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sabato 26 dicembre 2015

I sì, i no, i ni e i mai del parlare in pubblico


Flavia Trupia Andrea Granelli firmano un articolo sul parlare in pubblico, per Corriere della Sera Innovazione. Consigli pratici per chi ritiene di non essere un grande oratore e per chi ritiene di esserlo, ma forse…

venerdì 2 ottobre 2015

Quando “austerità” non era una parolaccia e le convergenze erano parallele


Compromesso storicolotta di classequestione moralevirilitàconvergenze parallele sono le parole della politica della prima Repubblica. Confrontate con #lavoltabuona e #grillocomerenzi ci danno immediatamente l’idea di come il mondo sia cambiato.
Meglio le parole della politica di ieri o quelle della politica di oggi? Il paragone è difficile, perché la frenesia mediatica della contemporaneità ha influenzato moltissimo il linguaggio. Ma una cosa è certa: mai sottovalutare le parole, perché raccontano la storia.Leggi l’articolo.

martedì 1 settembre 2015

Il racconto di occupazione e crescita nel video-messaggio di Renzi

Dati-sulla-crescita-Istat=video-messaggio-sui-social. È questa la grammatica della modernità. I tempi contemporanei richiedono abilità oratorie che sono spesso sottovalutate. Non certo dal premier Renzi che, sempre puntuale, risponde all’appuntamento con l’arte del dire. La diffusione dei dati Istat sul lavoro è stata oggi prontamente accompagnata da un breve discorso alla nazione.
Leggi tutto su Huffingtonpost.

martedì 18 agosto 2015

Ieri, su Radio 2, il discorso di Bill Clinton sull'affaire Lewinsky. I sociopatici parlano di retorica con Flavia Trupia

17 anni fa Bill Clinton ha chiesto scusa, in mondovisione, per la sua "improper relation" con Monica Lewinsky. Quali sono le parole per giustificare il sesso orale alla Casa Bianca?
Ne ho parlato ieri alla trasmissione "Sociopatici" di Radio 2.
Qui il podcast: http://www.radio2.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-4ae6f242-c2d1-4ecc-aad8-baad6e5817bd.html

Qui il discorso: http://www.perlaretorica.it/reto/bill-clinton-discorso-sulla-relazione-con-monica-lewinsky-17-agosto-1998/

lunedì 27 luglio 2015

Su Wired, il nuovo articolo di Granelli e Trupia. Si parla di memoria e del canone della retorica



Ancora un capitolo della nostra rilettura del canone classico della retorica con la lente del digitale; affrontiamo la penultima fase: la memoria. Si tratta di memorizzare quanto si è elaborato per recuperarlo con facilità non appena serve.

Il nuovo articolo di Andrea Granelli e Flavia Trupia su Wired.
Per leggere l’intero Articolo vai qui.

venerdì 26 giugno 2015

Cinque regole per presentare un progetto agli investitori e convincerli

Chiari, brevi e concreti. Sì, ma come? Ecco come preparare un discorso breve ed efficace adatto a un «elevator pitch»
Leggi l’articolo di Flavia Trupia e Andrea Granelli su Corriere Innovazione del Corriere della Sera.

lunedì 8 giugno 2015

Attenzione: qui si parla di retorica erotizzata. Un nuovo articolo su wired

Su Wired il nuovo articolo di Andrea Granelli Flavia Trupia sull’elocutio: “L’erotismo del comunicatore e come usarlo online”.
Con l’elocutio si entra nel regno del pathos, l’arte di emozionare l’uditore (talvolta addirittura di sedurlo); ciò che i latini chiamavano animos impellere. Per sottolineare questa dimensione, Roland Barthes ha coniato l’espressione “retorica erotizzata”.
La testata lo ha classificato come “articolo che va a fuoco” per il numero elevato di condivisioni. Altro che roba vecchia, la retorica è viva e giovane.

lunedì 1 giugno 2015

Benvenuti nella reto-politica. Dieci strategie comunicative dei politici di oggi


Benvenuti nella reto-politica. La retorica, l'arte del dire e del ragionare, trova uno dei suoi campi di applicazione dove la ricerca continua della persuasione la rende un indispensabile ingrediente del discorso. Recentemente, a un congresso, ho incontrato un politico di lungo corso, al quale sono stata presentata come "quella appassionata di retorica". "Con me non sarà facile, io non uso mai la retorica" è stata la sua reazione. Nel suo lungo intervento, che è seguito al nostro scambio di battute, ha usato molte figure retoriche. E sono stati i passaggi con i quali ha catturato l'attenzione del pubblico. Non c'è scampo. Siamo tutti retori: consapevoli o inconsapevoli, bravi o meno bravi, onesti o disonesti. La retorica, per lungo tempo resa marginale e ridicolizzata, è il sale della parola. Non "sulla" ma "della", nel senso che ne è parte essenziale. Conoscerne le strategie aiuta a dare forza ai pensieri, da una parte; a vaccinarsi contro la manipolazione e la demagogia, dall'altra. In questo post vorrei fare il gioco di individuare dieci strategie retoriche messe in campo nel discorso politico dei nostri giorni.
Se vuoi leggere il resto, vai su l'Huffington Post.

