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mercoledì 4 novembre 2015

L’effetto cartolina di Hollande


Le vie della ricerca del consenso sono infinite. Il presidente francese Hollande, nel tentativo di rilanciare la propria sgualcita immagine, si è presentato a casa di un'infermiera sessantanovenne, fingendo una simpatica improvvisata. Le foto lo ritraggono in Lorena, nel salotto della signora, seduto - insieme al suo staff - davanti a una tazzina di porcellana a una monumentale composizione floreale. Peccato che l'emittente televisiva BfmTv abbia rivelato che l'improvvisata non era tale: le tazzine erano state portate dallo staff del presidente, i fiori erano stati messi lì ad arte, una signora delle pulizie era stata mandata in precedenza per tirare a lucido l'appartamento. Il confine tra inventio e puro manierismo è sottile. Se ti fai beccare, una semplice casa diventa una location. E tutto si smonta.

mercoledì 7 settembre 2011

Brunetta, Sacconi, Cgil è il manieristico giochino dello sparanumeri



Le stime sull’affluenza sono il classico giochino dei post-manifestazione. E anche questa volta, dopo lo sciopero di ieri, non sono mancati gli sparanumeri.

Il sindacato ha dichiarato un’adesione del 58 per cento dei lavoratori; il ministro Sacconi ha parlato di «adesione bassa»; Brunetta di uno sciopero limitato al 3-4%.

Nessuno ormai crede più che le cifre tirate fuori in queste occasioni dai vari protagonisti della scena politica abbiano molto a che fare con la verità. Gli stessi sparacifre non sembrano poi tanto convinti. Eppure tutti continuano imperterriti a sparare, cercando strenuamente di avere l’ultima parola come vecchi coniugi che litigano da più di cinquant’anni.

La verità è che la disputa sui numeri dei cortei è diventata ormai una forma di manierismo, un’elaborazione formale fine a se stessa che rende il dettaglio l’oggetto principale del discorso e rischia di far spostare l’attenzione dalla domanda cruciale: perché i cittadini sono spaventati dal futuro?

lunedì 6 giugno 2011

Collana “La forza delle parole” de L’Espresso: il manierismo di Che Guevara


Ernesto Che Guevara, il rivoluzionario di professione, era un manierista?
Ebbene sì.

Nel suo discorso all’incontro nazionale dei lavoratori dello zucchero, tenuto nel 1961 a Santa Clara, il Che si serve di immagini trite e stantie:

«Compagni, salutando voi, noi oggi salutiamo l’intero popolo di Cuba, perché Cuba, da quando è diventata una repubblica indipendente, vive sotto il segno dello zucchero […].
Questa assemblea di lavoratori e amministratori della produzione di zucchero ci mostra gli stesso volti, tutti scuriti dal sole, tutti induriti dal lavoro, e ci mostra le stesse mani rese callose dall’aver impugnato una qualunque delle armi di produzione.»

"volti scuriti dal sole", “mani callose”: quante volte l’abbiamo sentito!

mercoledì 4 maggio 2011

Casini, le nostre forze armate e il lavoro straordinario


Ieri sera a Ballarò Pier Ferdinando Casini, leader dell’Udc, ha ricordato il lavoro svolto dalle nostre forze armate definendolo «straordinario».

È vero che le forze armate svolgono un lavoro straordinario, ma la frase «le nostre forze armate fanno un lavoro straordinario» sta diventando un riempipista, un tappo multiuso per riempire un vuoto di argomentazioni.

È un’affermazione cui non vale la pena replicare, senza diventare necessariamente impopolari e che, in questo momento storico, genera sicuro consenso. Ma attenzione, gli evergreen, prima o poi, suonano falsi e stucchevoli.

sabato 5 febbraio 2011

Enrico Letta 2. I «giovani motore della crescita» come i «gabbiani con tramonto»


Parlare, oggi, dei giovani come motore-di-crescita-speranza-per-il-futuro-risorsa-su-cui-puntare è come dire il-prestigioso-evento-si-è-svolto-nella-splendida-cornice o l’azienda-è-leader-nel-settore-e-vanta-un’esperienza-decennale.

Puro manierismo, esasperata ripetizione di un tema considerato di sicuro effetto.
Questa mattina Enrico Letta, segretario del Pd, ha parlato di giovani all’Assemblea Nazionale del partito a Roma:

«La priorità del programma del Pd devono essere i giovani, perché solo essi possono essere il motore della crescita. Dobbiamo ricostruire l’Italia come negli anni ‘60. Per rilanciare il Paese dobbiamo puntare sui giovani. Non ci sono scorciatoie. Battere la disoccupazione giovanile è quindi la priorità delle priorità. I giovani sono il motore della società e la prima questione da affrontare è quella dell’ascensore sociale. Dobbiamo concentrare su questo obiettivo tutte le nostre risorse. Serve un contratto d’avvenire, zero tasse per tre anni per i giovani.»

Non sarebbe stato meglio tagliare la premessa per arrivare al punto dell’eliminazione delle tasse?

Valerio Magrelli - uno dei più grandi poeti italiani viventi – ha scritto una frase fulminante, che dovrebbe salvare tutti noi dalle sabbie mobili del manierismo, facendoci evitare come la peste temi triti e stucchevoli:

«Tutto può diventare tema di una poesia […]. Conosco poesie che parlano di cibo in scatola, sesso, ferramenta, sapone, fiori, scioperi, violinisti, assenze, lussazioni, droghe o preti. […] Dunque in poesia vale tutto? Tutto tranne il tramonto con gabbiani.»

I giovani-motore-della-crescita stanno diventando il tramonto con gabbiani della politica.

Fonti: www.enricoletta.it; Valerio Magrelli, Che cos’è la politica, Sossella, 2005.