«Giornali come Avvenire e Famiglia Cristiana andrebbero chiusi, si occupano delle beghe della politica e non parlano del paradiso».
È solo un ingrediente del frullato di banalità servito da Adriano Celentano lunedì sera al Festival di San Remo.
Prevedibilmente, la dichiarazione ha scatenato un putiferio di polemiche, ma ha anche portato alla Rai il record di audience con relativa scorpacciata di raccolta pubblicitaria.
Altrettanto prevedibilmente il molleggiato gongola, chiuso nel suo inespugnabile albergo sanremese.
Viene spontaneo interrogarsi: Celentano è uno controcorrente o un predicatore da quattro soldi?
Né l’uno, né l’altro. È una persona che conosce fin troppo bene la logica dei mass media e sa che la polemica paga, soprattutto se oziosa e ingiustificata. Soprattutto se ti fa prudere le mani, se ti fa pensare “ma guarda tu questo che sta dicendo”, se ti fa venire voglia di intervenire per dire la tua. E, diciamo la verità, se ti fa sentire più intelligente di chi la sta propinando.
È il meccanismo ben noto di Sgarbi e Bossi e del Cruciani della Zanzara di Radio 24.
Si tratta di un manierismo, della riproposizione di un modello consolidato. Altro che anticonformismo.