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lunedì 1 giugno 2015

Benvenuti nella reto-politica. Dieci strategie comunicative dei politici di oggi


Benvenuti nella reto-politica. La retorica, l'arte del dire e del ragionare, trova uno dei suoi campi di applicazione dove la ricerca continua della persuasione la rende un indispensabile ingrediente del discorso. Recentemente, a un congresso, ho incontrato un politico di lungo corso, al quale sono stata presentata come "quella appassionata di retorica". "Con me non sarà facile, io non uso mai la retorica" è stata la sua reazione. Nel suo lungo intervento, che è seguito al nostro scambio di battute, ha usato molte figure retoriche. E sono stati i passaggi con i quali ha catturato l'attenzione del pubblico. Non c'è scampo. Siamo tutti retori: consapevoli o inconsapevoli, bravi o meno bravi, onesti o disonesti. La retorica, per lungo tempo resa marginale e ridicolizzata, è il sale della parola. Non "sulla" ma "della", nel senso che ne è parte essenziale. Conoscerne le strategie aiuta a dare forza ai pensieri, da una parte; a vaccinarsi contro la manipolazione e la demagogia, dall'altra. In questo post vorrei fare il gioco di individuare dieci strategie retoriche messe in campo nel discorso politico dei nostri giorni.
Se vuoi leggere il resto, vai su l'Huffington Post.

giovedì 30 ottobre 2014

Il dico-non dico di Pina Picierno si chiama preterizione


Le figure che permettono, allo stesso tempo, di dire e non dire sono interessanti ma non prive di conseguenze. Lo sa bene la parlamentare europea del Pd Pina Picierno che ha sollevato un polverone, dopo le sue dichiarazioni di ieri mattina ad Agorà.
La Picierno ha incautamente cercato di difendere Renzi dalle dichiarazioni della Camusso, secondo le quali il Governo sarebbe sostenuto dai poteri forti.
Lo ha fatto con una preterizione, la figura del non dire che dice: “meglio non parlare di…”, “non starò a raccontare che…”. Sono premesse che introducono un racconto dettagliato, ma permettono all’oratore di ostentare delicatezza e riserbo. Doti, che almeno in quel momento, non gli appartengono.

“Io ho molto rispetto, a differenza di altri, per le piazze e per le manifestazioni. Però mi lasci dire che sono rimasta molto turbata dal leggere le parole questa mattina di Camusso che dice a qualche giornale che Renzi, il Governo Renzi, è al Governo per i poteri forti. E, allora, io potrei ricordare diciamo che la Camusso… Io potrei dire, ma non lo farò, che la Camusso è eletta con tessere – diciamo – false e che quella piazza è stata riempita – diciamo – con pullman pagati”. 

sabato 20 settembre 2014

Renzi-Camusso: scontro con metalepsi


Lo scontro Renzi-Camusso sulla riforma del lavoro porta con sé palate di #retorica. Pane per i denti di questo blog.
Susanna Camusso accusa Renzi di essere come la Thatcher: la devastatrice per antonomasia dei posti di lavoro e delle relative tutele.
Renzi le risponde con un video (ricorda qualcuno?). Ma è diverso. Non c’è la vetusta scrivania berlusconiana. Sullo sfondo non ci sono le fotografie con le pretenziose cornici d’argento. Renzi è in piedi accanto alle bandiere dell’Italia e dell’Europa, la finestra è aperta...
Le accuse della Camusso vengono subito definite “ideologiche”. L’aggettivo acquisisce un’accezione negativa.
L’argomentazione-contro viene sostenuta da un’anafora, la ripetizione delle stesse parole in posizione inziale nel periodo. In questo caso le parole sono simili ma non identiche:
“Noi siamo preoccupati non di Margaret Thatcher […]”
“Noi, quando pensiamo al mondo del lavoro, non pensiamo a Margaret Thatcher […]”
Il cuore del ragionamento viene sostenuto da una metalepsi, una figura di senso che “facilita la trasposizione di valori in fatti” (Perelman e Tyteca).
L’”ideologia” della Camusso – i valori - si scontra con la cruda realtà – i fatti.
Ai fatti Renzi dà un nome. Nella metalepsi i fatti si chiamano Marta e Giuseppe. Chi sono? Non importa. Ma la loro rappresenta la storia di molti, moltissimi italiani.
“Noi siamo preoccupati non di Margaret Thatcher, siamo preoccupati di Marta, 28 anni che non ha la possibilità di avere il diritto alla maternità. Lei sta aspettando un bambino ma, a differenza delle sue amiche che sono dipendenti pubbliche, non ha nessuna garanzia perché in questi anni si è fatto cittadini di serie A e di serie B.
Noi, quando pensiamo al mondo del lavoro, non pensiamo a Margaret Thatcher. Pensiamo a Giuseppe che ha cinquant’anni e che non può avere la cassa integrazione […].”
Verso la conclusione del breve video-discorso. Il premier assume toni evangelici:
“Pensiamo a quelli a cui non ha pensato nessuno in questi anni.”
“Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi” (Matteo, 20, 1-16)
In conclusione un paradosso e una domanda retorica.
Il paradosso: “Sono i diritti di chi non ha diritti quelli che ci interessano.”
La domanda retorica:
“Chiedo ai sindacati dove eravate in questi anni quando si è prodotta la più grande ingiustizia che ha l’Italia? L'ingiustizia tra chi il lavoro ce l'ha e chi non ce l'ha.”

Non sappiamo se la riforma del lavoro porterà qualche risultato apprezzabile. Ovviamente lo speriamo. Ma la domanda non è oziosa.
Dove eravate?

Qui i video:
http://www.corriere.it/politica/14_settembre_19/jobs-act-camusso-vogliono-cancellare-liberta-lavoratori-2bd9c968-3ff8-11e4-a191-c743378ace99.shtml