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sabato 26 dicembre 2015

I sì, i no, i ni e i mai del parlare in pubblico


Flavia Trupia Andrea Granelli firmano un articolo sul parlare in pubblico, per Corriere della Sera Innovazione. Consigli pratici per chi ritiene di non essere un grande oratore e per chi ritiene di esserlo, ma forse…

martedì 1 settembre 2015

Il racconto di occupazione e crescita nel video-messaggio di Renzi

Dati-sulla-crescita-Istat=video-messaggio-sui-social. È questa la grammatica della modernità. I tempi contemporanei richiedono abilità oratorie che sono spesso sottovalutate. Non certo dal premier Renzi che, sempre puntuale, risponde all’appuntamento con l’arte del dire. La diffusione dei dati Istat sul lavoro è stata oggi prontamente accompagnata da un breve discorso alla nazione.
Leggi tutto su Huffingtonpost.

lunedì 31 agosto 2015

"Merkelare" fa rima con "rimandare"

La casa editrice Langenscheidt ha chiesto ai tedeschi quali fossero i neologismi dell'anno. Il primo in classifica è stato la voce del verbo "merkelare": "merkeln", che significa "rimandare".
La Merkel stessa lo ammette. Alla domanda su cosa faccia di fronte a una decisione difficile, ha risposto: "Aver pazienza e prendere tempo".
Anche "prendere tempo" è un'arte.


Un post di qualche tempo fa: http://www.huffingtonpost.it/flavia-trupia/come-parla-donna-piu-potente-mondo_b_6139826.html


venerdì 26 giugno 2015

Cinque regole per presentare un progetto agli investitori e convincerli

Chiari, brevi e concreti. Sì, ma come? Ecco come preparare un discorso breve ed efficace adatto a un «elevator pitch»
Leggi l’articolo di Flavia Trupia e Andrea Granelli su Corriere Innovazione del Corriere della Sera.

domenica 7 giugno 2015

Lula a Roma in Campidoglio: “da giovane non amavo la politica, ma era solo ignoranza”


Un appello contro l’antipolitica. È stato questo il passaggio più rilevante dell’intervento di Lula di oggi a Roma, nel corso della conferenza dal titolo “Partecipare per cambiare: impegno civile contro la povertà e la disuguaglianza”, tenuta questa mattina in Campidoglio.
Dopo una lunga introduzione sui risultati raggiunti dai due mandati del suo governo e da quello della sua delfina Dilma Rousseff, Lula abbandona il foglio che stava leggendo. Finalmente Lula, presidente emerito del Brasile, inizia a parlare a braccio, invitando i giovani presenti in sala a non disamorarsi della politica, essenza della democrazia.
“Ogni volta che si rinnega la politica, le soluzioni che vengono dopo sono peggiori. Nel ’78, quando da metalmeccanico facevo i primi scioperi, dicevo di non amare la politica. La stampa mi elogiava perché ero l’operaio che voleva fare solo gli scioperi e non pensava al potere. Era solo ignoranza da parte mia dire che non amavo la politica, perché stavo già fondando un partito politico.
Voi giovani, quando pensate che i politici non fanno niente, non dovete perdere la vostra energia. Voi dovete essere i politici che vorreste avere. Fate uscire questo politico che è in voi. Fate partiti o partecipate alla vita di un partito.
Tutto è molto facile, quando si è al di fuori della politica. Da fuori si dice: ‘io credo…’, ‘io penso…’. Ma quando sei al potere, non devi pensare né credere. Devi fare.
[…] Non si può essere ribelli senza avere un obiettivo.”

