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mercoledì 14 novembre 2012

Scontro di eloquenza per le primarie di coalizione

Renzi, l'americano che si ispira all'Obama style; Bersani e il buon linguaggio di paese; Vendola, cintura nera di poesia; Tabacci, il realista; Puppato, maestra di preterizione.

Se volete sapere tutto sul confronto oratorio delle primarie di coalizione andate qui:
 http://www.huffingtonpost.it/../../flavia-trupia/primarie-di-coalizione-el_b_2128638.html


martedì 9 ottobre 2012

Nichi Vendola si candida alla primarie, ma parla ai “suoi” non ai Gentili

Nichi Vendola a Ercolano lancia la sua candidatura alle primarie del centro sinistra utilizzando un registro linguistico decisamente aulico. L’impalcatura retorica complessa, il ricorso a figure, i termini ricercati danno al dire vendoliano un’impronta allontanante.
I lettori di questo blog sanno quanto ami la retorica e gli artifici che rendono potente la lingua. Li amo quando vengono usati con grazia, quando si nascondono tra le parole, quando fanno appena capolino. Insomma quando sono al servizio delle idee. Perché quando la tecnica oratoria prevale, i pensieri vengono ingabbiati, invece di volare.
Qualche esempio. Un Vesuvio personificato viene utilizzato per denunciare l’abusivismo edilizio campano:
“Il vulcano, la sua natura che sembra farsi beffe del nostro sapere. Il suo tornare a ogni sputo di fiamma a spiazzare il mondo. E, sotto il suo sguardo, una pullulante nebulosa di città, di agglomerati urbani riversi gli uni sugli altri.”

Una tripla sineddoche sottolinea la progressiva degradazione del concetto di bellezza nella nostra società:
“Quella nozione di bellezza che aveva agitato la tavolozza dei pittori e il pentagramma dei musicisti viene ridotta alle curve delle veline.”

Un epiteto – un aggettivo ornamentale, più che funzionale – viene posto prima del nome in stile risorgimentale:
“La fredda tecnica”

Il crollo della Schola Armaturarum di Pompei viene – giustamente - preso come esempio significativo dell’indifferenza italiana per i propri giacimenti culturali, ma nel dire vengono incastonati termini eccessivamente ricercati, come epifania e innervato.
“Il crollo a Pompei nel novembre 2010 della Schola Armaturarum appare subito come una dolorosa epifania. Rivela certamente l’incuria nella tutela del nostro patrimonio archeologico ma soprattutto comunica al mondo intero gli effetti di quell’analfabetismo di ritorno che ha innervato la nostra classe dirigente [APPLAUSO]. Il bel Paese è diventato progressivamente un vuoto a perdere.”

Non mancano i calembour.
“Come sappiamo, noi sappiamo sempre meno.”

E non manca la banalità da vecchia zia che vuole la televisione di oggi come origine di tutti i mali:
“Lo schermo televisivo, questa è la scena vera dell’egemonia berlusconiana, che soppianta la scuola; l’educazione alla libertà soppiantata dall’educazione al consumo.

Alcuni passaggi sono invece più efficaci, in quanto il rapporto tra tecnica e pensiero trova un equilibrio.
Sulla crisi economica Vendola parla chiaro:
“La verità è che la crisi è crisi solo per una parte della società che la paga due volte. La paga con il dimagrimento dei servizi pubblici, con la riduzione dei redditi e dei diritti, con il blocco degli ascensori sociali, con le giovani generazioni addestrate e condannate alla precarietà. […] La crisi è figlia della perdita di valore sociale del lavoro.”
L’aggettivo “pudica” è ricercato ma ben scelto:
“Vi è una tassazione che colpisce in basso ma che è pudica quando deve colpire in alto.”

