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giovedì 21 febbraio 2013

Giaguari, nipotini, bufale. Il rhetoric checking della campagna elettorale

In questa campagna abbiamo familiarizzato con il fact checking, la verifica delle affermazioni pubbliche dei candidati, questo post propone invece il rhetoric checking, l'individuazione degli espedienti del dire, messi in campo dagli sfidanti.
Lente di ingrandimento su Berlusconi, Monti, Giannino, Grillo, Bersani, Ingroia. Leggi tutto su Huffington post:
http://www.huffingtonpost.it/flavia-trupia/tra-giaguari-nipotini-e-bufale-il-rhetoric-checking-della-campagna-elettorale_b_2718376.html#

domenica 30 dicembre 2012

Le dieci gaffe dei politici 2012

Il ministro Balduzzi si dimentica sempre il preservativo. Lady Fornero è la vera star delle gaffe governative. Anche il controllato Monti-style lascia spazio a qualche scivolone. Il premier uscente bestemmia due volte contro due "credo" degli italiani: il posto fisso e il calcio. Ancora. Il viceministro Michel Martone gioca il ruolo di apostolo della verità e Giovanardi si lancia in una comparazione di sapore dadaista, paragonando un bacio alla pipì. Sono solo alcune delle gaffe mediatiche dell'anno che si sta chiudendo.
And the winner is...
Se lo vuoi scoprire, vai su Huffingtonpost.


venerdì 30 novembre 2012

Il De oratore nelle versioni di Bersani e Renzi

Bersani gli “effetti normali”; Renzi gli “effetti speciali”. Nel duello tv andato in onda su Rai 1, in vista del ballottaggio del centro sinistra di domenica 2 dicembre, i due sfidanti hanno affermato due stili oratori diversi.

Per leggere tutto il post vi rimando a Huffington:

http://www.huffingtonpost.it/flavia-trupia/il-de-oratore-nelle-versi_b_2211833.html

mercoledì 14 novembre 2012

Scontro di eloquenza per le primarie di coalizione

Renzi, l'americano che si ispira all'Obama style; Bersani e il buon linguaggio di paese; Vendola, cintura nera di poesia; Tabacci, il realista; Puppato, maestra di preterizione.

Se volete sapere tutto sul confronto oratorio delle primarie di coalizione andate qui:
 http://www.huffingtonpost.it/../../flavia-trupia/primarie-di-coalizione-el_b_2128638.html


lunedì 15 ottobre 2012

Bersani a Bettola parla la lingua del perfetto Brav’Uomo: “senza radici foglie non se ne fa”

Compreresti una macchina usata da Bersani? Sì, certo che la comprerei. Soprattutto dopo il comizio di Bettola di ieri mattina, dove il leader del Pd ha rispolverato tutto il repertorio del Brav’Uomo.

La “pecora rossa” – così lo chiamavano gli amici del paese – è apparso concreto, pacato e indubbiamente simpatico.

Cominciamo dal luogo. Il Brav’Uomo ha iniziato la sua corsa per le primarie da Bettola, paese natio. Dal punto di vista narrativo è una scelta perfetta. Dà modo al Brav’Uomo di raccontare le sue origini: il padre benzinaio, il primo comizio nella piazza del mercato, gli ideali della gioventù.

L’uso della storia personale come leva argomentativa è un superclassico (Erlebnis). Tutti i politici se ne servono: Obama ha raccontato mille volte dei sacrifici di madre Ann per farlo studiare; Berlusconi della sua vittoria contro il cancro; persino la rigida Frau Merkel ha citato, davanti al Congresso degli Stati Uniti, la sua adolescenziale brama per un paio di blue jeans, introvabili nella Germania dell’Est dove viveva.

«Il Bersani più vero è questo qua. Questo tra il distributore e l’officina. Dove stanno le mie radici.»

E ora la scelta dello stile. Il Brav’Uomo parla il bravuomese, va da sé. Ecco, allora, che il colto Bersani cede al vezzo dialettale di troncare i verbi (“avevan”, “eran”), di non accordare soggetto e verbo, di dislocare il complemento a sinistra, di usare metafore della terra (“foglie”, “radici”):

«E io penso che in un paese che ha bisogno di futuro e di cambiamento, che ha bisogno di foglie nuove, beh io penso che le foglie nuove possano venire solo se ci sono le radici. Senza radici foglie non se ne fa.»