lunedì 1 giugno 2015

Benvenuti nella reto-politica. Dieci strategie comunicative dei politici di oggi


Benvenuti nella reto-politica. La retorica, l'arte del dire e del ragionare, trova uno dei suoi campi di applicazione dove la ricerca continua della persuasione la rende un indispensabile ingrediente del discorso. Recentemente, a un congresso, ho incontrato un politico di lungo corso, al quale sono stata presentata come "quella appassionata di retorica". "Con me non sarà facile, io non uso mai la retorica" è stata la sua reazione. Nel suo lungo intervento, che è seguito al nostro scambio di battute, ha usato molte figure retoriche. E sono stati i passaggi con i quali ha catturato l'attenzione del pubblico. Non c'è scampo. Siamo tutti retori: consapevoli o inconsapevoli, bravi o meno bravi, onesti o disonesti. La retorica, per lungo tempo resa marginale e ridicolizzata, è il sale della parola. Non "sulla" ma "della", nel senso che ne è parte essenziale. Conoscerne le strategie aiuta a dare forza ai pensieri, da una parte; a vaccinarsi contro la manipolazione e la demagogia, dall'altra. In questo post vorrei fare il gioco di individuare dieci strategie retoriche messe in campo nel discorso politico dei nostri giorni.
Se vuoi leggere il resto, vai su l'Huffington Post.

sabato 9 maggio 2015

Il mea culpa di Alaistair Campbell, lo spin doctor dei Labour

"A volte, quando consiglio le persone con cui lavoro, dico di stare sempre in guardia dal rischio di essere talmente immersi nella bolla del proprio team da finire per credere nella propria stessa propaganda, perdendo di vista quello che sta succedendo davvero". Sono le parole di Campbell, dopo la sconfitta elettorale dei Labour in Gran Bretagna.
‪#‎retorica‬
Qui il post di Campbell.

giovedì 30 aprile 2015

Perché gli afro-americani finiscono in prigione più dei bianchi? Hillary Cliton alla Columbia University


Ieri, alla Columbia University di New York, Hillary Clinton ha affrontato il tema spinoso delle diverse opportunità tra bianchi e neri nella società americana. 
“Dobbiamo fare i conti con una dura verità che riguarda la razza e la giustizia in America. C’è qualcosa di profondamente sbagliato quando un afro-americano ha molte più possibilità di un suo concittadino bianco di essere arrestato dalla polizia, accusato di un crimine e messo in carcere”.
“C'è qualcosa di sbagliato, quando un terzo di tutti gli uomini neri affronta la prospettiva di essere incarcerato durante la vita"

Quando la statistica diventa argomentazione.

martedì 10 marzo 2015

Salvini il sofista, degno erede del "celodurismo"

 Il leader della Lega Nord è un bravo oratore. Questo lo abbiamo capito a furia di presenze mediatiche. Ospitata dopo ospitata, piazza dopo piazza, abbiamo imparato a conoscere il suo stile, perfettamente coerente con lo spirito del tempo: irriverente, enfatico, "benzinaio" nel senso che Salvini è "bravo a gettare benzina sul fuoco".
Continua a leggere:  http://www.huffingtonpost.it/../../flavia-trupia/salvini-sofista-degno-erede-celodurismo_b_6801312.html




giovedì 12 febbraio 2015

"Ti do uno slot", il nuovo (terrificante) anglicismo dei fighetti


"Quando ci possiamo incontrare?"
"Ma guarda, ti posso dare uno slot dalle 16 alle 18". Brrr, che paura!
Gli anglicismi usati per moda sono un frullato di snobismo e pigrizia.

Aspettando San Valentino, Reagan e l'amore


mercoledì 4 febbraio 2015

Anafore presidenziali: il Mattarella style

Se lo stile si vede dal mattino, la nuova presidenza della Repubblica sarà caratterizzata dall'anafora. Sergio Mattarella, nel discorso pronunciato martedì 3 gennaio, ha fatto largo uso di questa figura retorica che consiste nel ripetere una parola o un gruppo di parole all'inizio di frasi successive. "Per me si va nella città dolente,/ per me si va nell'eterno dolore,/ per me si va tra la perduta gente", per intendersi.
Ci mancherà un po' lo stile risorgimentale di Giorgio Napolitano - l'uso dell'epiteto, il lessico desueto, l'inizio della frase con il gerundio - ma siamo pronti per entrare nel settennato dell'anafora.
Leggi tutto su Huffigtonpost.

