martedì 9 febbraio 2016

Gara di retorica: detenuti contro studenti universitari


Una sfida all’ultima parola tra Regina Coeli e Tor Vergata 
Il 5 marzo 2016, alle 10, si terrà a Roma, nel carcere di Regina Coeli, un duello di retorica tra detenuti e studenti.
L’iniziativa è organizzata da PerLaRe, Associazione Per La Retorica, insieme alla Crui, Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, alla Casa Circondariale di Roma Regina Coeli, all’Università di Tor Vergata.
Il confronto dialettico ha l’obiettivo di premiare la squadra che è maggiormente in grado di difendere la propria tesi con argomentazioni credibili, senza perdere la calma, sbraitare o insultare. Un sofisticato esercizio di auto-controllo e di civiltà, che consiste nell’affermare le proprie ragioni solo con lo strumento pacifico della parola.
Le due squadre sono chiamate a sostenere posizioni opposte che riguardano uno stesso argomento di attualità. Le posizioni da sostenere vengono assegnate indipendentemente dalle opinioni personali dei componenti delle squadre.
Sia i detenuti che gli studenti verranno preparati allo “scontro” da PerLaRe, Associazione Per La Retorica. Le due squadre sceglieranno tre portavoce ciascuna, che le rappresenteranno nel dibattito del 5 marzo. Una giuria – composta da un linguista, un comunicatore, un giornalista, un avvocato e un manager – decreterà la squadra vincitrice.
L’iniziativa ha un precedente. Il Bard college di New York ha avviato un programma di riabilitazione nei penitenziari, che prevede la realizzazione di gare di retorica. Nel settembre 2015, i detenuti del carcere Eastern Correctional Facility di New York si sono confrontati con gli studenti di Harvard, sconfiggendoli in un duello basato solo sulla forza delle argomentazioni.
Le gare di retorica hanno l’obiettivo di preparare i partecipanti ad affrontare la vita e il lavoro, contesti in cui è inevitabile confrontarsi con opinioni diverse. E, in queste occasioni, saper usare lo strumento della parola può fare la differenza.
Per assistere al dibattito del 5 marzo, scrivete a info@perlaretorica.it entro il 26 febbraio 2016.
www.perlaretorica.it

mercoledì 30 dicembre 2015

Il gufetto e la prosopopea di Renzi

Le vie del populismo sono infinite. Nella conferenza stampa di fine anno, Matteo Renzi ha illustrato la “storia” del 2015, mettendo in campo un gufetto parlante nel ruolo del saccente e fastidioso antagonista. Una prosopopea, una figura retorica che consiste nel far parlare esseri inanimati o animali, proprio come avviene nelle favole. Il lupo tentatore di cappuccetto rosso, il grillo so-tutto-io di Pinocchio, fino ad arrivare ai tre porcellini che disquisiscono di tecniche architettoniche.
Al di là del giudizio politico – che non è oggetto di questo blog – con il gufetto il premier ha attivato almeno tre strategie classiche del populismo: il parlare agli occhi, rappresentando con un animale portatore di sfiga l’opposizione politica; la polarizzazione, obbligando l’uditorio a una scelta forzata (o con me o contro di me); l’individuazione di un nemico, costringendo chi non è d’accordo ad assumere il ruolo dello iettatore.

Per allontanare da sé l’etichetta di “populista”, Matteo ricorre a una battuta: “politica batte populismo quattro a zero”. Excusatio non petita?

sabato 26 dicembre 2015

I sì, i no, i ni e i mai del parlare in pubblico


Flavia Trupia Andrea Granelli firmano un articolo sul parlare in pubblico, per Corriere della Sera Innovazione. Consigli pratici per chi ritiene di non essere un grande oratore e per chi ritiene di esserlo, ma forse…

sabato 19 dicembre 2015

Le immagini-tatuaggio del cinema

Quali sono le immagini dei film che rimangono in mente per sempre, quelle metafore visive che si tatuano nella nostra memoria?
Il re Leone ancora cucciolo che viene presentato ai suoi sudditi, gli innamorati di Titanic con le braccia ad ali d’uccello, il lui e la lei di Ghost che si amano davanti a un tornio, la mano del Gladiatore che sfiora il grano, le terrificanti gemelle di Shining, la classe in piedi sui tavoli de L’attimo fuggente, il gesto dell’ombrello dei Vitelloni (“lavoratori!”)…
Ce ne sono altre? Sicuramente sì. Guarda la gallery in http://www.perlaretorica.it/le-immagini-tatuaggio-del-cinema/

