mercoledì 25 gennaio 2012

Margaret Thatcher. La lady di ferro usava parole di ferro?

Venerdì 27 gennaio esce in Italia il film "The iron lady", nel quale Maryl Streep interpreta la donna che è stata premier della Gran Bretagna per tre mandati, dal 1979 al 1990.

La signora Thatcher è passata alla storia per la sua politica intransigente. Nel 1981 non cede alle richieste di un gruppo di estremisti dell’Ira che avevano proclamato lo sciopero della fame per rivendicare lo status di prigionieri politici. Dieci tra loro muoiono. Nel 1982 alimenta il patriottismo britannico, inviando l’esercito nelle isole Falkland, occupate dall’Argentina. Nel 1984 reprime con durezza i picchetti dei minatori, sconfiggendo i trade unions. Nel 1988 vota il section 28, che combatte la promozione dell’omosessualità. L’attuale premier britannico Cameron ne ha preso le distanze nel 2009, giudicandolo offensivo. Vive, inoltre, una felice congiunzione astrale con il presidente Usa Ronald Reagan, con il quale condivide le strategie antisovietiche.

Ma le sue parole erano heavy metal come la sua politica? Guardando i video e leggendo i discorsi emerge un personaggio spigoloso e volitivo. Una durezza che sembra intenzionalmente evidenziata, costruita a tavolino pezzo per pezzo. Del resto essere donna e figlia del droghiere nella snob Gran Bretagna degli anni Settanta non sono certo i migliori requisiti per la carriera pubblica. Ma Margaret sgobba, si laurea in chimica, si sposa, ha due gemelli e, lo stesso anno, completa gli studi per diventare avvocato.

Nei primi discorsi ha una voce sottile, stridula, gallinesca video. Ci lavora su e la rende profonda e sofisticata, quella di un capo di Stato. Nel 1976, prima di diventare premier, pronuncia il discorso “Britain awake” al Kensigton Town Hall che le farà conquistare la definizione di “Iron lady”, usata per la prima volta da Stella rossa, giornale dell’esercito sovietico.

Il linguaggio è effettivamente ferroso: nessun giro di parole, dritta al punto senza temporeggiare. Le parole sono semplici e i concetti taglienti come l’acciaio (siamo ormai oltre il ferro).

In quel discorso accusa i Labour di aver reso il paese vulnerabile nei confronti di un’improbabile aggressione comunista, a causa dei tagli agli armamenti.

«L’avanzata del potere comunista minaccia il nostro stile di vita. […] In altre parole: più a lungo i Labour rimarranno al potere, sempre più il nostro paese sarà vulnerabile. […] Se ci saranno ulteriori tagli, forse sarebbe opportuno che il Segretario della Difesa cambi il suo titolo, per maggiore precisione, in Segretario dell’Insicurezza»
E il “forse” è sarcastico, non dubitativo.

Ancora ferro: «La nostra capacità di giocare un ruolo costruttivo nelle politiche internazionali è certamente collegata alla nostra forza economica e militare.»

Nel 1984 a Brighton, nel corso di un congresso di partito, sopravvive a un attentato degli estremisti irlandesi dell’Ira a causa del quale muoiono cinque persone. La Thatcher dichiara alla stampa:
«Non ti aspetti che possa capitare a proprio a te. Ma la vita deve andare avanti. Come al solito. La conferenza andrà avanti. La conferenza andrà avanti. Come… al solito!» (video)
«As… usual!»

2 commenti:

  1. Le parole di ferro o di acciaio sono taglienti non solo per l'efficacia della lama ma soprattutto per il polso di chi sostiene il coltello.
    Ad esempio, non sembra portare fortuna ai nostri giovini neo-con nostrani parafrasare la Lady di Ferro.
    Tatcher aveva detto: "se hai più di 30 anni e non hai ancora l'autista, vuol dire che sei uno sfigato".
    Il nostro neo-ministro bamboccione Emmemme applica questa sentenza al titolo di laurea, sostenendo che è sfigato chi non si laurea prima dei 28 anni. Ma come, non aveva il governo Monti appena detto che la laurea non ha alcun valore (legale)?
    Beh, qui di sfigato purtroppo c'è solo lui: del resto, non ha né genitori proletari né verve polemica.
    Avrebbe potuto essere invece più innovativo affermando:
    "mi rendo conto che essere uno dei più giovani docenti ordinari in Italia non vale un fico secco se non sai parlare con i giovani che hanno meno di 28 anni".
    Un bel mea-culpa (linguaggio super catto) o una bella autocritica (nello stile rivoluzionario vecchio stile) sarebbero ancora utili premesse per la costruzione di un linguaggio politico se non evocativo almeno efficace. Amen.

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  2. Grazi per avermi ricordato la citazione dell'autista.
    Amen.

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