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martedì 25 gennaio 2011

Berlusconi telefona a Lerner: la climax culmina con «postribolo»


Ho ricevuto varie e-mail nelle quali mi chiedevano di commentare la telefonata di ieri sera di Silvio Berlusconi nel corso del programma L’infedele, condotto da Gad Lerner (guarda il video).

Che dire? Breve telefonata, tanti insulti. Ne riporto l’elenco. La trasmissione è definita: «disgustosa, turpe, spregevole, ripugnante». Le signore presenti in studio sono indicate con un «così dette».

La sequenza degli insulti ha il suo punto culminante nella definizione del programma come «postribolo televisivo». Boom.

Anche nell’insultare si usa la retorica. Eccome! Berlusconi usa la climax (dal greco Klímaks “scala”), una figura retorica che indica una serie di parole che comportano una progressione ascendente.

In questo modo, il premier punta l’attenzione su ciò che, al momento, gli sta più a cuore: rimandare al mittente l’accusa di sfruttamento della prostituzione.

La tecnica è antica come il mondo (e come i postriboli): accusare gli altri di qualcosa di cui si è accusati.

Credo sia controproducente. Tanta insistenza e tanta veemenza sono tipiche dei colpevoli.

martedì 7 dicembre 2010

Berlusconi e la minaccia perlocutiva: «maneggioni della vecchia politica». La risposta: «catacombale»


Inutile negarlo, l’arte della persuasione è fatta anche di avvertimenti, intimidazioni, minacce.

Domenica 5 novembre il premier Silvio Berlusconi è intervenuto in collegamento telefonico alla manifestazione “Italia avanti“ organizzata a Roma dal Pdl.

Dalla cornetta ha lanciato la sua minaccia rivolta a coloro che non hanno intenzione di appoggiarlo:

«Volete rimettere l’Italia nelle mani dei maneggioni della vecchia politica?»

È un atto linguistico perlocutivo, un’espressione che intende produrre un effetto persuasivo, risvegliando nel destinatario sentimenti di paura, di obbligazione, di convincimento.

Ma c’è di più: Berlusconi definisce «vecchi» gli altri per allontanare da sé la stessa definizione. Ha funzionato? Non sembra. Casini ha subìto ribattuto con un’equazione: Berlusconi = catacomba.


Voto a Berlusconi: 5. Voto a Casini: 7. Micidiale Massimo D’Alema che, due anni fa, definì Berlusconi:
«un sito archeologico, benché tirato a lucido».

martedì 9 novembre 2010

Zzzzz, le parole dormono. E i rottamatori di Renzi le risvegliano

Attenzione, non facciamo rumore: ci sono parole che dormono.

Sono le parole che vengono spesso usate nei discorsi: «auspichiamo il dovuto dialogo» o «un futuro con le radici nella storia».

Parallelamente ci sono gli insulti, contro gli avversari politici, contro i gay, contro gli stranieri, contro le donne. Dormono anch’essi per la loro banalità: ahimè, niente di nuovo, possiamo girarci dall’altra parte e continuare il nostro pisolino.

Poi, però, ci sono gli insulti creativi. I ribelli del Pd, capitanati dal sindaco di Firenze Matteo Renzi, si sono autodefiniti «rottamatori», perché vorrebbero mandare allo sfasciacarrozze il vetusto establishment del nostro Paese.

Il termine «rottamatori» in comunicazione funziona: si memorizza facilmente e riassume un sentimento diffuso tra gli italiani. Qual è il suo segreto? È uno straniamento.

In stilistica è una procedura che porta a deformare il linguaggio, creando una percezione inedita. È quanto succede prendendo in prestito l’espressione «rottamare» dal mondo delle auto usate e trasportandola nel mondo della politica.

Ok, ora ci siamo svegliati. Aspettiamo, però, i «costruttori».

Nel frattempo, vi vengono in mente o avete sentito insulti creativi?

Ecco un bell’esempio di straniamento della poetessa russa Anna Achmatova, che accosta l’ordinaria parola «cannuccia» al nobile termine «anima»:

Come con una cannuccia mi bevi l’anima.
Lo so, amaro e inebriante è il sapore,
ma il supplizio non turberò implorandoti.
(Anna Achmatova, 1911)