venerdì 18 dicembre 2015

La versione di Boschi


Abbiamo di fronte il prossimo premier? Forse sì. Oggi Maria Elena Boschi, nel suo discorso sulla mozione di sfiducia, ha dimostrato capacità oratoria e tenuta psicologia. Una 34enne che non si è fatta intimidire dalle difficoltà della politica.
“Dov’è il favoritismo nell’aver fatto perdere a mio padre l’incarico?” è la domanda retorica del ministro.
Ma il punto emozionale del discorso arriva con l’Erlebnis, la narrazione personale che diventa storia universale. Uno stra-classico dell’oratoria:
“Lasciatemi dire però quello che ho nel cuore: io amo mio padre e non mi vergogno a dirlo. Mio padre è una persona per bene. Io sono fiera di lui e sono fiera di essere la prima nella famiglia Boschi a essersi laureata. Lui figlio di contadini che, per andare a scuola a diplomarsi, ogni giorno faceva 5 chilometri all’andata e 5 al ritorno e quaranta minuti di treno. Questa è la storia semplice, umile, ma forte della mia famiglia.”
Poi, una versione elegante dei “gufi e rosiconi” di Renzi:
“So che fare il ministro a 34 anni può attirare invidie e maldicenze. Non mi fanno paura.”
Non stentiamo a crederlo.

Tutto sulla retorica e l'oratoria, qui: http://www.perlaretorica.it/

domenica 13 dicembre 2015

Matteo Renzi alla Leopolda: l’oratoria del bicchiere strapieno


L’oratoria di Renzi non è definibile come “quella del bicchiere mezzo pieno”, ma come “quella del bicchiere strapieno”. Dopo averlo ascoltato, ci si chiede perché passiamo le giornate a lamentarci del nostro Paese e delle sue opportunità perdute. Ostentare ottimismo è una grandissima dote in politica e, più in generale, nella leadership. Renzi lo sa bene.
Continua...
http://www.perlaretorica.it/matteo-renzi-alla-leopolda-lor…/

mercoledì 2 dicembre 2015

Disarmate”. Sono le persone che non conoscono la retorica

“Disarmate, imbelli, nelle mani degli altri”. Sono le persone che non conoscono la retorica.  Valerio Magrelli, uno dei più grandi poeti italiani contemporanei, parla dell’importanza dell’arte del dire, che non è solo roba da letterati e studiosi, ma strumento quotidiano di comprensione e persuasione. Dalle parole di Magrelli scopriamo che, in Grecia, la metafora è un mezzo di trasporto per persone e merci: la nostra Ape, per intenderci. Non ci stupisce, se pensiamo che la parola deriva da μεταϕέρω che significa “trasferire”. Quindi, come dice Magrelli, la metafora non solo è viva e in ottima salute: ma ci trasporta con il suo ronzio.
Guarda il video qui.

mercoledì 18 novembre 2015

La fallacia della generalizzazione indebita



La prima pagina di Libero del 14 novembre riporta una ‪‎fallacia‬. Le fallacie sono sottili, perché sono apparentemente logiche e credibili ma, di fatto, false e ingannevoli. Il ragionamento di Libero è il seguente:
Quelli dell’Isis sono bastardi. VERO.
Quelli dell’Isis sono musulmani. VERO.
Tutti i musulmani sono bastardi. FALSO.
Sarebbe come dire:
I mafiosi sono bastardi. VERO.
i mafiosi sono cristiani. TENDENZIALMENTE VERO.
I cristiani sono bastarsi. FALSO.
Attenti alle fallacie perché, come scrive Franca D’agostini, sono verità avvelenate.

