Spesso i clienti che si servono del mio supporto come ghost writer mi chiedono se sia il caso di inserire una barzelletta nel loro discorso. La risposta è sempre la stessa: NO, per favore.
Per raccontare una barzelletta bisogna essere comici di professione, nel senso di attori brillanti non di buffoni da quattro soldi.
In altre parole se non sei Fiorello, lascia perdere!
Sacconi ieri, nel corso di un ragionamento sull'articolo 8 e la CGIL, ha raccontato la seguente, brutta barzelletta
"C'è un convento del '600 in cui entrano dei briganti e violentano tutte le suore, tranne una.
Il sant'Uffizio la interroga: «come mai solo lei non è stata violentata?». «Perché ho detto di no»"
Se capisco bene, la maggior parte delle suore non ha proferito parola perché aveva piacere a essere stuprata. È così?
Da donna, vorrei dare una dritta a Sacconi: nessuno è contento di essere violentato. Nemmeno le suore del '600.
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venerdì 9 settembre 2011
venerdì 29 ottobre 2010
Il bunga bunga di Berlusconi e il materiale genetico di Clinton
1998-2010: gli anni passano ma l’eufemismo è sempre di moda. Ricompare su tutti i media con l’espressione «bunga bunga», riferita alle pratiche sessuali che, secondo le dichiarazioni della testimone diciassettene Ruby, si sarebbero tenute nella villa di Berlusconi ad Arcore.
L’eufemismo (dal greco eu = bene e phēmì = dico) è una figura molto frequente per dire senza dire, con l’obiettivo di evitare di offendere sensibilità e oltraggiare l’altrui senso del pudore.
Lo scandalo Clinton-Lewinsky del 1998 ci ha offerto una sorprendente collezione di salti mortali linguistici per definire lo sperma presidenziale, che aveva macchiato il tailleur della stagista Monica. Eccone una selezione: «fluido corporeo», «materiale genetico» o, in modo ancora più vago, alcuni parlarono di «indizi che farebbero supporre l’esistenza di un contatto sessuale».
Bunga bunga sembra derivi da una barzelletta cara al premier. La freddura recita, più o meno, così: due ministri del governo Prodi vengono catturati da una tribù africana. Il capo tribù pone un’alternativa ai due malcapitati: morire o bunga bunga. Il primo ministro sceglie per la soluzione bunga bunga e viene violentato; il secondo sceglie di morire. Ma il capo tribù dice: «prima bunga bunga, poi morire».
La barzelletta era, in origine, un componimento popolare in metrica accompagnato dalla musica.
(discorsi potenti)
L’eufemismo (dal greco eu = bene e phēmì = dico) è una figura molto frequente per dire senza dire, con l’obiettivo di evitare di offendere sensibilità e oltraggiare l’altrui senso del pudore.
Lo scandalo Clinton-Lewinsky del 1998 ci ha offerto una sorprendente collezione di salti mortali linguistici per definire lo sperma presidenziale, che aveva macchiato il tailleur della stagista Monica. Eccone una selezione: «fluido corporeo», «materiale genetico» o, in modo ancora più vago, alcuni parlarono di «indizi che farebbero supporre l’esistenza di un contatto sessuale».
Bunga bunga sembra derivi da una barzelletta cara al premier. La freddura recita, più o meno, così: due ministri del governo Prodi vengono catturati da una tribù africana. Il capo tribù pone un’alternativa ai due malcapitati: morire o bunga bunga. Il primo ministro sceglie per la soluzione bunga bunga e viene violentato; il secondo sceglie di morire. Ma il capo tribù dice: «prima bunga bunga, poi morire».
La barzelletta era, in origine, un componimento popolare in metrica accompagnato dalla musica.
(discorsi potenti)
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