Esplicita la sua scelta programmatica di non “programmare” il discorso, perché il Brav’Uomo rifugge dalle strategie. Una raffinatezza metalinguistica, travestita da semplicità:

«Non aspettatevi il discorsone solenne. Starò sul tono della giornata. Che che dicano i comunicatori.»
«La realtà viene prima di ogni altra cosa. Della comunicazione, dell’interpretazione politica.»

Da Brav’Uomo chiede addirittura scusa per l’incomodo:

«Spero di non aver dato troppo disturbo. Sapete tutti nei paesi come giran le cose.»

Poi, illustra le tappe della sua campagna. Da Brav’Uomo sceglie i «luoghi della realtà», dove non ripeterà lo stesso copione come Renzi, ma pronuncerà discorsi sempre diversi:

«Io andrò nei luoghi della realtà. Nei luoghi dei problemi e nei luoghi delle energie che ci sono in questo paese. […] Fatta questa anteprima la partenza la farò dal Cern. Dal più grande laboratorio di fisica delle particelle. […] Il luogo che in questo momento spinge più avanti le conoscenze dell’umanità. Il luogo dove ci sono tanti ricercatori, giovani ricercatori. Dove c’è tanta intelligenza italiana. E vorrei anche ricordare con l’occasione che il creatore, il fondatore del Cern, non solo è un italiano - Amaldi, Edoardo Amaldi - uno dei più grandi fisici del secolo scorso. È un italiano ed è anche un paesano. È di Carpaneto Piacentino.»

La bravuomaggine non lo fa però rinunciare a una battutina, un’allusione alla gaffe della Gelmini di un anno fa:
«Da lì, dal Cern di Ginevra, la tappa successiva sarà di prendere la famosa galleria della Gelmini e di andare a L’Aquila.»

Nel finale ribadisce la sua apologia delle radici, citando Berlinguer:

“Essere fedele agli ideali della tua gioventù.”

È giusto. Il Brav’Uomo non dimentica il passato.

martedì 19 giugno 2012

Fioroni usa tecniche linguistiche di distruzione contro i diritti dei gay

L’ex ministro Fioroni usa una tecnica linguistica di distruzione, per smontare l’idea di Bersani di inserire il riconoscimento delle coppie di fatto nell’agenda politica.

«Le persone che incontro non mi chiedono di coppie gay e di testamento biologico… vogliono sapere di fisco e di esodati, di occupazione e di misure per la crescita.»

Una tecnica argomentativa facile da mettere in campo ma anche facile da smascherare: il fatto che un diritto non risolva un problema urgente non lo rende meno giusto e meno importante.

martedì 2 agosto 2011

Bersani l’ammazza topos commenta la crisi economica


Intervistato su La Repubblica di oggi, Bersani critica l’operato del governo sui temi economici e chiede di andare subito al voto.

Il segretario del Pd denuncia lo spregiudicato utilizzo dello strumento retorico del topos. Queste le sue parole:

«La situazione di eccezionale gravità è stata velata con il populismo dei cieli azzurri e delle ronde»

Le nuvolette sul cielo terso rappresentate nella grafica del Pdl e l’organizzazione dei drappelli leghisti sono due topoi belli e buoni, due elementi narrativi al pari dell’amor cortese, dell’elisir di eterna giovinezza, della mancanza di parole davanti alla donna amata, del viaggio negli inferi. Quanti ricordi scolastici!

Con la sua dichiarazione Bersani vuole smascherare una politica che ritiene fatta più di affabulazione che di iniziative per la crescita economica.

Tutto è retorica, però: sia il suo utilizzo che la sua esplicita contestazione.

martedì 1 febbraio 2011

Berlusconi e Bersani: botta e risposta, sul cavallo


Come non commentare la lettera di ieri del premier Silvio Berlusconi sul Corriere della Sera (vai alla lettera) e la risposta del leader dell’opposizione Pier Luigi Bersani.

Botta: la frustata al cavallo
Berlusconi affronta con decisione il tema spinoso del debito pubblico del Paese per il quale propone la cura della «frustata al cavallo», una metafora.