giovedì 14 maggio 2015

Lavagna, gessetti e figure retoriche nel videoshow di Matteo Renzi


La battaglia sulla riforma della scuola si combatte anche a colpi di figure retoriche. Matteo Renzi, in versione maestro Manzi, spiega la “buona scuola” riportandone i punti principali su una lavagna. Una lavagna vera. Niente slide, questa volta. Scelta stucchevole, quella della lavagna, ma sempre meglio del power point.
Con una sprezzatura degna di Baldassarre Castiglione, ostenta pacatezza e distacco su uno dei temi più discussi di questa legislatura. Il premier non si mostra turbato dai boicottaggi, dalle accuse e dagli “scioperoni” che hanno caratterizzato questi ultimi giorni di protesta. Ribalta il punto di vista. Il negativo diventa positivo:
“In realtà io sono proprio contento del fatto che, finalmente, la scuola sia al centro della discussione”
Segue un classico della comunicazione politica: il paradosso del comunicatore che non comunica. Insomma, la vecchia storia del ciabattino con le scarpe rotte:
“Probabilmente abbiamo sbagliato anche noi alcuni messaggi di comunicazione”
Poi, un altro classico. Un’anafora, la ripetizione di una parola all’inizio di frasi o versi successivi. La ripetizione della parola “superpotenza”, porta dritto dritto a un’inventio: l’Italia deve diventare (o tornare a essere) una superpotenza culturale. Non male.
“L’Italia non sarà mai la superpotenza demografica, la superpotenza geografica, la superpotenza diplomatica. Può essere una superpotenza culturale” (il premier si guarda bene dal menzionare la superpotenza economica).
Il dato sul Pil in cresita, invece, non viene sbandierato con fierezza, ma buttato lì come se non fosse importante. Come se non fosse un vero risultato senza la riforma della scuola.
“Oggi noi abbiamo avuto finalmente, dopo una dozzina di trimestri, il segno + al Pil: +0,3%. Ma non servirà a niente tornare a crescere nelle statistiche se non torniamo a crescere nelle scuole”
Ed eccola che arriva: la metalepsi, passaggio obbligato dello stile oratorio ispirato agli Usa. Una figura che favorisce la trasposizione dai valori generali ai fatti.
“Intendiamoci, la buona scuola c’è già in Italia. È la professoressa che, nonostante il controsoffitto o le difficoltà della banda larga, insegna ai ragazzi ad allargare il cuore con una poesia. È l’insegnante di musica che fa un’orchestra in una scuola di periferia. È la grande professionalità di chi riesce, anche in laboratori scalcinati, a far sperimentare ai ragazzi il gusto della ricerca, della curiosità”
Altra operazione oratoria magistrale di Renzi è prendere le distanze dalla parola “riforma”, che ultimamente sta assumendo un’accezione negativa. La “riforma” viene così trasformata in qualcosa che sembra innocuo: “alcuni punti”.
“Non chiamiamola ‘riforma’ che non ne possiamo più. Sono alcuni punti, concreti, puntuali, specifici di cui vorrei discutere insieme a voi.
Infine, un’enumerazione costruita secondo la sequenza soluzione–problema o problema-soluzione. Mentre parla, Renzi scrive le parola chiave sulla lavagna:
1.   Alternanza scuola-lavoro [soluzione] – come risposta alla disoccupazione giovanile [problema].
2.   Più cultura umanistica [soluzione] – come risposta all’esigenza di educare “un cittadino” non solo un lavoratore [problema].
3.   Insegnanti poco pagati [problema] -Più soldi agli insegnanti, anche sulla base del merito [soluzione], che – precisa Renzi – non è una parolaccia.
4.   Autonomia scolastica [soluzione] – come risposta alle diverse esigenze delle scuole italiane che operano in contesti molto diversi [problema]. Renzi fa l’esempio di Trieste e Scampia.
5.   Azione educativa spezzettata “tra supplenti e contro supplenti” [problema] - Assunzione di più di 100 mila insegnanti precari [soluzione].
Si può essere o non essere d’accordo con la riforma della scuola di Renzi, ma la capacità oratoria del premier è fuori discussione. E senza saper parlare, come diceva Olivier Reboul, “si destinano alla sconfitta anche le migliori cause”. La storia ci dirà se la “buona scuola” rientra tra queste.

