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giovedì 13 febbraio 2014

Enrico Letta a Palazzo Chigi: quel “non detto” anti Renzi

Il fuoco peggiore è il fuoco amico. Enrico Letta, ieri a Palazzo Chigi, ha dimostrato di voler lottare fino all’ultimo contro il nemico interno Matteo Renzi.

Prima, con un eufemismo, ha definito “franco e sincero” l’incontro con il suo antagonista nel quale, presumibilmente, ci sarà stata una tensione da tagliare con il coltello.

Poi, a Palazzo Chigi, ha portato la sua argomentazione chiave: la schiettezza sulle proprie mire come forma di rispetto nei confronti delle Istituzioni. Il presupposto implicito, il non detto, è: chi trama non ha rispetto per le Istituzioni e per il Paese, non vi fidate. Ora frega me, domani toccherà a voi.
“Ieri sera mi hanno chiamato diversi vostri colleghi [giornalisti] per chiedere… Giravano voci di… Ma le dimissioni non si danno per dicerie, per manovre di Palazzo, perché un retroscena dice questo. Io penso che il rispetto nei confronti delle istituzioni voglia dire che ognuno debba pronunciarsi esplicitamente. Ognuno deve dire che cosa vuol fare. Mi verrebbe da dire soprattutto chi vuole venire qui al posto mio deve dire che cosa vuol fare. […] Ognuno di noi deve giocare assolutamente a carte scoperte.”

Il premier ha anche ostentato il distacco di chi ha giocato la sua partita con correttezza. Anche in questo caso c’è una presupposizione, un non detto: Renzi, l’antagonista, non dimostrato lealtà. Il concetto viene tradotto con un linguaggio tipico della generazione dei quarantenni, condendosi con “hashtag” e “Zen”.
“L'hashtag potrebbe essere 'IoSonoSereno, anzi zen' mi verrebbe da dire. Se mi andasse male questa vicenda penso che potrei andare in qualsiasi posto a insegnare pratiche zen".


Letta continuerà con lo stile del non detto? Aspettiamo gli sviluppi in streaming

lunedì 30 settembre 2013

Re Travicello e le rane: la favola di Letta. Gli animali parlanti ci sono. Manca solo la morale

Ieri sera a CheTempoCheFa Enrico Letta ha rispolverato una favola di Fedro per esprimere la sua amarezza di capo del governo senza potere.
La favola è un componimento nel quale sono protagonisti animali parlanti e dalla quale i destinatari dovrebbero trarre una morale. Il racconto è Le rane chiesero un re di Gaio Giulio Fedro (20-15 AC circa 51 DC).
Protagoniste del racconto sono le rane che nuotano in libertà nello stagno, senza avere un sovrano. Un giorno chiedono a Zeus di avere un re e il dio le accontenta mandando loro un travicello, un semplice pezzo di legno inanimato. Quando le rane si rendono conto che il travicello è un re senza personalità e senza potere, chiedono a Zeus un re vero. Zeus le accontenta mandando loro una serpe che comincia a divorarle una dopo l’altra.
Per la paura le rane perdono la voce. Le poche che riescono a salvarsi chiedono all’Olimpo di avere un altro re. E Zeus risponde: "Poiché un buon re vi dispiacque, abbiatene uno malvagio".

Nella politica italiana gli animali parlanti sono tanti. Forse è il momento della morale.

domenica 29 settembre 2013

Berlusconi: dal rigiro della frittata all’ignoratio elenchi

Letta dice che Berlusconi, con la sua ultima uscita, ha “rigirato la frittata”. È vero: ha voluto attribuire la decisione impopolare dell’aumento dell’iva al Pd, sfilandosi da ogni responsabilità.

