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domenica 1 maggio 2011

Ratzinger, la beatificazione di Wojtyla e la speranza tra fede e politica



Quanto calore ha dato alle parole di Joseph Ratzinger la beatificazione di Karol Wojtyila! Oggi, un oratore generalmente severo come Benedetto XVI, ha dimostrato passione e commozione. Uno dei momenti più sentiti del discorso di questa mattina è stato il passaggio sulla speranza: tema chiave della fede ma anche della politica.

Ratzinger ha ricordato come Wojtyla abbia riconquistato la «carica di speranza, ceduta al marxismo e al mito del progresso, e l’ha restituita al cristianesimo»

Un messaggio che ci fa tornare alla memoria la celebre frase dell’omelia della messa inaugurale di pontificato di Giovanni Paolo II del 22 ottobre 1978, in cui religione e politica si intrecciano:

«Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà. Di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa “cosa è dentro l’uomo”. Solo lui lo sa!»

Quanto mi piacerebbe scrivere discorsi per il papa! Faccio un appello. Non si sa mai.

mercoledì 27 aprile 2011

“Volemose bene, semo romani”: un ricordo di Giovanni Paolo II, grande comunicatore

In questi giorni i cittadini di Roma e i turisti hanno visto in città numerosi poster con l’immagine di Karol Wojtyla, che sarà beatificato 1° maggio. I cartelli riportano una frase in dialetto romanesco pronunciata dal papa il 26 febbraio 2004 in Vaticano. Rivolto ai parroci e ai preti della città, un Wojtyla dalla voce provata dalla malattia e dall’età ha detto:

«Volemose bene, semo romani. Non ho imparato romanesco, vuol dire che non sono buon vescovo di Roma»

La battuta è stata la reazione estemporanea e fuori programma a un interevento di un parroco che sottolineava le capacità poliglotte del papa e la sua abitudine di salutare i pellegrini in tutte le lingue.

Dal punto di vista tecnico definirei l’uso del dialetto da parte di un pontefice una raffinata captatio benevolentiae (vedi post precedente su Obama), per l’effetto di piazzamento che produce in un contesto alto e formale. Un monito agli imitatori, però, Wojtyla poteva permetterselo, voi no.

Dal punto di vista della comunicazione direi che questa è una delle tante prove del fatto che Wojtyla debba essere studiato, perché abbiamo tutti molto da imparare.

Dal punto di vista umano direi che Giovanna Paolo II sapeva come scaldare l’atmosfera.

Che c’è da di’. Era er mejo.