domenica 29 gennaio 2012

E' Twitter a dare per primo la notizia della morte di Scalfaro

Questa mattina è scomparso Oscar Luigi Scalfaro, presidente della Repubblica italiana dal 1992 al 1999. La notizia è arrivata da Twitter, che ha "bruciato" le agenzie di stampa.

Un esempio interessante di come i social media stiano cambiando l'informazione.

Ps Ovviamente il profilo su Wikipedia è stato già aggiornato.

sabato 28 gennaio 2012

Scilipoti: il nuovo che avanza




Caro Scilipoti,

non basta dire "siamo il nuovo che avanza" per diventare nuovi.


"Se hai più di 30 anni e non hai ancora l'autista vuol dire che sei uno sfigato". Margaret Tatcher

Un lettore mi ha ricordato con un suo post questa frase della lady di ferro. Michel Martone studia da Tatcher?

Anche se questa frase è stata attribuita alla Tatcher ma non esiste una conferma che sia stata effettivamente pronunciata dalla iron lady.

mercoledì 25 gennaio 2012

Margaret Thatcher. La lady di ferro usava parole di ferro?

Venerdì 27 gennaio esce in Italia il film "The iron lady", nel quale Maryl Streep interpreta la donna che è stata premier della Gran Bretagna per tre mandati, dal 1979 al 1990.

La signora Thatcher è passata alla storia per la sua politica intransigente. Nel 1981 non cede alle richieste di un gruppo di estremisti dell’Ira che avevano proclamato lo sciopero della fame per rivendicare lo status di prigionieri politici. Dieci tra loro muoiono. Nel 1982 alimenta il patriottismo britannico, inviando l’esercito nelle isole Falkland, occupate dall’Argentina. Nel 1984 reprime con durezza i picchetti dei minatori, sconfiggendo i trade unions. Nel 1988 vota il section 28, che combatte la promozione dell’omosessualità. L’attuale premier britannico Cameron ne ha preso le distanze nel 2009, giudicandolo offensivo. Vive, inoltre, una felice congiunzione astrale con il presidente Usa Ronald Reagan, con il quale condivide le strategie antisovietiche.

Ma le sue parole erano heavy metal come la sua politica? Guardando i video e leggendo i discorsi emerge un personaggio spigoloso e volitivo. Una durezza che sembra intenzionalmente evidenziata, costruita a tavolino pezzo per pezzo. Del resto essere donna e figlia del droghiere nella snob Gran Bretagna degli anni Settanta non sono certo i migliori requisiti per la carriera pubblica. Ma Margaret sgobba, si laurea in chimica, si sposa, ha due gemelli e, lo stesso anno, completa gli studi per diventare avvocato.

Nei primi discorsi ha una voce sottile, stridula, gallinesca video. Ci lavora su e la rende profonda e sofisticata, quella di un capo di Stato. Nel 1976, prima di diventare premier, pronuncia il discorso “Britain awake” al Kensigton Town Hall che le farà conquistare la definizione di “Iron lady”, usata per la prima volta da Stella rossa, giornale dell’esercito sovietico.

Il linguaggio è effettivamente ferroso: nessun giro di parole, dritta al punto senza temporeggiare. Le parole sono semplici e i concetti taglienti come l’acciaio (siamo ormai oltre il ferro).

In quel discorso accusa i Labour di aver reso il paese vulnerabile nei confronti di un’improbabile aggressione comunista, a causa dei tagli agli armamenti.

«L’avanzata del potere comunista minaccia il nostro stile di vita. […] In altre parole: più a lungo i Labour rimarranno al potere, sempre più il nostro paese sarà vulnerabile. […] Se ci saranno ulteriori tagli, forse sarebbe opportuno che il Segretario della Difesa cambi il suo titolo, per maggiore precisione, in Segretario dell’Insicurezza»
E il “forse” è sarcastico, non dubitativo.

Ancora ferro: «La nostra capacità di giocare un ruolo costruttivo nelle politiche internazionali è certamente collegata alla nostra forza economica e militare.»