martedì 6 gennaio 2015

La bella retorica di Pino Daniele



"Napule è mille culure" è una pura figura #retorica. Un'immagine bellissima. Senza la retorica non ci sarebbe la poesia. E le canzoni di Pino Daniele erano poesie.
Tweet di Gad Lerner

lunedì 29 dicembre 2014

Aung San Suu Kyi agli studenti

Nel 1988 Aung San Suu Kyi pronuncia un discorso che segna l'inizio della sua infaticabile battaglia contro il regime militare birmano. E' la figlia dell'eroe nazionale Aung San, ma gli studenti non si fidano completamente di lei. Li deve rassicurare.

martedì 23 dicembre 2014

Parole sul bene più prezioso della democrazia: la scuola

Tra “studia, sennò ti brucio la Play Station” e “vi prego, fatemi studiare” c’è una differenza abissale. Intendiamoci, gli studenti che non hanno voglia di applicarsi hanno le loro cattive ma stra-condivisibili ragioni. Studiare è una fatica nera e rientra nella natura umana la perenne inclinazione allo scantonamento. Un pomeriggio di studio, che per qualcuno sembra il peggiore dei destini, è un miraggio per qualcun altro. Questioni di punti di vista, di posizioni geografiche e di periodi storici. Questo post è dedicato alle parole a sostegno dello studio. Un “meglio di” sulla scuola e l’istruzione che va da Calamandrei a papa Francesco, passando per la numero uno, la vera star dei discorsi sulla scuola: la piccola-grande Malala, la ragazza che si disegnava le equazioni sulle mani con l’henné e che, pur di studiare, si è fatta sparare in testa dai talebani, sulla strada della scuola, mentre era con le sue compagne.
Pochi giorni fa, Malala Yousafzai ha vinto il premio Nobel per la pace. È rimasto storico il suo discorso all’Onu del luglio 2013. Aveva solo 16 anni.
Senza mostrare alcuna paura, Malala si prende gioco dei talebani, ironizzando sulla loro ignoranza e disarmante rozzezza. La verità è paradossale: i terroristi terrorizzano perché sono terrorizzati.
“Gli estremisti avevano e hanno paura dell’istruzione, dei libri e delle penne. […] I talebani hanno paura dei libri perché non sanno che cosa c’è scritto dentro.”
La ragazzina con il foulard rosa confetto rincara la dose, senza paura:
“I talebani pensano che Dio sia un piccolo essere conservatore che manderebbe le bambine all’inferno soltanto perché vogliono andare a scuola.” (Discorso alle Nazioni Unite, 12 luglio 2013) Video
Ma veniamo all’Italia. Il giurista Piero Calamandrei usa un paragone: la scuola è come il sangue. Un elemento essenziale dell’organo costituzionale. Senza la scuola pubblica – che deve venire prima di quella privata – non ha senso parlare di democrazia.
“Ora, quando vi viene in mente di domandarvi quali sono gli organi costituzionali, a tutti voi verrà naturale la risposta: sono le Camere, la Camera dei deputati, il Senato, il presidente della Repubblica, la Magistratura. Ma non vi verrà in mente di considerare fra questi organi anche la scuola, la quale invece è un organo vitale della democrazia come noi la concepiamo. Se si dovesse fare un paragone tra l’organismo costituzionale e l’organismo umano, si dovrebbe dire che la scuola corrisponde a quegli organi che nell’organismo umano hanno la funzione di creare il sangue.” (Discorso al Congresso dell’Associazione a difesa della scuola nazionale, Roma, 11 febbraio 1950) Testo
Sostenere la causa dell’istruzione sembra un “ti piace vincere facile” delle argomentazioni; ovviamente finché si rimane nel campo delle parole e non si sconfina in quello accidentato dei fatti o del consenso politico. Tuttavia la foga di Tony Blair nel sostenere gli investimenti nella “education”, ci fa capire che anche questa argomentazione non è poi così scontata. O, almeno, non lo era nella Gran Bretagna della fine degli anni ’90. Blair parlava di scuola utilizzando la teatrale strategia linguistica dell’iterazione:
