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domenica 20 aprile 2014

Recensione di "Retorica e business" di Carnevale Maffè su Nòva 24 (Il Sole 24 Ore)

"Retorica e business" è uscito da poco in libreria. Ecco una recensione di Carlo Alberto Carnevale Maffé per Nova 24, Il Sole 24 Ore:

"Questo libro è una leccornia intellettuale, un barattolone di Nutella semantica dove naufragare dolcemente [...]. Granelli e Trupia prendono per mano il lettore come Virgilio e Beatrice in questo viaggio prima retrospettivo e poi prospettico nella storia della nobile arte della retorica antica e dei suoi discepoli moderni da Mattei a Olivetti, da Jobs a Bergoglio." 




mercoledì 2 maggio 2012

Su richiesta, l’analisi del discorso di Steve Jobs in difesa dell’iPhone 4

Roberto Accomando ha chiesto a Discorsi potenti l’analisi dell’allocuzione tenuta da Steve Jobs in occasione del caso Antennagate, la crisi che la Apple ha dovuto affrontare nel 2010 a causa dei problemi di ricezione dell’iPhone 4. video

Vediamo quali sono gli ingredienti del discorso.

Cattura la nostra attenzione un espediente dell’arte retorica classica: una excusatio propter infirmitatem. Si tratta di una strategia linguistica che abbiamo trattato più volte in questo blog. Funziona così: l’oratore dichiara esplicitamente la propria inadeguatezza di fronte al pubblico, per catturarne la simpatia.

«You know, we are not perfect. We know that, you know that. And our phones aren’t perfect either.»

(Sapete, non siamo perfetti. Lo sappiamo e lo sapete anche voi. E neanche i nostri telefoni non sono perfetti.)

Successivamente, Jobs mette in pratica le tecniche argomentative di gestione della comunicazione in caso di crisi che si ritrovano nei manuali americani. Le riassumiamo, riportando – di volta in volta - il relativo passaggio.

1. Dimostrare attenzione nei confronti del consumatore.

«But we wanna make all our users happy.»

(Ma vogliamo rendere felici tutti i nostri fruitori.)

2. Ammettere il problema e circoscriverlo, non perdendo l’occasione di sottolineare il proprio primato.

«However we started getting some reports of people having issues with the antenna system, which is a very advanced new antenna system […]. It doesn’t seem like a good thing.»

(Comunque abbiamo cominciato ad avere alcune informazioni di persone che hanno problemi con l’antenna, che è un sistema molto avanzato[…]. Non è una cosa positiva.)

3. Allargare il problema, dimostrando che riguarda anche i concorrenti.

«Well it comes out it’s certainly not unique to the iPhone 4. [Steve Jobs chiama in causa Motorola e Nokia]»

(Beh, è venuto fuori che non si tratta solo di un problema dell’iPhone 4.)

4. Delineare i confini del problema per contenrne la portata, gettando un sottile discredito su chi lo ha gonfiato.

«But I think it’s important to understand the scope of this problem […] this has been blown so out of proportion. It’s incredible.»

(Ma penso sia importante comprendere la portata del problema […] è stato gonfiato ben oltre le sue reali dimensioni. È incredibile.)

Qui il tono di Steve Jobs è severo, quasi adirato come quello di un parroco che denuncia la dilagante deriva dei costumi nella propria comunità.

5. Dimostrare comprensione per i detrattori e la volontà di andare incontro ai consumatori.  

«So, let me tell you what we gonna do [pausa teatrale]. The first thing we did yesterday, we released IOS 4.0.1 [accompagna queste parole con un gesto del braccio, come un direttore d’orchestra che dà il via a un coro].»

(Ora, lasciatemi dire cosa faremo. La prima cosa che abbiamo fatto ieri è stata quella di lanciare il nuovo IOS 4.0.1.)

Qui Jobs è astuto, perché presenta un’iniziativa già attuata. Evita, in questo modo, di parlare al futuro - “diremo”, “faremo” - dando un’impressione di concretezza.

6. Espiare la propria colpa auto infliggendosi pubblicamente una pena.

«[…] a lot of people told us that bumper solve the signal problem. […]. Why don’t you give everybody a case. [allarga le braccia e assume un’espressione sarcastica da papà cui il figlio che va male a scuola ha chiesto di avere un nuovo zaino per avere voti migliori]. Ok, great. Let’s give everybody a case.»

([…] un sacco di gente ci ha detto che i bumper [bumper case: una sorta di custodia con l’elastico, gli esperti di cellulari mi aiutino a trovare una traduzione migliore!]. Perché non date a tutti una custodia? Va bene, ottimo. Daremo a tutti una custodia.)