FT

mercoledì 6 maggio 2015

Manager e retorica: Andrea Granelli su Harvard Business Review

L’arte di ragionare e di “bene dicendi” ha sempre fatto parte del cursus honorum della classe dirigente, a partire dalla formazione personale in vigore presso l’antichità greco-romana, passando per il sistema delle università nate nel Medio Evo e sviluppatesi nel Rinascimento per arrivare ai metodi educativi dei gesuiti e della loro ratio studiorum. L’era moderna ha deciso, però, di buttarsi fideisticamente nelle braccia esclusive del metodo scientifico, arrivando a considerare le scienze umane non più come fondamento di ogni sapere ma come ambito specialistico. Leggi tutto

sabato 2 maggio 2015

Il vocabolario base del manifestante anti-Expo

Il giovane manifestante intervistato da TgCom24 ha affermato il suo vocabolario. Tre le parole chiave.
Banca: minchia, la banca è l’emblema della ricchezza; se non dai fuoco alla banca sei un cogl...
Contestazione: boh, non lo so. Quando c’è casino, faccio casino anche io.
Protesta: spaccare un po’ di robe.

E poi dicono che leggere il dizionario non serve più a niente.


giovedì 30 aprile 2015

Perché gli afro-americani finiscono in prigione più dei bianchi? Hillary Cliton alla Columbia University


Ieri, alla Columbia University di New York, Hillary Clinton ha affrontato il tema spinoso delle diverse opportunità tra bianchi e neri nella società americana. 
“Dobbiamo fare i conti con una dura verità che riguarda la razza e la giustizia in America. C’è qualcosa di profondamente sbagliato quando un afro-americano ha molte più possibilità di un suo concittadino bianco di essere arrestato dalla polizia, accusato di un crimine e messo in carcere”.
“C'è qualcosa di sbagliato, quando un terzo di tutti gli uomini neri affronta la prospettiva di essere incarcerato durante la vita"

Quando la statistica diventa argomentazione.

Domanda non #retorica: un dirigente del Pci può essere felice?

Un nuovo appuntamento con la retorica nel cinema


La terrazza (1980) diretto da Ettore Scola con Ugo Tognazzi, Marcello Mastroianni, Vittorio Gassman, Jean Louis Trintignant, Carla Gravina. È un film a episodi. L’ultimo racconta la storia di un deputato del Pci che tradisce la moglie. Mario, interpretato da Gassman, immagina di rivelare la sua situazione in un’assemblea del partito. Il risultato è un discorso filosofico, che si chiude con una domanda: è lecito essere felici, anche se questo crea infelicità?
“La più comune aspirazione di tutti gli uomini, sancita persino nel testo di alcune Costituzioni, è la ricerca della felicità. Certo, si potrebbe dire che è individualismo. È il subito dell’ormai lontano ’68. No compagni. No, è anche qualche cosa di più antico. […] Io oggi sono qui per parlarvi di un mio problema personale [La sala mormora. Qualcuno dice: “ma veramente non si potrebbe”].
Sì, sì, mi rivolgerò dunque all’assemblea in forma di interrogazione, così mi sbrigo subito. È lecito, per un anziano compagno come me, innamorarsi, come se avesse ancora diciott’anni? Io amo infatti, riamato, una donna che indicherò con le sole iniziali: GT. Perché essa è coniugata. Secondo. Sarebbe legittimo che io, per vivere con questa donna, abbandonassi la compagna con la quale sono stato unito per 35 anni? […].
È conciliabile tutto questo con la salvaguardia del plurale sull’individuale, come tutti noi abbiamo sempre sostenuto? […] In sintesi: è lecito essere felici, anche se questo crea infelicità?”