«l’aumento dell’iva è una grave violazione dei partiti»
«ho invitato la delegazione dei Popolo della Libertà al governo a valutare l’opportunità di presentare immediatamente le proprie dimissioni per non rendersi complice di un’ulteriore odiosa vessazione imposta dalla sinistra agli italiani»

Nella logica, è una fallacia. Per estensione direi che è una ignoratio elenchi (http://www.retoricatiamo.it/reto-parole/#i), la presentazione di un argomento di discussione fuori tema, che ha l’obiettivo di distogliere l’attenzione dell’uditorio. Nel caso specifico l’argomento dell’iva non è propriamente fuori tema, ma è un aspetto di un tema più grande e complesso: le strategie per risollevare l’economia italiana.


Berlusconi si tira fuori, organizzando una fuga a gambe levate di se stesso e dei suoi. La fuga linguistica nasconde una fuga dalle responsabilità.

lunedì 13 maggio 2013

Letta e la felicità del dire; Boccassini e l’infelicità del dire


“Come ho detto che non avrei fatto un esecutivo a tutti i costi, così oggi ti dico che non andrò avanti a tutti i costi.”
Nel pulmino che porta i ministri al ritiro di Sarteano, Enrico Letta ha usato queste parole per esprimere il suo disappunto nei confronti della manifestazione del Pdl contro i giudici.

Essere pronti a mollare tutto è un’argomentazione che ha la sua efficacia. Porta chi la pronuncia a conquistare una condizione di felicità del dire, di vantaggio, di autorevolezza in uno specifico contesto. C’è però un effetto collaterale: il rischio di dover mollare tutto.

“La minore, extracomunitaria, persona – lo ripeto – intelligente, furba, di quella furbizia proprio orientale…”
Nella requisitoria nel corso del processo Ruby, Ilda Boccassini ha definito in questo modo quella che al tempo era una ragazzina, perché una diciassettenne è sempre una ragazzina. È stata una gaffe, non ci sono dubbi. Ma la Boccassini ha perso autorevolezza, felicità del dire.

Parole felici e parole infelici. Il dire non è mai neutro. O meglio lo è se è insapore e inodore, come quando “si auspica il dovuto dialogo”. Con l’auspicio del dovuto dialogo non si sbaglia mai, ma si dice poco o niente.

giovedì 25 aprile 2013

#Streaming: con la metafora del freezer. #Letta esce a testa alta


Enrico Letta esce a testa alta dal temibile incontro in streaming con i rappresentanti del Movimento 5 Stelle.

Inizia con una excusatio propter infirmitatem, ammettendo la propria consapevolezza di affrontare una sfida complessa:
“Mi trovo di fronte a un compito nuovo e irto di difficoltà.”

Tuttavia, chiarisce immediatamente che non lascerà spazio all’inesperienza dei parvenue delle istituzioni con una metafora che, allo stesso tempo, è un’allusione alla predilezione dei 5 Stelle nei confronti della verginità politica:
“I ministri non devono fare scuola guida.”

Il grillino Nuti ribatte utilizzando la stessa metafora:
“In Italia ci sono molti che hanno la patente ma che non sanno guidare bene.”

Ma un Letta in piena forma non cade nel tranello:
“Cercherò di mettere persone competenti.”
“Non ho detto con 40 anni di esperienza.”

Poi, mette alle strette Crimi e Lombardi con una serie di metafore: il “congelamento” che, in altri passaggi, diventa “freezer” e “saracinesca”:

“Se le nostre istituzioni sono al degrado è perché non sono in grado di decidere. È un danno per i cittadini.”
“Scongelate le vostre posizioni dai no.”
“Vorremmo trovare un modo di parlarvi, non di discutere come in un grande freezer.”
“C’è questa saracinesca abbassata.”

È un modo per distribuire le responsabilità e un monito, per evitare di consegnare “ai cittadini un nulla di fatto”.

Roberta Lombardi tenta il colpo, consegnando all’incaricato premier la proposta di legge del Movimento sui rimborsi elettorali. Letta ringrazia, la prende e non commenta.