Sull’Ilva, Vendola dice, con parole migliori, quello che tanti pensano ma non riescono a esprimere con la stessa chiarezza:
“Si è detto è il conflitto tra lavoro e salute. No, è il conflitto tra l’impresa irresponsabile e il lavoro e la salute insieme”.

il leader di Sel ha letto il suo discorso di 90 minuti, chino su un pacco di fogli. Solo nella parte finale è andato a braccio, dimostrando l’abilità e la sicurezza oratoria che conosciamo e scrollandosi di dosso l’antiquata – e nel suo caso immeritata – immagine del vecchio dirigente di partito.
Nichi Vendola, con questa allocuzione, ha parlato ai “suoi”. A quelli che già lo seguono e apprezzano.
Non ha parlato agli “altri”, a quelli che potrebbero apprezzarlo, conoscendo le sue idee e il suo programma.
Come Paolo di Tarso (San Paolo) dovrebbe parlare ai Gentili, non solo agli ebrei. Altrimenti il suo slogan “Oppure Vendola” ben presto diventerà “Neppure Vendola”. Guarda il video.

giovedì 13 ottobre 2011

Sel aggancia Jobs: appropriazione indebita




Steve Jobs è pop - Pop significa che quella cosa o quel personaggio piace a molti - Sinistra ecologia e libertà si aggancia all’icona pop per avere i benefici di una trasfusione di popolarità.

È quanto è successo ieri a Roma. I cittadini si sono svegliati e hanno trovato cartelli di commiato dedicati a Jobs e firmati da Sel.

Un’operazione sgraziata, perché smaccatamente ruffiana.

Il presidente Vendola ha preso le distanze, attribuendo l’iniziativa a un'azione indipendente della federazione romana.

«Il genio di Steve Jobs ha cambiato in modo radicale, con le sue invenzioni, il rapporto tra tecnologia e vita quotidiana. Tuttavia fare del simbolo della sua azienda multinazionale – per noi che ci battiamo per il free software – una icona della sinistra, mi pare frutto di un abbaglio».

Tutti noi, consulenti di comunicazione, suggeriamo di agganciare la propria immagine a simboli popolari e vincenti (ammettiamolo, non siamo certo delle verginelle!). Ma cerchiamo di non dimenticare mai la grazia.

venerdì 15 luglio 2011

Vendola e la sua antipatia per i “compagni”


Carlo Levi titolava un suo romanzo: “la parole sono pietre”. È anche l’opinione di Nichi Vedola, il retore dei nostri tempi, che è convinto che le parole possano essere pietre, sì, ma al collo.

Il leader di Sel ha mandato in pensione il termine “compagni”, preferendogli “amici” di memoria democristiana, ma sicuramente meno connotato.

Il web è insorto. I militanti hanno gridato allo scandalo e al rischio di perdere un importante filo identitario.

Che dire?

La parola “compagni” appartiene sicuramente al passato, non al futuro. Chi non ricorda il reperto canterino del giurassico

Compagni dai campi e dalle officine

prendete la falce e portate il martello

scendete giù in piazza e picchiate con quello

scendete giù in piazza e affossate il sistema.”

Tuttavia eliminarla in modo esplicito produce un comprensibile effetto di horror vacui negli affiliati. Le asportazioni chirurgiche, in fatto di linguaggio, funzionano raramente perché è l’uso che vince. Lo sanno bene i puristi che tentano di eliminare gli anglicismi dall’italiano. Mission: impossibile.

Meglio il cambiamento di fatto, senza dichiarazioni programmatiche.

domenica 26 dicembre 2010

Galli della Loggia sullo stile-nichi: argomentazione o populismo?

Ecco un post tutto dedicato a Nichi Vendola, il politico italiano che ha fatto dell’arte del dire un tratto distintivo.

Ernesto Galli della Loggia, in un suo editoriale su “Il Corriere della Sera” del 21 dicembre, definisce «populista» lo stile-nichi: «lo studiato populismo del governatore pugliese».
I supporter della retorica – categoria nella quale appartengo – definirebbero il modo di esprimersi di Vendola «argomentativo», piuttosto che «populista».
Qual è la differenza?

L’argomentazione è una tecnica della comunicazione che consiste nel presentare una serie di ragionamenti per convincere i destinatari della validità di una tesi e sollecitare l’adesione a una causa, attingendo – (è questa la magia) al vissuto dei propri destinatari.

Il populismo, invece, è una generica e demagogica esaltazione dei valori e delle qualità delle classi popolari alla rinfusa, quali che siano.

Quando Vendola, nel suo articolo su “Il Manifesto” del 23 dicembre, parla dei senatori che devono approvare la riforma dell’Università usa un’argomentazione che si avvale di una metafora: «[i senatori] vogliono calare il prima possibile l’ultima saracinesca su quei ragazzi, per potersi gustare il cenone avendoli chiusi in una cantina buia e senza nemmeno una finestrella aperta sul futuro».