#retorica 

sabato 25 aprile 2015

25 aprile: le parole di Giacomo Matteotti contro il fascismo



“Io il discorso l’ho fatto. Ora voi preparate il discorso funebre per me”. Sono le parole che, il 30 maggio 1924, Giacomo Matteotti rivolge ai suoi colleghi, dopo aver pronunciato un drammatico discorso alla Camera dei Deputati con il quale denunciava le intimidazioni e i brogli delle elezioni del 6 aprile del 1924.
Immediata la reazione di Mussolini sul giornale Il Popolo d’Italia: “bisogna dare una lezione al deputato del Polesine”. La “lezione” segue dopo qualche giorno: il 10 giugno Giacomo Matteotti viene rapito a Roma. Il suo corpo sarà ritrovato dopo due mesi a 25 chilometri dalla capitale.
Voglio ricordare l’Anniversario della liberazione d'Italia con le parole di Matteotti che, alla libertà del nostro Paese, ha dedicato la sua vita.
Nel suo discorso alla Camera, Matteotti ricorda gli episodi di violenza che hanno caratterizzato le elezioni:
“A Melfi è stata impedita la raccolta delle firme con la violenza. In Puglia fu bastonato perfino il notaio”
“L’inizio della campagna elettorale del 1924 avvenne dunque a Genova, con una conferenza privata e per inviti da parte dell’onorevole Gonzales. Orbene, prima ancora che si iniziasse la conferenza, i fascisti invasero la sala e a furia di bastonate impedirono all’oratore di aprire nemmeno la bocca”
Un voce non indentificata nell’aula dice:
“Non è vero, non fu impedito niente”
Matteotti reagisce con l’ironia, figura che consiste con il dire l’opposto di quello che si pensa, lasciando che sia il destinatario a interpretare il senso corretto dal contesto e dal tono della voce:
“Allora rettifico! Se l’onorevole Gonzales dovesse passare otto giorni a letto, vuol dire che si è ferito da solo, non fu bastonato. L’onorevole Gonzales, che è uno studioso di San Francesco, si è forse autoflagellato?”
Il presidente della Camera invita Matteotti a parlare “prudentemente”. La risposta di Matteotti è magistrale:
“Io chiedo di parlare non prudentemente né imprudentemente, ma parlamentarmente!”.

Viva il 25 aprile. Viva la libertà.

Intervista a Renato Barilli, uno dei più importanti esperti italiani di #retorica

"La retorica ha origini antichissime, ma credo che si mantenga perfettamente in forma". Renato Barilli, uno dei più grandi esperti italiani di retorica, ha rilasciato un video-intervista a PerLaRe, L'Associazione Per La Retorica, nata il 22 aprile.


giovedì 23 aprile 2015

Il Manifesto della Retorica



Folla per la Retorica, non si era mai visto!

Posti in piedi, ieri, all'incontro "Retorica,  il sale della parola", con Dino Amenduni, Renato Barilli, Paolo Boccardelli, Federica Chiavaroli, Ivan Lo Bello, Andrea Granelli, Flavia Trupia.
Ecco le foto.


lunedì 20 aprile 2015

PerLaRe, Associazione Per La Retorica su wired.it

Wired pubblica un articolo su PerLaRe, Associazione per la retorica, e lancia l'evento del 22 aprile:
Retorica, il sale della parola, ore 18,30, Civita, Piazza Venezia 11, Roma

Mercoledì 22 aprile nasce PerLaRe, Associazione Per La Retorica


venerdì 17 aprile 2015

Nasce PerLaRe, Associazione Per La Retorica. Ne parla corriere.it

PerLaRe-associazione Per la Retorica, fondata da Andrea Granelli e Flavia Trupia, si propone di adattare la retorica allo spirito del tempo. Ne parla corriere.it nell'articolo "Da Steve Jobs a Farinetti: dieci imprenditori diventati grandi grazie alla retorica".
PerLaRe si concentra su tre aree nelle quali la retorica svolge un ruolo chiave, malgrado pochi ne sappiano individuare la presenza: la politica, il business, il web.
Lo scopo dell’associazione è rilanciare la conoscenza e l’uso consapevole della retorica, per troppi anni ingiustamente emarginata e ridicolizzata. Questa disciplina, infatti, è stata spesso associata in modo esclusivo al discorso vanamente enfatico, esageratamente gonfiato, con il fine di nascondere la mancanza di contenuti o, peggio, l’opacità degli intenti. La retorica può essere questo, ma è anche molto altro. La storia ci insegna che può essere un bieco mezzo propagandistico o uno strumento democratico per dare gambe e respiro a un’idea: ne facevano uso Joseph Goebbels, in modo spregevole e Martin Luther King, in modo sublime.
PerLaRe crede nella parola, come strumento di comprensione di noi stessi e degli altri, di condivisione delle idee, di convivenza con la complessità e di persuasione dell’altro in modo pacifico.
PerLaRe crede che la conoscenza delle tecniche della retorica possa essere un vaccino, mettere in condizione le persone di riconoscere e contrastare la demagogia e la manipolazione. Per questo motivo i discorsi dei personaggi commentati in questo sito non sono sempre condivisibili. Scegliere solo esempi positivi avrebbe dato una visione distorta della materia e della realtà.
PerLaRe crede che la retorica sia uno strumento per tutti e non debba essere relegata a un circolo di accademici. Ecco perché l’associazione vuole essere un luogo di incontro di persone che usano la retorica nella loro vita professionale e desiderano farlo con maggiore consapevolezza, correttezza ed efficacia.
Perché la retorica non è solo arte del dire, ma soprattutto arte del ragionare.