"Chiedetemi le tre principali priorità del Governo e vi dirò: istruzione, istruzione, istruzione." (Blackpool, 1996) Video
Una strategia linguistica efficace, ripresa anche dal nostro premier Matteo Renzi nella sua Lettera aperta ai sindaci del marzo 2014.
Se, poi, al diritto allo studio non corrisponde almeno un po’ di voglia di studiare, i risultati sono deprimenti. In puro spirito pragmatico made in Usa, Barack Obama ribalta il punto di vista: cosa fai tu, studente, per meritare il diritto all’istruzione?
Il presidente americano si fa portatore di un’orrenda verità: imparare fa rima con sgobbare. E non ci sono scuse per chi non si comporta di conseguenza.
“[…] alla fine dei conti, le circostanze della vostra vita – il vostro aspetto, le vostre origini, la vostra condizione economica e familiare – non sono una scusa per trascurare i compiti o avere un atteggiamento negativo.
Non ci sono scuse per rispondere male al proprio insegnante, o saltare le lezioni, o smettere di andare a scuola. Non c’è scusa per chi non ci prova. Nessuno è nato capace di fare le cose, si impara sgobbando.” (Discorso agli studenti, 8 settembre 2009) Video
Ma ce n’è anche per i prof., non solo per i poveri scolari. E le mazzate arrivano da papa Francesco. Anche gli insegnanti devono fare la loro parte, per conquistarsi il rispetto dei ragazzi. I giovani hanno fiuto, hanno la capacità di riconoscere a naso un cattivo o un buon maestro. Parola di Francesco che è stato alunno, studente, insegnante e, da vescovo di Buenos Aires, ha incontrato moltissime scuole.
“Perché se un insegnante non è aperto a imparare, non è un buon insegnante, e non è nemmeno interessante; i ragazzi capiscono, hanno “fiuto”, e sono attratti dai professori che hanno un pensiero aperto, “incompiuto”, che cercano un “di più”, e così contagiano questo atteggiamento agli studenti.” (Discorso al mondo della scuola italiana, Piazza San Pietro, 10 maggio 2014) Video
I discorsi sull’istruzione dovrebbero essere in grado di suggerire agli studenti una strada. Dovrebbero aiutarli a capire quello che vogliono e quello che non vogliono fare da grandi. Dovrebbero sgombrare il campo dai condizionamenti: dalla paura che infonde una società come la nostra, una repubblica fondata sull’incertezza; dalle pressioni familiari; dai giudizi a volte imperfetti degli insegnanti (sono esseri umani anche loro!); ma soprattutto da loro stessi, spesso i giudici più severi e castranti.
Steve Jobs, nel suo celebre discorso “Siate affamati, siate folli” racconta la sua storia, una storia fatta di puntini da collegare con una linea.
“Non avevo idea di cosa volevo fare della mia vita e di come il college potesse aiutarmi a capirlo. Era ovviamente impossibile unire i puntini guardando al futuro mentre ero al college […]. Ma la realizzazione era estremamente chiara, guardandola dieci anni dopo.
Ve lo ripeto, non puoi unire i puntini guardando al futuro, puoi connetterli in un disegno, solo se guardi al passato. Dovete quindi avere fiducia nel fatto che i puntini si connetteranno, in qualche modo, nel vostro futuro. Dovete avere fede in qualcosa, il vostro intuito, il destino, la vita, il karma, quello che sia. Perché credere che i puntini si uniranno strada facendo, vi darà la sicurezza di seguire il vostro cuore”. (Siate affamati, siate folli, 14 giugno 2005, Stanford) Video
Si può certamente obiettare che in un Paese come il nostro, con il 40 per cento di disoccupazione giovanile, mettersi pure a seguire il cuore rischia di sfociare nella pura demenza. Ma se ai ragazzi togliamo pure quel briciolo di passione che forse la società non è riuscita ancora a estirpare, siamo definitivamente rovinati.