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venerdì 20 aprile 2012
La lega butta i soldi dalla finestra. E nelle proprie tasche
"È mio". Dovrebbe essere questo l'urlo di battaglia della Lega, altro che "Roma ladrona".
Dalle ultime news del Carroccio è emerso che anche l'ex ministro Calderoli fosse afflitto dal pezzentismo, malattia studiata nelle università di tutto il mondo che consiste nel comportarsi da pezzente pur avendo entrate economiche nettamente superiori alla media degli italiani.
A quanto pare, la sua casa di Roma veniva pagata dal partito per la modica somma di 2.200 euro al mese.
Umberto Bossi esprime solidarietà ai poveri malati di pezzentismo con un'argomentazione che fa acqua da tutte le parti:
«I soldi erano nostri, il partito può anche buttarli dalla finestra»
Dalla finestra potrebbe avere un suo populistico senso, dentro le proprie tasche non ha neanche quello.
giovedì 5 gennaio 2012
Calderoli, la toppa e il buco. Ma il popolo leghista è così disperato?
L’ex ministro Calderoli ha scatenato un polverone mediatico accusando Il premier Mario Monti di aver organizzato un «veglione» a Palazzo Chigi:
«Andrò a denunciare il presidente del consiglio in Procura. Ci è cascato in pieno, non doveva tenere aperto il portone di Palazzo Chigi per ragioni di sicurezza e di costi. Se c’è stato un veglione deve dimettersi».
Monti ha replicato con una precisione talmente maniacale da far risultare ridicole le accuse dell’ex ministro lumbàrd. La risposta è un bell’esempio di presupposizione linguistica, perché il premier non è caduto nella trappola del “come si permette” o dell’”allora Berlusconi del quale avete sopportato in silenzio feste e festini?”.
Si limita, invece, a diramare un elenco puntuale: menu; commensali; approvvigionamento di lenticchie, cotechino e tortellini (ad opera della signora Monti); personale di cucina (ancora la signora Monti); camerieri per il servizio a tavola (sempre e solo la signora di cui sopra); lista degli ospiti intervenuti (una folla di dodici parenti stretti, bimbi compresi).
Un elenco che grida senza mai dirlo esplicitamente – ecco la presupposizione linguistica – quanto sia assurda, ridicola, grottesca l’accusa di Calderoli.
L’ex ministro risponde: «è una toppa peggiore del buco».
Ma il popolo leghista è così deluso e disperato da accontentarsi di questi rantoli forcaioli? Penso si aspetti e meriti di più.
«Andrò a denunciare il presidente del consiglio in Procura. Ci è cascato in pieno, non doveva tenere aperto il portone di Palazzo Chigi per ragioni di sicurezza e di costi. Se c’è stato un veglione deve dimettersi».
Monti ha replicato con una precisione talmente maniacale da far risultare ridicole le accuse dell’ex ministro lumbàrd. La risposta è un bell’esempio di presupposizione linguistica, perché il premier non è caduto nella trappola del “come si permette” o dell’”allora Berlusconi del quale avete sopportato in silenzio feste e festini?”.
Si limita, invece, a diramare un elenco puntuale: menu; commensali; approvvigionamento di lenticchie, cotechino e tortellini (ad opera della signora Monti); personale di cucina (ancora la signora Monti); camerieri per il servizio a tavola (sempre e solo la signora di cui sopra); lista degli ospiti intervenuti (una folla di dodici parenti stretti, bimbi compresi).
Un elenco che grida senza mai dirlo esplicitamente – ecco la presupposizione linguistica – quanto sia assurda, ridicola, grottesca l’accusa di Calderoli.
L’ex ministro risponde: «è una toppa peggiore del buco».
Ma il popolo leghista è così deluso e disperato da accontentarsi di questi rantoli forcaioli? Penso si aspetti e meriti di più.
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venerdì 22 ottobre 2010
Il predellino e la sineddoche, il trampolino e la metafora
Dicembre 2007-ottobre 2010
L’espressione «partito del predellino» si riferisce all’estemporanea creazione del partito unico del centro-destra, il Popolo della Libertà, da parte di un Silvio Berlusconi dritto in piedi sul predellino della sua auto. L’annuncio avviene il 18 novembre 2007 a piazza San Babila a Milano.
Un’interessante forma linguistica. Ma a quale figura retorica corrisponde? A una sineddoche, direi.
La sineddoche consente di trasferire “il significato di una parola a un’altra in base a un rapporto di contiguità*”.
E il «trampolino» del famoso patto proposto il 16 ottobre 2010 dal Ministro Calderoli? L’espressione si riferisce all’esigenza di un nuovo accordo tra Berlusconi, Fini e Bossi, con l’obiettivo di evitare di andare al voto. Il trampolino non è una sineddoche ma una metafora. Nel primo caso, infatti, si designa un evento politico attraverso un oggetto fisico - il predellino dell’auto - che è stato parte della scenografia in cui l’evento ha avuto luogo. Nel secondo caso, invece, si fa riferimento a un concetto evocatore: la necessità di rilanciare un’alleanza che è inciampata in divergenze di vedute e battibecchi.
La metafora è senza dubbio la più conosciuta tra le figure retoriche (l’unica conosciuta, spesso). Attraverso la metafora viene ridefinito un oggetto, utilizzandone un altro con il quale il primo condivide uno o più tratti semantici. Un esempio: “Capelli biondi che ricordano il colore giallo dell’oro” diventano “capelli d’oro”, anche se quei capelli non sono di metallo.
*Marchese A. (1990), Dizionario di retorica e stilistica, Mondadori, Milano.
L’espressione «partito del predellino» si riferisce all’estemporanea creazione del partito unico del centro-destra, il Popolo della Libertà, da parte di un Silvio Berlusconi dritto in piedi sul predellino della sua auto. L’annuncio avviene il 18 novembre 2007 a piazza San Babila a Milano.
Un’interessante forma linguistica. Ma a quale figura retorica corrisponde? A una sineddoche, direi.
La sineddoche consente di trasferire “il significato di una parola a un’altra in base a un rapporto di contiguità*”.
E il «trampolino» del famoso patto proposto il 16 ottobre 2010 dal Ministro Calderoli? L’espressione si riferisce all’esigenza di un nuovo accordo tra Berlusconi, Fini e Bossi, con l’obiettivo di evitare di andare al voto. Il trampolino non è una sineddoche ma una metafora. Nel primo caso, infatti, si designa un evento politico attraverso un oggetto fisico - il predellino dell’auto - che è stato parte della scenografia in cui l’evento ha avuto luogo. Nel secondo caso, invece, si fa riferimento a un concetto evocatore: la necessità di rilanciare un’alleanza che è inciampata in divergenze di vedute e battibecchi.
La metafora è senza dubbio la più conosciuta tra le figure retoriche (l’unica conosciuta, spesso). Attraverso la metafora viene ridefinito un oggetto, utilizzandone un altro con il quale il primo condivide uno o più tratti semantici. Un esempio: “Capelli biondi che ricordano il colore giallo dell’oro” diventano “capelli d’oro”, anche se quei capelli non sono di metallo.
*Marchese A. (1990), Dizionario di retorica e stilistica, Mondadori, Milano.
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