Il tono di Jobs è quasi sarcastico. Si auto infligge una pena ma non mostra alcun senso di colpa, anzi sembra essere quasi seccato. Da colpevole diventa parte lesa, da carnefice a vittima. Sembra quasi un martire che, magnanimo, che viene incontro al suo aguzzino.

Invito coloro che hanno un discorso del cuore - o una particolare curiosità su un discorso, una frase, una battuta - a mettermi alla prova, chiedendomene l’analisi. Vi aspetto: trupia@professionistiliberi.it

giovedì 13 ottobre 2011

Sel aggancia Jobs: appropriazione indebita




Steve Jobs è pop - Pop significa che quella cosa o quel personaggio piace a molti - Sinistra ecologia e libertà si aggancia all’icona pop per avere i benefici di una trasfusione di popolarità.

È quanto è successo ieri a Roma. I cittadini si sono svegliati e hanno trovato cartelli di commiato dedicati a Jobs e firmati da Sel.

Un’operazione sgraziata, perché smaccatamente ruffiana.

Il presidente Vendola ha preso le distanze, attribuendo l’iniziativa a un'azione indipendente della federazione romana.

«Il genio di Steve Jobs ha cambiato in modo radicale, con le sue invenzioni, il rapporto tra tecnologia e vita quotidiana. Tuttavia fare del simbolo della sua azienda multinazionale – per noi che ci battiamo per il free software – una icona della sinistra, mi pare frutto di un abbaglio».

Tutti noi, consulenti di comunicazione, suggeriamo di agganciare la propria immagine a simboli popolari e vincenti (ammettiamolo, non siamo certo delle verginelle!). Ma cerchiamo di non dimenticare mai la grazia.

martedì 11 ottobre 2011

Commento al discorso di Steve Jobs su Tv 2000

http://www.tv2000.it

Su http://www.tv2000.it/, in homepage-archivio, il video con il mio commento al discorso "Siate affamati, siate folli" di Steve Jobs.

giovedì 6 ottobre 2011

Steve Jobs

Un saluto a Steve Jobs: impernditore, inventore, oratore.



Per il discorso "Siate affamati, siate folli" guarda il post del 25 agosto su questo blog.

giovedì 25 agosto 2011

Steve Jobs, il grande oratore, lascia Apple

Ha molto colpito i navigatori del Web la decisione di ieri di Steve Jobs, chief executive officer della Apple, di lasciare il suo ruolo per ragioni di salute.

Facciamo in bocca al lupo a Jobs e ricordiamo il suo famoso discorso del giugno 2005, tenuto all’università di Stanford in occasione della consegna dei diplomi (video).

In quell’occasione, Jobs diede dimostrazione delle sue grandi capacità oratorie, mettendo in campo figure retoriche raffinate.

Tra queste l’excusatio propter infirmitatem dell’incipit, l’attacco del discorso. In questo blog abbiamo incontrato più volte questa strategia dell’arte del dire, che consiste nello scusarsi per non sentirsi all’altezza del proprio ruolo di oratore:

«Sono onorato di essere con voi oggi, per la vostra laurea in una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. Ad essere sincero, questo è la cosa più vicina a una laurea, per me.»

Nel discorso a Stanford, Jobs racconta della propria malattia che, a quel tempo, sembrava superata. Anche raccontare qualcosa di sé è retorica. È un Erlebnis: un’esperienza personale ed emotiva che diventa una narrazione dal valore universale.

Jobs sintetizza il suo vissuto con una metafora:

«Qualche volta la vita ci colpisce come un mattone in testa.»

Quello di Stanford, è un discorso che mira alla motivazione: Jobs invita i ragazzi neolaureati a cercare e inseguire le proprie inclinazioni:

«Dovete trovare qualcosa che amate […]. Se ancora non l’avete trovato, continuate a cercare, non accontentatevi.»

L’explicit, la chiusura, riassume il senso dell’intera allocuzione ed è di una potenza dirompente:

“Stay hungry, stay foolish”

Può essere tradotto con “Siate bramosi, siate insensati”. Secondo Jobs, il desiderio di farcela e un po’ di follia sono gli ingredienti per la realizzazione personale, la felicità ma, soprattutto, per realizzare qualcosa di nuovo.

Probabilmente è così. Pensiamo a Galileo cui nessuno riusciva a togliere dalla testa che col cavolo che è il sole a girare intorno alla Terra; a Galvani che torturava le rane in nome dell’elettrofisiologia; a Marconi che andava matto per la radio o a quel pazzotico di Orwell che, nel 1948, aveva avuto una strana visione di una società futura controllata dai media. Ma quando mai!