«occorre un’economia decisamente più libera, questa è la frustata di cui parlo, in un Paese più stabile, meno rissoso, fiducioso e perfino innamorato di sé e del suo futuro»

L’economia più libera si traduce nella riforma dell’articolo 41 della Costituzione, nell’allocazione sul mercato del patrimonio pubblico, nelle defiscalizzazioni per le imprese e per i giovani.

Metafora della frustata a parte, com’è lo stile?

Nell’insieme, la lettera è volutamente complessa. Non è stato fatto un tentativo di tradurre i tecnicismi.


Termini e modi di dire della quotidianità sono affiancati a parole desuete o ricercate.
I primi: «mostruoso», «formichine», «staremmo veramente messi male», «tanto al chilo».
I secondi: «gravame», «intrapresa privata», «asfittica», «malmostosi» (è un aggettivo lombardo, scorbutico, ingrugnato*).

Alcuni periodi sono decisamente lunghi e complicati per la presenza di diversi livelli di significato:

«Ma se riusciamo a portare la crescita oltre il tre-quattro per cento in cinque anni, e i mercati capiscono che quella è la strada imboccata dall’Italia, Paese ancora assai forte, Paese esportatore, Paese che ha una grande riserva di energia, di capitali, di intelligenza e di lavoro a partire dal suo Mezzogiorno e non solo nel suo Nord europeo e altamente competitivo, l’aggressione vincente al debito.»

Ancora:
«E per questo, dal momento che il segretario del Pd è stato in passato sensibile al tema delle liberalizzazioni e, nonostante qualche sua inappropriata associazione al coro strillato dei moralisti un tanto al chilo, ha la cultura pragmatica di un emiliano, propongo a Bersani di agire insieme in Parlamento, in forme da concordare, per discutere senza pregiudizi ed esclusivismi un grande piano bipartisan per la crescita dell’economia italiana; un piano del governo il cui fulcro è la riforma costituzionale dell’articolo 41, annunciata da mesi dal ministro Tremonti, e misure drastiche di allocazione sul mercato del patrimonio pubblico e di vasta defiscalizzazione a vantaggio delle imprese e dei giovani.»

Se l’uomo della «discesa in campo» e dell’«amore che vince sempre sull’invidia e sull’odio» parla complicato ci sarà un motivo: vuole, forse, alzare il livello del dibattito politico, svilito dall’affaire Ruby rubacuori e dai relativi «culi flaccidi». Necessità condivisibile e tentativo apprezzabile.

Risposta: la condizione di infelicità
Bersani risponde all’offerta di Berlusconi di realizzare un piano bipartisan per l’economia italiana rifiutandone l’autorevolezza:

«Per rivolgersi credibilmente all'opposizione Berlusconi dovrebbe potersi rivolgere credibilmente al Paese e alla comunità internazionale. Così non è.»

Si tratta di una negazione della felicità del dire, che rifiuta la possibilità stessa di parlare, di avere voce in capitolo.

*Devoto, Oli, Nuovissimo vocabolario illustrato della lingua italiana, Selezione dal Reader’s Digest.

venerdì 17 dicembre 2010

Di Pietro vuole sposare Bersani e Vendola: avranno fatto il corso pre-matrimoniale?


Antonio Di Pietro ha proposto a Bersani e Vendola di mettere in piedi una coalizione Idv, Pd e Sel.

Lo ha fatto con una metafora: «sposiamoci entro Natale».

Apprezzo il linguaggio figurato del leader dell’Idv. Ha un’accezione rurale e conferisce al personaggio una cifra stilistica molto caratterizzante.

Amo le metafore. Però, attenzione: sono strumenti linguistici affascinanti ma impegnativi. Allargano il campo semantico creando aspettative. Se di Pietro dice «sposiamoci» ci aspettiamo che, tra i futuri congiunti, ci sia almeno un briciolo di passione e ci chiediamo se gli sposi intendono fare la rituale preparazione pre-matrimoniale. E ci chiediamo ancora: Il loro è vero amore o è una più prosaica unione di convenienza?

Non per essere romantici a tutti i costi, ma i matrimoni d’interesse spesso non durano. Ricordiamoci come è finita, solo qualche giorno fa, con il cornificatore Scilipoti.

Allo «sposiamoci entro Natale» di Di Pietro do voto 7 con riserva. La riserva è dovuta al dubbio sul fatto che sia vero amore. Noi ragazze – anche se attempate - non prescindiamo.