In chiusura, Enrico Letta vuole dare una stoccata a Grillo che nel suo blog oggi ha pubblicato un requiem della Repubblica italiana, espresso con un’anafora:
“Il 25 aprile è morto.
Nella nomina a presidente del Consiglio di un membro del Bilderberg
il 25 aprile è morto, nella grassa risata del piduista Berlusconi in Parlamento
il 25 aprile è morto, nella distruzione dei nastri delle conversazioni tra Mancino e Napolitano
il 25 aprile è morto”

Letta è caustico:
“Dite a Beppe Grillo che Dio è morto ma che dopo tre giorni è risorto.”

Un riferimento al Pd?

sabato 5 febbraio 2011

Enrico Letta 2. I «giovani motore della crescita» come i «gabbiani con tramonto»


Parlare, oggi, dei giovani come motore-di-crescita-speranza-per-il-futuro-risorsa-su-cui-puntare è come dire il-prestigioso-evento-si-è-svolto-nella-splendida-cornice o l’azienda-è-leader-nel-settore-e-vanta-un’esperienza-decennale.

Puro manierismo, esasperata ripetizione di un tema considerato di sicuro effetto.
Questa mattina Enrico Letta, segretario del Pd, ha parlato di giovani all’Assemblea Nazionale del partito a Roma:

«La priorità del programma del Pd devono essere i giovani, perché solo essi possono essere il motore della crescita. Dobbiamo ricostruire l’Italia come negli anni ‘60. Per rilanciare il Paese dobbiamo puntare sui giovani. Non ci sono scorciatoie. Battere la disoccupazione giovanile è quindi la priorità delle priorità. I giovani sono il motore della società e la prima questione da affrontare è quella dell’ascensore sociale. Dobbiamo concentrare su questo obiettivo tutte le nostre risorse. Serve un contratto d’avvenire, zero tasse per tre anni per i giovani.»

Non sarebbe stato meglio tagliare la premessa per arrivare al punto dell’eliminazione delle tasse?

Valerio Magrelli - uno dei più grandi poeti italiani viventi – ha scritto una frase fulminante, che dovrebbe salvare tutti noi dalle sabbie mobili del manierismo, facendoci evitare come la peste temi triti e stucchevoli:

«Tutto può diventare tema di una poesia […]. Conosco poesie che parlano di cibo in scatola, sesso, ferramenta, sapone, fiori, scioperi, violinisti, assenze, lussazioni, droghe o preti. […] Dunque in poesia vale tutto? Tutto tranne il tramonto con gabbiani.»

I giovani-motore-della-crescita stanno diventando il tramonto con gabbiani della politica.

Fonti: www.enricoletta.it; Valerio Magrelli, Che cos’è la politica, Sossella, 2005.

Enrico Letta 1. Jack Sparrow e il tentativo di essere pop

Questa mattina Enrico Letta, vice segretario del Pd, è intervenuto all’Assemblea Nazionale del suo partito a Roma. Il discorso è stato caratterizzato da riferimenti che, nell’attuale contesto sociale, vengono definiti colti: Lot, Sodoma, Erode, Shakespeare.

Letta ha voluto bilanciare queste citazioni “alte” (tra virgolette) con citazioni di stampo più popolare. In queste occasioni non manca mai il riferimento al calcio (non si sbaglia mai!). Letta ha ricordato Comunardo Niccolai, ex giocatore con una propensione per l’autogol, e i due personaggi del cinema Forrest Gump e Jack Sparrow. Ecco le due citazioni:

«L’unità interna è l’ingrediente con cui battere Berlusconi. Andiamo verso la fase più delicata e quindi attenzione alla sindrome di Niccolai, il giocatore del Cagliari che faceva autogol.»

«Un cambiamento al quale il Pd si deve preparare anche con un linguaggio nuovo, perché tante volte noi ci raccontiamo come Forrest Gump mentre gli elettori ci chiedono di essere a volte meno compilatori e un po' più guasconi come Jack Sparrow.»

Apprezzo la deriva pop, ma quest’ultima citazione mi sembra fuorviante e difficilmente comprensibile. E, forse, gli elettori italiani non si augurano che le file dei cialtroni politici siano ulteriormente arricchite, anche se solo per quanto riguarda il linguaggio.


Fonte: www.enricoletta.it