Nel 1984 a Brighton, nel corso di un congresso di partito, sopravvive a un attentato degli estremisti irlandesi dell’Ira a causa del quale muoiono cinque persone. La Thatcher dichiara alla stampa:
«Non ti aspetti che possa capitare a proprio a te. Ma la vita deve andare avanti. Come al solito. La conferenza andrà avanti. La conferenza andrà avanti. Come… al solito!» (video)
«As… usual!»

domenica 22 gennaio 2012

Monti a Otto e mezzo risponde: “sì”, “prestissimo”, “no”. Evviva il laconismo!

Venerdì 20 gennaio Monti, ospite a Otto e mezzo, ha affermato per l’ennesima volta uno stile definito “sobrio”.
In cosa consiste la sobrietà del Monti style?

Uno degli ingredienti è la rinuncia alla verbosità, all’ansia di riempire il vuoto.

Alla domanda di Lilli Gruber (vado a memoria) “pensate di nominare il nuovo direttore generale del Tesoro?” [per sostituire Vittorio Grilli, nominato viceministro dell’economia e delle finanze del Governo Monti n.d.r.].

La riposta è “sì”. Segue una pausa.

Alla domanda della Gruber “quando, presto?”.
La risposta è “prestissimo”.

“Ci può dare qualche anticipazione sul nome?”
“No”. Pausa.

Mario Monti è spesso laconico. Poche parole, tanta autorevolezza.

E, ora, una curiosità. La parola proviene dal greco lakonismos che significa “modo proprio degli spartani”. La Laconia è un’area del Peloponneso nella quale si trova Sparta. Anticamente si riteneva che gli Spartani avessero un modo di parlare caratterizzato da brevità. La parola, infatti, doveva servire per il comando o per la trasmissione di informazioni, non per la conversazione considerata una perdita di tempo e un’attività di scarso rilievo.

venerdì 20 gennaio 2012

Discorsi potenti collezioni: pillole di retorica

Arringa de “Il verdetto” (1982). Paul Newman, che interpreta l’avvocato Galvin, si rivolge alla giuria:

«Voi siete la legge, non i libri, non gli avvocati, non una statua di marmo o l’apparato della Corte. Quelli sono simboli del nostro desiderio di essere giusti, ma essi sono di fatto una preghiera. Sono una fervente, una spaventata preghiera. Nella mia religione si dice “agisci come se avessi fede. E la fede, la fede ti sarà data”. Se… se dobbiamo avere fede nella giustizia, ci basta credere in noi stessi e agire con giustizia. E credo che ci sia giustizia nei nostri cuori.»


mercoledì 18 gennaio 2012

De Falco e Schettino: l'eroe e l'antagonista dello story telling mediatico

Anche i media, non solo la fiction, hanno bisogno dell'eroe e del suo contrario. E la grammatica della narrazione è esigente: pretende che i due personaggi non siano macchiati da alcuna contraddizione.

È il caso dei due involontari protagonisti del naufragio della nave da crociera Concordia, il capo della sala operativa della Capitaneria di porto De Falco e il comandante della nave Schettino.

De Falco è ritratto come coraggioso, onesto, ottimo padre di due bambine. Gli si attribuisce anche quel pizzico di "birichinaggine" che serve a completare il quadro: «quando non è in mare, inforca la moto e corre sull'Aurelia oppure parte in camper con la sua famiglia in giro per l'Italia e l'Europa» (Corriere della sera di oggi). Un po' eroe un po' zingaro.

Schettino, invece, è ritratto come un vigliacco, bugiardo, cialtrone.

Il buono senza macchia e il cattivo che più cattivo non si può.

Raffaella, la moglie del buono, riporta un po' di senso della misura nella vicenda: «la cosa preoccupante è che persone come mio marito, persone che fanno semplicemente il loro dovere ogni giorno, diventino subito in questo Paese idoli, personaggi, eroi. Non è per niente normale».