Spesso i clienti che si servono del mio supporto come ghost writer mi chiedono se sia il caso di inserire una barzelletta nel loro discorso. La risposta è sempre la stessa: NO, per favore.
Per raccontare una barzelletta bisogna essere comici di professione, nel senso di attori brillanti non di buffoni da quattro soldi.
In altre parole se non sei Fiorello, lascia perdere!
Sacconi ieri, nel corso di un ragionamento sull'articolo 8 e la CGIL, ha raccontato la seguente, brutta barzelletta
"C'è un convento del '600 in cui entrano dei briganti e violentano tutte le suore, tranne una.
Il sant'Uffizio la interroga: «come mai solo lei non è stata violentata?». «Perché ho detto di no»"
Se capisco bene, la maggior parte delle suore non ha proferito parola perché aveva piacere a essere stuprata. È così?
Da donna, vorrei dare una dritta a Sacconi: nessuno è contento di essere violentato. Nemmeno le suore del '600.
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venerdì 9 settembre 2011
mercoledì 7 settembre 2011
Brunetta, Sacconi, Cgil è il manieristico giochino dello sparanumeri

Le stime sull’affluenza sono il classico giochino dei post-manifestazione. E anche questa volta, dopo lo sciopero di ieri, non sono mancati gli sparanumeri.
Il sindacato ha dichiarato un’adesione del 58 per cento dei lavoratori; il ministro Sacconi ha parlato di «adesione bassa»; Brunetta di uno sciopero limitato al 3-4%.
Nessuno ormai crede più che le cifre tirate fuori in queste occasioni dai vari protagonisti della scena politica abbiano molto a che fare con la verità. Gli stessi sparacifre non sembrano poi tanto convinti. Eppure tutti continuano imperterriti a sparare, cercando strenuamente di avere l’ultima parola come vecchi coniugi che litigano da più di cinquant’anni.
La verità è che la disputa sui numeri dei cortei è diventata ormai una forma di manierismo, un’elaborazione formale fine a se stessa che rende il dettaglio l’oggetto principale del discorso e rischia di far spostare l’attenzione dalla domanda cruciale: perché i cittadini sono spaventati dal futuro?
Il sindacato ha dichiarato un’adesione del 58 per cento dei lavoratori; il ministro Sacconi ha parlato di «adesione bassa»; Brunetta di uno sciopero limitato al 3-4%.
Nessuno ormai crede più che le cifre tirate fuori in queste occasioni dai vari protagonisti della scena politica abbiano molto a che fare con la verità. Gli stessi sparacifre non sembrano poi tanto convinti. Eppure tutti continuano imperterriti a sparare, cercando strenuamente di avere l’ultima parola come vecchi coniugi che litigano da più di cinquant’anni.
La verità è che la disputa sui numeri dei cortei è diventata ormai una forma di manierismo, un’elaborazione formale fine a se stessa che rende il dettaglio l’oggetto principale del discorso e rischia di far spostare l’attenzione dalla domanda cruciale: perché i cittadini sono spaventati dal futuro?
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