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domenica 30 dicembre 2012

Le dieci gaffe dei politici 2012

Il ministro Balduzzi si dimentica sempre il preservativo. Lady Fornero è la vera star delle gaffe governative. Anche il controllato Monti-style lascia spazio a qualche scivolone. Il premier uscente bestemmia due volte contro due "credo" degli italiani: il posto fisso e il calcio. Ancora. Il viceministro Michel Martone gioca il ruolo di apostolo della verità e Giovanardi si lancia in una comparazione di sapore dadaista, paragonando un bacio alla pipì. Sono solo alcune delle gaffe mediatiche dell'anno che si sta chiudendo.
And the winner is...
Se lo vuoi scoprire, vai su Huffingtonpost.


giovedì 12 aprile 2012

Lega. Dizionario della crisi. K come Kooly noody o Culi nudi

Ogni fine impero ha la colonna sonora che merita. L'epilogo dell'impero del cerchio magico è accompagnato dal Kooly noody, motivetto cantato dal bel Pier Mosca (Piero Moscagiuro), ex poliziotto e, pare, fidanzato di Rosy Mauro la badante asina (vedi A e B).

Godetevelo (cliccate qui)

Lega. Dizionario della crisi. B come Badante

La "badante" è Rosy Mauro (vedi A di Asina), militante leghista e vicepresidente del Senato. È stata definita in questo modo per il suo ruolo di supporto al "capo", Umberto Bossi, dopo l'ictus che lo ha colpito nel 2004.

Nelle foto e nei video degli ultimi otto anni, Rosy è sempre al suo fianco, per questo è considerata una delle vestali del cerchio magico (vedi C), recentemente rivelatosi un buco nero: un'area di spazio dotata di attrazione gravitazionale talmente elevata da attrarre al suo interno vile denaro; lauree svizzere o inglesi rispettivamente per la badante e il figlio del capo; lavori di ristrutturazione per la casa del capo; investimenti in Tanzania; argent de poche, nonché porche sempre per il figlio del capo.

Lega. Dizionario della crisi. A come Asina


È la definizione che ha dato di se stessa Rosy Mauro, "badante" (vedi B) di Umberto Bossi e vice presidente del Senato.

L'auto-insulto è stato usato dalla Rosy medesima per scrollare da sé l'accusa di aver comprato la propria laurea in Svizzera, con i soldi della Lega, per la modica cifretta di 60 mila euro.

"Non ho preso nessuna laurea all'estero: io ero un'asina a scuola, non mi ha mai sfiorato l'idea di iscrivermi in un'università svizzera"

Bene. Forse, in qualità di asina, non l'avrebbe mai dovuta sfiorare l'idea di fare la vice presidente del Senato.

sabato 7 aprile 2012

Manuela Marrone e Rosy Mauro? Come Lady Macbeth. Il Trota? Come le figlie avide di Re Lear

La vicenda di Umberto Bossi è letteraria. Non mi riferisco al ciarpame messo in campo per animare il copione: l’ampolla con l’acqua del Po, le cravatte verdi, il turpiloquio, il dito medio alzato verso Roma. Quello è marketing.

Mi riferisco alla vicenda familiare, che non è tinta del verde della rosa camuna ma del nero della tragedia shakespeariana.

Manuela Marrone, la moglie, e Rosy Mauro, la super badante e vice presidente del Senato, sembrano creare insieme una Lady Macbeth sdoppiata: il personaggio che si caratterizza per la sua sete di potere.

Quando Lady Macbeth riceve una lettera dal marito in cui le annuncia che tre streghe gli hanno preannunciato che sarà il futuro re di Scozia, William Shakespeare le fa pronunciare un monologo tra i più raffinati della letteratura mondiale. Il monologo dell’ambizione:

«Ma non mi fido della tua natura:
troppo latte d'umana tenerezza
ci scorre, perché tu sappia seguire
la via più breve. Brama d'esser grande
tu l'hai e l'ambizione non ti manca;
ma ti manca purtroppo la perfidia
che a quella si dovrebbe accompagnare.
Quello che brami tanto ardentemente
tu vorresti ottenerlo santamente:
non sei disposto a giocare di falso,
eppur vorresti vincere col torto. [...]
Ma affrettati a tornare,
ch'io possa riversarti nelle orecchie
i demoni che ho dentro,
e con l'intrepidezza della lingua
cacciar via a frustate
ogni intralcio tra te e quel cerchio d'oro
onde il destino e un sovrumano aiuto
ti voglion, come sembra, incoronato.»
(Macbeth, Atto I scena V)

Anche il figlio Renzo – Trota, bulimico di porche e cariche politiche, è sovrapponibile con i personaggi di Shakespeare.

Ricorda Goneril e Regan, le figlie di Re Lear, cui il padre – in preda della vanità senile - concede territori del suo regno in cambio delle loro lusinghe.
Infine lui, l’Umberto, che promette ai suoi elettori giustizia e onestà contro il nemico “Roma ladrona” e si fa scoprire con le mani nel sacco, tradendo la fiducia che il popolo leghista gli aveva concesso: «mostro d’ingratitudine, l’uomo» (Re Lear, Atto III scena II).