domenica 15 novembre 2015

Gnoli intervista Bice Mortara Garavelli, la regina della retorica

Bellissima intervista di Antonio Gnoli su La Repubblica a Bice Moratara Garavelli, autrice del “Manuale di retorica”, Nell’intervista si parla del suo maestro Benvenuto Terracini, della sua amica Maria Corti e della drammatica morte di suo figlio. E, ovviamente, di ‪#‎retorica‬. Di seguito alcuni passaggi dell’intervista.
Qual è il fascino della retorica?
“Direi l’arte di persuadere”.
E il limite?
“La capacità di ingannare”.
In un politico?
“Se è sprovvisto del senso della cosa pubblica la menzogna diventerà essa stessa cattiva persuasione “.
Quanto incide la retorica in pubblicità?
“Tantissimo. Ma in modo inconsapevole. Un brano pubblicitario mette in gioco tutti i congegni della retorica, ma senza esserne profondamente cosciente “.
La retorica è una forma di potere?
“È il potere di “fare presa” sui destinatari. Ma per catturare le persone cui ci si rivolge bisogna identificarsi con loro. Le diverse maniere di raggiungere tale identificazione sono l’oggetto della retorica”.
[…]
Da discorso innocuo e ornamentale, come la consideravano gli antichi, diventa una strategia comunicativa di conquista.
“Anche nell’antichità si pensava alla lingua come potere di persuasione. La retorica nasce nel V secolo avanti Cristo. Nella Magna Grecia e in Sicilia “.
Dove il pensiero divagava.
“Mica tanto. Fin da subito le tecniche retoriche si manifestano sia come l’arte di difendersi e di attaccare nelle controversie giuridiche e nei dibattiti politici; sia nell’uso della parola come suggestione, trascinatrice degli animi, incantamento della ragione “.
Agilità e versatilità della parola.
“Già Omero immaginò che il sapiente sapeva conversare con gli uomini in molti modi. La retorica occidentale fu alla base della creazione della civiltà greca. Per il suo fiorire furono determinanti lo sviluppo della polis e la democrazia”.
Non crede che la retorica ci abbia allontanati dalla verità?
“Nietzsche aveva compreso che il linguaggio è eminentemente retorico e che per questo non vive di verità ma di assenza di verità. Le mobili metafore non sono il riflesso della realtà ma la sua falsificazione o trasformazione”. Leggi l’intervista

domenica 8 novembre 2015

A Bologna è di scena la retorica della destra


Una Meloni veemente, un Berlusconi che alterna momenti di ritorno agli antichi fulgori e momenti appannati, un Salvini apostolo del pane e salame. La retorica della destra si confronta in Piazza Maggiore a Bologna. La kermesse della Lega è l’occasione per ascoltare la carrellata di discorsi di Fratelli d’Italia-Forza Italia-Lega.
FT ‪#‎retorica‬
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mercoledì 4 novembre 2015

L’effetto cartolina di Hollande


Le vie della ricerca del consenso sono infinite. Il presidente francese Hollande, nel tentativo di rilanciare la propria sgualcita immagine, si è presentato a casa di un'infermiera sessantanovenne, fingendo una simpatica improvvisata. Le foto lo ritraggono in Lorena, nel salotto della signora, seduto - insieme al suo staff - davanti a una tazzina di porcellana a una monumentale composizione floreale. Peccato che l'emittente televisiva BfmTv abbia rivelato che l'improvvisata non era tale: le tazzine erano state portate dallo staff del presidente, i fiori erano stati messi lì ad arte, una signora delle pulizie era stata mandata in precedenza per tirare a lucido l'appartamento. Il confine tra inventio e puro manierismo è sottile. Se ti fai beccare, una semplice casa diventa una location. E tutto si smonta.

lunedì 2 novembre 2015

“Non ho niente contro gli ebrei...": l'excusatio non petita di Tavecchio


“Premesso che io non sono razzista…”; “Io non ho niente contro gli omosessuali”; “Per me siamo tutti uguali…”. Queste affermazioni hanno tutte qualcosa in comune: affermano il loro contrario. Infatti, tutte vengono seguite da un’avversativa: “ma” o “però”.
“Non ho niente contro gli ebrei ma è meglio tenerli a bada…” è l’affermazione di Carlo Tavecchio, presidente di Federcalcio, in un’intervista rilasciata al quotidiano “on line” Soccer Life.
“Dum excusare credis, accusas” (mentre credi di scusarti, ti accusi) scriveva San Girolamo. Guarda il video
FT

mercoledì 28 ottobre 2015

Ti piace vincere facile? Cita un autore della nazione che ti ospita

E’ una strategia che funziona sempre e tutti noi dovremmo ricordarlo: citare un personaggio del Paese ospitante è una captatio benevolentiae di sicura efficacia. Renzi a Bogotà, in Colombia, cita il pittore Fernando Botero e lo scrittore Gabriel García Márquez:
“Non è vero che le persone smettono di inseguire i sogni perché invecchiano, diventano vecchi perché smettono d’inseguire sogni”Qui altre citazioni di Márquez.
Il video di Renzi a Bogotà.

lunedì 26 ottobre 2015

Salvini, re della fallacia


Tra ammettere che un pensionato possa ammazzare e "preferire" che venga ammazzato ci sarà qualcosa in mezzo? Ci saranno altre opzioni, altre possibili opinioni? Non per Matteo Salvini. Il suo stile è sofistico perché propone esclusioni solo apparentemente logiche. Il suo linguaggio politico è costellato di estremi che si escludono forzatamente gli uni con gli altri.
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venerdì 9 ottobre 2015

