
venerdì 15 luglio 2011
Vendola e la sua antipatia per i “compagni”

Carlo Levi titolava un suo romanzo: “la parole sono pietre”. È anche l’opinione di Nichi Vedola, il retore dei nostri tempi, che è convinto che le parole possano essere pietre, sì, ma al collo.
Il leader di Sel ha mandato in pensione il termine “compagni”, preferendogli “amici” di memoria democristiana, ma sicuramente meno connotato.
Il web è insorto. I militanti hanno gridato allo scandalo e al rischio di perdere un importante filo identitario.
Che dire?
La parola “compagni” appartiene sicuramente al passato, non al futuro. Chi non ricorda il reperto canterino del giurassico
“Compagni dai campi e dalle officine
prendete la falce e portate il martello
scendete giù in piazza e picchiate con quello
scendete giù in piazza e affossate il sistema.”
Tuttavia eliminarla in modo esplicito produce un comprensibile effetto di horror vacui negli affiliati. Le asportazioni chirurgiche, in fatto di linguaggio, funzionano raramente perché è l’uso che vince. Lo sanno bene i puristi che tentano di eliminare gli anglicismi dall’italiano. Mission: impossibile.
Meglio il cambiamento di fatto, senza dichiarazioni programmatiche.
domenica 26 dicembre 2010
Galli della Loggia sullo stile-nichi: argomentazione o populismo?
Ernesto Galli della Loggia, in un suo editoriale su “Il Corriere della Sera” del 21 dicembre, definisce «populista» lo stile-nichi: «lo studiato populismo del governatore pugliese».
I supporter della retorica – categoria nella quale appartengo – definirebbero il modo di esprimersi di Vendola «argomentativo», piuttosto che «populista».
Qual è la differenza?
L’argomentazione è una tecnica della comunicazione che consiste nel presentare una serie di ragionamenti per convincere i destinatari della validità di una tesi e sollecitare l’adesione a una causa, attingendo – (è questa la magia) al vissuto dei propri destinatari.
Il populismo, invece, è una generica e demagogica esaltazione dei valori e delle qualità delle classi popolari alla rinfusa, quali che siano.
Quando Vendola, nel suo articolo su “Il Manifesto” del 23 dicembre, parla dei senatori che devono approvare la riforma dell’Università usa un’argomentazione che si avvale di una metafora: «[i senatori] vogliono calare il prima possibile l’ultima saracinesca su quei ragazzi, per potersi gustare il cenone avendoli chiusi in una cantina buia e senza nemmeno una finestrella aperta sul futuro».
È argomentazione o populismo? Fatemi avere il vostro parere.
Torniamo indietro in un recente passato e ricordiamo una frase pronunciata da Barack Obama nel discorso dall’Università del Cairo (giugno 2009). Il presidente americano usa un’espressione metaforica per comunicare il suo dissenso contro il conflitto tra israeliani e palestinesi: «la violenza è una strada senza vie di uscita. Lanciare razzi sui bambini addormentati o far saltare in aria anziane donne a bordo di un autobus non è segno di coraggio né di forza».
E in questo caso? È argomentazione o populismo? Aspetto i vostri commenti.
Voto 8 a Vendola per la metafora.
Articoli: Ernesto Galli della Loggia, L’orecchino populista di Vendola, “Il Corriere della Sera”, 21 dicembre 2010; Nichi Vendola, Gli abracadabra del Palazzo, “Il Manifesto”, 23 dicembre 2010.
venerdì 17 dicembre 2010
Di Pietro vuole sposare Bersani e Vendola: avranno fatto il corso pre-matrimoniale?

Lo ha fatto con una metafora: «sposiamoci entro Natale».
Apprezzo il linguaggio figurato del leader dell’Idv. Ha un’accezione rurale e conferisce al personaggio una cifra stilistica molto caratterizzante.
Amo le metafore. Però, attenzione: sono strumenti linguistici affascinanti ma impegnativi. Allargano il campo semantico creando aspettative. Se di Pietro dice «sposiamoci» ci aspettiamo che, tra i futuri congiunti, ci sia almeno un briciolo di passione e ci chiediamo se gli sposi intendono fare la rituale preparazione pre-matrimoniale. E ci chiediamo ancora: Il loro è vero amore o è una più prosaica unione di convenienza?
Non per essere romantici a tutti i costi, ma i matrimoni d’interesse spesso non durano. Ricordiamoci come è finita, solo qualche giorno fa, con il cornificatore Scilipoti.
Allo «sposiamoci entro Natale» di Di Pietro do voto 7 con riserva. La riserva è dovuta al dubbio sul fatto che sia vero amore. Noi ragazze – anche se attempate - non prescindiamo.
giovedì 21 ottobre 2010
Vendola: tra i due litiganti l’excusatio gode
L’excusatio di Vendola, ricorre tre volte in poche righe:
«Il centro-sinistra puzza di naftalina, ha bisogno di prendere aria. […] Perciò chiedo scusa ai sofisti e ai sapienti della politica se non mi capiscono: la colpa è senz’altro mia. […] Non sono un grande esperto di politica, come è noto… Sarà per questo che non riesco a capire la natura dello scontro tra Bersani e Veltroni, è preoccupante la disputa tra le persone quando non è chiara la sostanza politica del contendere.
Domanda: Sta dicendo che lo scontro fra segretario ed ex segretario del Pd è tutto personale?
Il riverbero di antiche contese di certo c’è. Ma, ripeto, io non ho strumenti, non capisco.»
Il paradosso è nella dichiarazione di un politico di professione che sostiene di avere problemi nel comprendere la politica. Sarebbe come un idraulico che confessa di non intendersi granché di rubinetti. Chiaramente non è così, nel caso di Vendola (e nemmeno nel caso dell’idraulico, si spera). È evidente, invece, la non sottile ironia.
Tornando alla excusatio propter infirmitatem, ecco un precedente illustre. De Gasperi, alla Conferenza di Pace di Parigi nel 1946, inizia il suo discorso con un’excusatio:
«Prendendo la parola in questo consesso mondiale sento che tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me: e sopratutto la mia qualifica di ex nemico, che mi fa considerare come imputato e l’essere citato qui dopo che i più influenti di voi hanno già formulato le loro conclusioni in una lunga e faticosa elaborazione.»
