Visualizzazione post con etichetta Aung San Suu Kyi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Aung San Suu Kyi. Mostra tutti i post

lunedì 29 dicembre 2014

Aung San Suu Kyi agli studenti

Nel 1988 Aung San Suu Kyi pronuncia un discorso che segna l'inizio della sua infaticabile battaglia contro il regime militare birmano. E' la figlia dell'eroe nazionale Aung San, ma gli studenti non si fidano completamente di lei. Li deve rassicurare.

martedì 3 aprile 2012

Aung San Suu Kyi, come il potere al femminile si traduce nel linguaggio

Il potere delle donne ha un suo linguaggio specifico? È una domanda che rimane aperta, malgrado la fiorente letteratura sul tema e un saltuario interesse dei media alimentato dalla cronaca sociale e politica.

La repubblica di oggi riporta un articolo del premio Nobel Aung San Suu Kyi, eletta al parlamento birmano dopo anni di lotta alla dittatura militare del suo Paese.

Due gli elementi tipicamente femminili che emergono: la narrazione per eventi e il valore profondo attribuito alla bellezza esteriore che non ha nulla a che vedere con la vanità.

Cominciamo dalla narrazione per eventi. Suu Kyi racconta delle condizioni di vita di molte delle donne birmane:
«[…] ci sono alcune donne che fanno lavori molto pesanti: riparano il ciglio della strada, e il pensiero mi rattrista per la terribile fatica cui esse sono sottoposte quando devono rompere le pietre».

Per illustrare la gravità di questa condizione Suu Kyi racconta un evento che, senza troppe parole, colpisce con la forza delle sue immagini:

«Ho impressa negli occhi l’immagine, indimenticabile, di una bambina: era inverno, il freddo era intenso e lei aveva le guance arrossate, e sotto le sopracciglia bellissimi occhi come piccoli fiori. Giocava di fianco alla madre, che lavorava riparando il ciglio della strada, e la polvere e la terra le entravano in bocca».

Ora la bellezza. Aung San Suu Kyi continua il suo racconto.

«Quelle lavoratrici indossano camicie a maniche lunghe e si riparano dal sole, cercando di proteggere la propria bellezza. Si spalmano sulla faccia la Tanaka (crema curativa birmana ndr) poi avvolgono un tessuto sul viso, e sulla testa calcano un cappello. Tutto questo impegno nel salvaguardare la loro bellezza mi sorprende ancora di più.»

Suu Kyi sottolinea come preservare il proprio aspetto esteriore sia un fatto identitario, un impegno per salvaguardare la propria dignità, anche in condizioni di vita e di lavoro estreme e tutt’altro che dignitose. La bellezza salva la persona. Non vanità, dunque, ma slancio vitale.

giovedì 22 marzo 2012

Aung San Suu Kyi dà una spallata a due luoghi comuni: l'intolleranza è virtù da sfigati e che le donne parlino troppo è vero e va bene

Esce in questi giorni il film di Luc Besson "The lady", dedicato all'orchidea d'acciaio: il premio Nobel Aung San Suu Kyi, la donna politica birmana che ha sempre lottato per i diritti umani, pagando la sua scelta con l'allontanamento dalla famiglia e con vent'anni di arresti domiciliari.

In un video discorso inviato nel 1995 alla Conferenza mondiale sulle donne, Aung San offre una lezione su una parola chiave e ribalta un luogo comune.

La parola chiave è "tolleranza"; il luogo comune da ribaltare è la negatività del fatto che le donne parlano troppo.

La tolleranza. Secondo Aung San Suu Kyi la mancanza di tolleranza non è dovuta a un'eccessiva considerazione di sé, ma al suo contrario: l'insicurezza. Chi è consapevole del proprio ruolo sa valorizzare gli altri ed è in grado di accettare il dissenso.

«Spesso l'altra faccia della medaglia dell'intolleranza è l'insicurezza. Le persone insicure tendono a essere intolleranti, e la loro intolleranza dà libero sfogo a forze che minacciano la sicurezza degli altri. E dove c'è insicurezza, non può esistere una pace durevole»

Le donne parlano troppo. Aung San Suu Kyi sostiene che la propensione delle donne a parlare non sia una debolezza, ma un elemento di forza. Parlare, infatti, significa dialogo, significa confronto pacifico:

«in tutto il mondo è diffuso un vecchio pregiudizio secondo il quale le donne parlano troppo. Ma è veramente una debolezza? Non è piuttosto un elemento di forza? (...) le donne possono dare un valido contributo nelle situazioni di conflitto, portando a soluzioni basate sul dialogo piuttosto che sulla violenza».

Due argomentazioni potenti.


http://www.boardofstudies.nsw.edu.au/syllabus_hsc/pdf_doc/english-advanced-speeches-2009-2014.pdf