Come parla un marziano: il video-messaggio delle dimissioni di Marino


Il sindaco che si è guadagnato l’appellativo di “marziano” lancia un video messaggio per rassegnare le sue dimissioni. Un messaggio che, a giudicare dall’eco, sembra provenire proprio da Marte (ma non si poteva registrare con un maestria tecnica superiore?).
Sono tante, tantissime le figure che usa Marino nel suo ultimo (ultimo?) messaggio da sindaco. Intanto una metafora che viene dritta dritta dallo spazio, in puro stile marziano: la stella polare.
Leggi ancora qui.

venerdì 2 ottobre 2015

Quando “austerità” non era una parolaccia e le convergenze erano parallele


Compromesso storicolotta di classequestione moralevirilitàconvergenze parallele sono le parole della politica della prima Repubblica. Confrontate con #lavoltabuona e #grillocomerenzi ci danno immediatamente l’idea di come il mondo sia cambiato.
Meglio le parole della politica di ieri o quelle della politica di oggi? Il paragone è difficile, perché la frenesia mediatica della contemporaneità ha influenzato moltissimo il linguaggio. Ma una cosa è certa: mai sottovalutare le parole, perché raccontano la storia.Leggi l’articolo.

giovedì 1 ottobre 2015

Il taglia-incolla di Corbyn



Le vie della tirchieria sono infinite. Sembra che il leader dei Labour britannici Corbyn abbia "taglia-incollato" un discorso scritto trent'anni fa dal ghostwriter Richard Heller.
Il discorso incriminato non era mai stato pronunciato e, nel 2011, Heller lo aveva pubblicato nel suo sito.
Heller sostiene di essere stato contattato dai vertici del partito, per informarlo che Corbyn avrebbe usato qualche parola del suo discorso. Ma, nei fatti, il leader labourista non si è limitato a "qualche parola".
Non sarebbe stato meglio pagare lo stesso Heller per scrivere un discorso fresco fresco?
http://www.ilgiornale.it/…/corbyn-e-discorso-copiato-scritt…


mercoledì 30 settembre 2015

Il sarcasmo di Calderoli: "lacerare la carne"


"Io comunque le esprimo, presidente [Grasso], tutta la mia solidarietà, perché mai, in venti e rotti anni che sono in Parlamento, avevo sentito da Palazzo Chigi la data e l'orario della convocazione della capigruppo. Palazzo Chigi che ci detta la data entro cui andare in aula e approvare la Costituzione. Tra un po' mi aspetto che al momento del voto sulle riforme spunti il dito di Renzi da sotto il mio banco che vota al posto mio, [...] La ringrazio per le posizioni assunte, ma da quest'oggi vige il quest'aula il regolamento del Marchese del Grillo: 'Io sono io e voi non siete un c...". Sono le parole pronunciate ieri da Roberto Calderoli, dopo la decisione del presidente del Senato Pietro Grasso di dichiarare irricevibili i 70 milioni di emendamenti alla riforma della Costituzione. La parola "sarcasmo" deriva dal greco sarkasmós che deriva, a sua volta, da sarkázein e significa "lacerare la carne". Chi è sarcastico lacera. O almeno ci prova.
‪#‎retorica‬ ‪#‎PerLaRe‬ ‪#‎AssociazionePerLaRetorica‬

sabato 12 settembre 2015

Al centro sempre la persona, non il dio denaro. La prosopopea di Papa Francesco



Oggi papa Francesco ha incontrato nella sala Nervi in Vaticano i dipendenti e i soci della Banca di Credito Cooperativo di Roma. Ero presente per motivi di lavoro.
Ecco le frasi-slogan di Francesco.
Iniziamo dalla prosopopea del denaro che diventa essere animato, addirittura un dio:
“Al centro sempre la persona, non il dio denaro”. 
Poi un ‪‎chiasmo:
“Non deve comandare il capitale sull’uomo, ma l’uomo sul capitale.
”Tre ossimori, apparenti contraddizioni:
“Far crescere l’economia dell’onestà.”
“Partecipare alla globalizzazione della solidarietà.”
“Una banca cooperativa deve cercare di umanizzare l’economia.”
Doppio salto mortale. I tre ossimori nascondono una presupposizione. L'oratore dà per scontato che il suo punto di vista sia condiviso da tutti. In questo caso il papa dà per scontato che le parole "economia" e "globalizzazione" siano comunemente utilizzate in un'accezione negativa.
Un ‪‎explict dedicato al mondo bancario:
“Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Non vi chiedo soldi. Vi chiedo preghiera”.