È argomentazione o populismo? Fatemi avere il vostro parere.
Torniamo indietro in un recente passato e ricordiamo una frase pronunciata da Barack Obama nel discorso dall’Università del Cairo (giugno 2009). Il presidente americano usa un’espressione metaforica per comunicare il suo dissenso contro il conflitto tra israeliani e palestinesi: «la violenza è una strada senza vie di uscita. Lanciare razzi sui bambini addormentati o far saltare in aria anziane donne a bordo di un autobus non è segno di coraggio né di forza».
E in questo caso? È argomentazione o populismo? Aspetto i vostri commenti.

Voto 8 a Vendola per la metafora.

Articoli: Ernesto Galli della Loggia, L’orecchino populista di Vendola, “Il Corriere della Sera”, 21 dicembre 2010; Nichi Vendola, Gli abracadabra del Palazzo, “Il Manifesto”, 23 dicembre 2010.

venerdì 17 dicembre 2010

Di Pietro vuole sposare Bersani e Vendola: avranno fatto il corso pre-matrimoniale?


Antonio Di Pietro ha proposto a Bersani e Vendola di mettere in piedi una coalizione Idv, Pd e Sel.

Lo ha fatto con una metafora: «sposiamoci entro Natale».

Apprezzo il linguaggio figurato del leader dell’Idv. Ha un’accezione rurale e conferisce al personaggio una cifra stilistica molto caratterizzante.

Amo le metafore. Però, attenzione: sono strumenti linguistici affascinanti ma impegnativi. Allargano il campo semantico creando aspettative. Se di Pietro dice «sposiamoci» ci aspettiamo che, tra i futuri congiunti, ci sia almeno un briciolo di passione e ci chiediamo se gli sposi intendono fare la rituale preparazione pre-matrimoniale. E ci chiediamo ancora: Il loro è vero amore o è una più prosaica unione di convenienza?

Non per essere romantici a tutti i costi, ma i matrimoni d’interesse spesso non durano. Ricordiamoci come è finita, solo qualche giorno fa, con il cornificatore Scilipoti.

Allo «sposiamoci entro Natale» di Di Pietro do voto 7 con riserva. La riserva è dovuta al dubbio sul fatto che sia vero amore. Noi ragazze – anche se attempate - non prescindiamo.

giovedì 21 ottobre 2010

Vendola: tra i due litiganti l’excusatio gode

Nichi Vendola, intervistato da Umberto Rosso per La repubblica (21 settembre 2010), commenta il confronto-scontro tra Bersani e Veltroni - attuale ed ex segretario del Pd - per la leadership del partito. Lo fa con una dichiarazione esplicita della propria inferiorità, excusatio propter infirmitatem, che diventa paradosso, una figura retorica che intende rivelare una realtà contraria all’opinione comunemente diffusa (pará = contrario; dóksa = opinione).
L’excusatio di Vendola, ricorre tre volte in poche righe:
«Il centro-sinistra puzza di naftalina, ha bisogno di prendere aria. […] Perciò chiedo scusa ai sofisti e ai sapienti della politica se non mi capiscono: la colpa è senz’altro mia. […] Non sono un grande esperto di politica, come è notoSarà per questo che non riesco a capire la natura dello scontro tra Bersani e Veltroni, è preoccupante la disputa tra le persone quando non è chiara la sostanza politica del contendere.

Domanda: Sta dicendo che lo scontro fra segretario ed ex segretario del Pd è tutto personale?
Il riverbero di antiche contese di certo c’è. Ma, ripeto, io non ho strumenti, non capisco.»
Il paradosso è nella dichiarazione di un politico di professione che sostiene di avere problemi nel comprendere la politica. Sarebbe come un idraulico che confessa di non intendersi granché di rubinetti. Chiaramente non è così, nel caso di Vendola (e nemmeno nel caso dell’idraulico, si spera). È evidente, invece, la non sottile ironia.
Tornando alla excusatio propter infirmitatem, ecco un precedente illustre. De Gasperi, alla Conferenza di Pace di Parigi nel 1946, inizia il suo discorso con un’excusatio:
«Prendendo la parola in questo consesso mondiale sento che tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me: e sopratutto la mia qualifica di ex nemico, che mi fa considerare come imputato e l’essere citato qui dopo che i più influenti di voi hanno già formulato le loro conclusioni in una lunga e faticosa elaborazione.»