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giovedì 27 agosto 2015

Il chiasmo di Mattia Fantinati al Meeting CL di Rimini

Grande attenzione mediatica per il discorso che Mattia Fantinati del Movimento 5 Stelle ha tenuto ieri al Meeting Cl di Rimini.
Un po’ impacciato nella lettura delle pagine che aveva preparato, si è presentato con il consueto stile veridittivo dei pentastellati.
“… non sono qui per prendere applausi, non sono qui per cercare consensi.
“Sono qua per dire la verità.”
Lo stile veridittivo porta a una bordata:
“Ed oggi, proprio onestamente sono qui per denunciare come Comunione e Liberazione, la più potente lobby italiana, abbia trasformato l’esperienza spirituale morale, in un paravento di interessi personali, finalizzati sempre e comunque a denaro e potere.”
Dal punto di vista retorico (il tema che ci sta a cuore!), Fantinati conquista gli applausi di una platea non esattamente favorevole, con un chiasmo, una figura che si ottiene quando parole identiche (o che rimandano allo stesso concetto) sono disposte in ordine incrociato, creando la struttura: ABBA.
“… la politica deve essere laica perché deve fare il bene comune, di tutti.
Non esiste una politica (A) cristiana (B), esiste un cristiano (B) che fa politica (A).
Sul finale, Fantinati si serve della progressione ascendente del climax, che va dai “potenti” a “Dio”:
"Negli anni avete generato un potere politico capace di influenzare sanità, scuole private cattoliche, università e appalti. Sempre dalla parte dei potenti, sempre dalla parte di chi comanda. Sempre in nome di Dio. 
Mai sottovalutare il potere del chiasmo e del climax.

venerdì 11 gennaio 2013

Incredibile! Berlusconi si è auto-affibbiato il peggiore degli aggettivi: “vecchio”

Un Berlusconi mai visto, ieri, a Servizio pubblico. Un Cavaliere che ha saputo aggiungere alla ben nota padronanza assoluta del mezzo televisivo la capacità di essere autoironico. Dote che – fino a oggi – ci era completamente sfuggita. Imperdonabile.

All’inizio della trasmissione, ha ammesso di meritare un aggettivo che pensavamo temesse più del temibile combinato di piattole, tigna e peste bubbonica: l’aggettivo “vecchio”. Ebbene sì, Silvio Berlusconi in persona, ieri, giovedì 10 gennaio 2013, di fronte a milioni di persone, ha ammesso di essere… “vecchio”. Dichiarazione non facile per un uomo che ha fatto del tappo bruciato per colorarsi il cranio il migliore e inseparabile amico. Passi per “corruttore”, “evasore”, “utilizzatore finale”, ma vecchio…

Eppure, ieri sera, è successo. Lamentandosi di non riuscire a sentire bene lo ha ammesso:
“C’è un’acustica strana, per cui non mi, non… O sono vecchio, per cui sono diventato anche sordo…”
Santoro non si è fatto sfuggire l’occasione:
“Anche chiamandosi Silvio Berlusconi, a un certo punto…”

L’autoironia del Cavaliere non si è limitata a questa battuta, ma ha proseguito in un altro campo nel quale Silvio, da bravo imprenditore, non ha mai brillato per umorismo: la “saccoccia”, cioè i soldi che - inesorabilmente, tutti i mesi – dovranno prendere il volo dalla tasca del Cavaliere per planare nel portafogli di coccodrillo della ex moglie Veronica Lario che – in un non lontano 31 gennaio 2007 – ha pensato bene di sputtanarlo urbi et orbi dalle pagine di Repubblica.

La verve ironica di Berlusconi lo ha addirittura portato a chiamare i denari, utilizzando un lezioso baby talk: “dindi”, proprio come un grazioso nonnetto che parla con i nipotini:

Berlusconi rivolto a Santoro: “Lei è il leader della trasmissione, quindi è lei che guadagna i dindi facendo quello che sta facendo. Io sono qui gratis.”
Santoro: “E ci mancherebbe, no, che facessi guadagnare lei anche stando a La7.”
Berlusconi: “Guardi che io ho tanto bisogno di guadagnare, perché ogni giorno devo dare a una signora, che è stata mia moglie, io mi esprimo in lire, 200 milioni di lire al giorno!”

Insomma Berlusconi ha giocato il ruolo del simpaticone che si divertiva un sacco. Il cavaliere sembrava averne fatto un punto d’onore, dopo che i bookmaker nazionali e internazionali avevano scommesso che si sarebbe alzato e avrebbe lasciato la trasmissione stizzito. E invece no:
“Ma le sembra che sono arrabbiato? Mi sto divertendo.” E via sorrisi su sorrisi.

È una climax, una scala. Sempre di più. Silvio Berlusconi non solo non ha perso le staffe, ma ha improvvisato numeri da cabaret, come quando, con le movenze di un comico navigato, ha pulito la sedia sulla quale era stato seduto il suo nemico giurato di sempre: Marco Travaglio. 

Ci è sembrato di scorgere un testo in sovraimpressione, nell’immaginario dispaly della fronte berlusconiana: “non ci sperate, comunisti del ca…, non vi libererete facilmente di me.” Silvio is back.

martedì 25 gennaio 2011

Berlusconi telefona a Lerner: la climax culmina con «postribolo»


Ho ricevuto varie e-mail nelle quali mi chiedevano di commentare la telefonata di ieri sera di Silvio Berlusconi nel corso del programma L’infedele, condotto da Gad Lerner (guarda il video).

Che dire? Breve telefonata, tanti insulti. Ne riporto l’elenco. La trasmissione è definita: «disgustosa, turpe, spregevole, ripugnante». Le signore presenti in studio sono indicate con un «così dette».

La sequenza degli insulti ha il suo punto culminante nella definizione del programma come «postribolo televisivo». Boom.

Anche nell’insultare si usa la retorica. Eccome! Berlusconi usa la climax (dal greco Klímaks “scala”), una figura retorica che indica una serie di parole che comportano una progressione ascendente.

In questo modo, il premier punta l’attenzione su ciò che, al momento, gli sta più a cuore: rimandare al mittente l’accusa di sfruttamento della prostituzione.

La tecnica è antica come il mondo (e come i postriboli): accusare gli altri di qualcosa di cui si è accusati.

Credo sia controproducente. Tanta insistenza e tanta veemenza sono tipiche dei colpevoli.