Mi hanno chiesto di approfondire l’argomento “staniamento”. Lo faccio volentieri.
Lo straniamento è una deformazione degli automatismi del linguaggio.
Può essere considerato un esempio di straniamento la parola “rottamatori” che Matteo Renzi, sindaco di Firenze, utilizza per canzonare e denigrare i nostri attempati politici. Renzi prende in prestito un termine del mondo delle auto e lo incista nel linguaggio politico.
Un bell’esempio di straniamento in letteratura proviene della poetessa russa Anna Achmatova, che accosta l’ordinaria parola «cannuccia» al nobile termine «anima»:
Come con una cannuccia mi bevi l’anima.
Lo so, amaro e inebriante è il sapore,
ma il supplizio non turberò implorandoti.
(Anna Achmatova, 1911)
Nel caso delle pubblicità di Benetton “UnHate – Non odio” (vedi post precedente) lo straniamento si produce perché il linguaggio delle immagini accosta due mondi apparentemente in contrasto, suggerendo un punto in comune che spesso giace tramortito sotto uno spessa stratificazione di opportunità, politica, relazioni internazionali, false interpretazioni religiose. Quel punto in comune è l’amore.
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domenica 20 novembre 2011
venerdì 18 novembre 2011
Lo straniamento di Benetton

Alessandro Benetton ha deciso di ritirare la pubblicità con l'immagine del Papa che bacia Ahmed el Tayyeb, l'Imam della moschea del Cairo, che era stata diffusa per pubblicizzare l'azienda e i suoi prodotti.
Peccato. Non per Benetton, sicuramente lo aveva messo in conto e non credo sia troppo dispiaciuto: l'annuncio sta facendo il giro del mondo su media on e off line, ottenendo una visibilità di gran lunga superiore rispetto alle postazioni previste dalla cartellonistica cittadina.
Peccato per l'arte del dire. L'immagine era un bell'esempio di straniamento, una figura retorica che deautomatizza il linguaggio, accostando termini o immagini appartenenti a mondi diversi.
Peccato per l'occasione mancata di rappresentare un "segno di pace", seppure con il linguaggio sopra le righe che la pubblicità deve avere e con il fine ultimo di vendere maglioncini.
Peccato per il Vaticano. Una sola immagine può dire di più di milioni di omelie ed è utile a parlare con i giovani, interpretando il loro linguaggio che è più visuale che verbale.
E poi, non era l'amore il messaggio del Vangelo?
"Ho bisogno d'amore per Dio
Perché se no va male"
(Zucchero)
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martedì 9 novembre 2010
Zzzzz, le parole dormono. E i rottamatori di Renzi le risvegliano
Attenzione, non facciamo rumore: ci sono parole che dormono.
Sono le parole che vengono spesso usate nei discorsi: «auspichiamo il dovuto dialogo» o «un futuro con le radici nella storia».
Parallelamente ci sono gli insulti, contro gli avversari politici, contro i gay, contro gli stranieri, contro le donne. Dormono anch’essi per la loro banalità: ahimè, niente di nuovo, possiamo girarci dall’altra parte e continuare il nostro pisolino.
Poi, però, ci sono gli insulti creativi. I ribelli del Pd, capitanati dal sindaco di Firenze Matteo Renzi, si sono autodefiniti «rottamatori», perché vorrebbero mandare allo sfasciacarrozze il vetusto establishment del nostro Paese.
Il termine «rottamatori» in comunicazione funziona: si memorizza facilmente e riassume un sentimento diffuso tra gli italiani. Qual è il suo segreto? È uno straniamento.
In stilistica è una procedura che porta a deformare il linguaggio, creando una percezione inedita. È quanto succede prendendo in prestito l’espressione «rottamare» dal mondo delle auto usate e trasportandola nel mondo della politica.
Ok, ora ci siamo svegliati. Aspettiamo, però, i «costruttori».
Nel frattempo, vi vengono in mente o avete sentito insulti creativi?
Ecco un bell’esempio di straniamento della poetessa russa Anna Achmatova, che accosta l’ordinaria parola «cannuccia» al nobile termine «anima»:
Come con una cannuccia mi bevi l’anima.
Lo so, amaro e inebriante è il sapore,
ma il supplizio non turberò implorandoti.
(Anna Achmatova, 1911)
Sono le parole che vengono spesso usate nei discorsi: «auspichiamo il dovuto dialogo» o «un futuro con le radici nella storia».
Parallelamente ci sono gli insulti, contro gli avversari politici, contro i gay, contro gli stranieri, contro le donne. Dormono anch’essi per la loro banalità: ahimè, niente di nuovo, possiamo girarci dall’altra parte e continuare il nostro pisolino.
Poi, però, ci sono gli insulti creativi. I ribelli del Pd, capitanati dal sindaco di Firenze Matteo Renzi, si sono autodefiniti «rottamatori», perché vorrebbero mandare allo sfasciacarrozze il vetusto establishment del nostro Paese.
Il termine «rottamatori» in comunicazione funziona: si memorizza facilmente e riassume un sentimento diffuso tra gli italiani. Qual è il suo segreto? È uno straniamento.
In stilistica è una procedura che porta a deformare il linguaggio, creando una percezione inedita. È quanto succede prendendo in prestito l’espressione «rottamare» dal mondo delle auto usate e trasportandola nel mondo della politica.
Ok, ora ci siamo svegliati. Aspettiamo, però, i «costruttori».
Nel frattempo, vi vengono in mente o avete sentito insulti creativi?
Ecco un bell’esempio di straniamento della poetessa russa Anna Achmatova, che accosta l’ordinaria parola «cannuccia» al nobile termine «anima»:
Come con una cannuccia mi bevi l’anima.
Lo so, amaro e inebriante è il sapore,
ma il supplizio non turberò implorandoti.
(Anna Achmatova, 1911)
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