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mercoledì 30 dicembre 2015

Il gufetto e la prosopopea di Renzi

Le vie del populismo sono infinite. Nella conferenza stampa di fine anno, Matteo Renzi ha illustrato la “storia” del 2015, mettendo in campo un gufetto parlante nel ruolo del saccente e fastidioso antagonista. Una prosopopea, una figura retorica che consiste nel far parlare esseri inanimati o animali, proprio come avviene nelle favole. Il lupo tentatore di cappuccetto rosso, il grillo so-tutto-io di Pinocchio, fino ad arrivare ai tre porcellini che disquisiscono di tecniche architettoniche.
Al di là del giudizio politico – che non è oggetto di questo blog – con il gufetto il premier ha attivato almeno tre strategie classiche del populismo: il parlare agli occhi, rappresentando con un animale portatore di sfiga l’opposizione politica; la polarizzazione, obbligando l’uditorio a una scelta forzata (o con me o contro di me); l’individuazione di un nemico, costringendo chi non è d’accordo ad assumere il ruolo dello iettatore.

Per allontanare da sé l’etichetta di “populista”, Matteo ricorre a una battuta: “politica batte populismo quattro a zero”. Excusatio non petita?

venerdì 9 ottobre 2015

Come parla un marziano: il video-messaggio delle dimissioni di Marino


Il sindaco che si è guadagnato l’appellativo di “marziano” lancia un video messaggio per rassegnare le sue dimissioni. Un messaggio che, a giudicare dall’eco, sembra provenire proprio da Marte (ma non si poteva registrare con un maestria tecnica superiore?).
Sono tante, tantissime le figure che usa Marino nel suo ultimo (ultimo?) messaggio da sindaco. Intanto una metafora che viene dritta dritta dallo spazio, in puro stile marziano: la stella polare.
Leggi ancora qui.

sabato 12 settembre 2015

Al centro sempre la persona, non il dio denaro. La prosopopea di Papa Francesco



Oggi papa Francesco ha incontrato nella sala Nervi in Vaticano i dipendenti e i soci della Banca di Credito Cooperativo di Roma. Ero presente per motivi di lavoro.
Ecco le frasi-slogan di Francesco.
Iniziamo dalla prosopopea del denaro che diventa essere animato, addirittura un dio:
“Al centro sempre la persona, non il dio denaro”. 
Poi un ‪‎chiasmo:
“Non deve comandare il capitale sull’uomo, ma l’uomo sul capitale.
”Tre ossimori, apparenti contraddizioni:
“Far crescere l’economia dell’onestà.”
“Partecipare alla globalizzazione della solidarietà.”
“Una banca cooperativa deve cercare di umanizzare l’economia.”
Doppio salto mortale. I tre ossimori nascondono una presupposizione. L'oratore dà per scontato che il suo punto di vista sia condiviso da tutti. In questo caso il papa dà per scontato che le parole "economia" e "globalizzazione" siano comunemente utilizzate in un'accezione negativa.
Un ‪‎explict dedicato al mondo bancario:
“Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Non vi chiedo soldi. Vi chiedo preghiera”.

sabato 5 marzo 2011

Mandela 1: nel libretto pubblicato con L’Espresso, la libertà bambina e la prosopopea del discorso di insediamento del 1994


Approfitto dell’iniziativa de L’Espresso per distrarmi dall’osservazione dei botta e risposta dell’attualità politica italiana e gettare uno sguardo ai discorsi potenti della contemporaneità.

Il libretto “Un mondo senza apartheid” riporta il discorso di insediamento di Mandela del maggio 1994.

Dopo quasi trent’anni di prigionia e una lunga campagna elettorale, Mandela vince le elezioni e diventa il primo presidente nero del Sudafrica.

Nel discorso di insediamento il suo pensiero si rivolge alla
«libertà appena nata».

Il concetto «libertà» viene identificato con una persona, una bambina neonata, da proteggere, rispettare e far crescere.

È una prosopopea, una figura retorica frequente nella letteratura. Nei romanzi, nei racconti, nelle poesie i concetti e gli esseri inanimati o animati – come gli animali - diventano persone e, spesso, acquisiscono il dono della parola.

Giosuè Carducci in Rime nuove (“Davanti a San Guido”) fa parlare i cipressi:

«Intesi allora che i cipressi e il sole / una gentile pietade avean di me, / e presto il mormorio si fe’ parole: / - Ben lo sappiamo: un pover uomo tu se’»

La libertà che diventa neonata è una strategia linguistica felice per far vivere, attraverso poche parole, l’importanza di una conquista così grande per il popolo del Sudafrica e per il mondo.