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sabato 1 ottobre 2011

Sineddoche e anafora per i giovani della Confindustria



I giovani (e i vecchi) della Confindustria hanno attaccato il Governo. Lo hanno sfidato pubblicamente non invitando i suoi rappresentanti all’annuale convegno di Capri.

«Non inviteremo più i politici. Basta passerelle» ha dichiarato Jacopo Morelli, presidente dei giovani industriali.

Morelli usa una sineddoche, una figura retorica sempre efficace che abbiamo già incontrato in questo blog. Vi ricordate il “predellino”?

La sineddoche consente di trasferire “il significato di una parola a un’altra, in base a un rapporto di contiguità*”.

E la vena retorica dei confindustriali non finisce qui. Jacopo Morelli prosegue con un’anafora, la ripetizione di una parola all’inizio della frase.

«Avevamo fatto proposte, ma zero risposte […]. Zero risposte. Zero politici»

Non fa una piega.








*Marchese A. (1990), Dizionario di retorica e stilistica, Mondadori, Milano.

venerdì 22 ottobre 2010

Il predellino e la sineddoche, il trampolino e la metafora

Dicembre 2007-ottobre 2010

L’espressione «partito del predellino» si riferisce all’estemporanea creazione del partito unico del centro-destra, il Popolo della Libertà, da parte di un Silvio Berlusconi dritto in piedi sul predellino della sua auto. L’annuncio avviene il 18 novembre 2007 a piazza San Babila a Milano.
Un’interessante forma linguistica. Ma a quale figura retorica corrisponde? A una sineddoche, direi.
La sineddoche consente di trasferire “il significato di una parola a un’altra in base a un rapporto di contiguità*”.
E il «trampolino» del famoso patto proposto il 16 ottobre 2010 dal Ministro Calderoli? L’espressione si riferisce all’esigenza di un nuovo accordo tra Berlusconi, Fini e Bossi, con l’obiettivo di evitare di andare al voto. Il trampolino non è una sineddoche ma una metafora. Nel primo caso, infatti, si designa un evento politico attraverso un oggetto fisico - il predellino dell’auto - che è stato parte della scenografia in cui l’evento ha avuto luogo. Nel secondo caso, invece, si fa riferimento a un concetto evocatore: la necessità di rilanciare un’alleanza che è inciampata in divergenze di vedute e battibecchi.
La metafora è senza dubbio la più conosciuta tra le figure retoriche (l’unica conosciuta, spesso). Attraverso la metafora viene ridefinito un oggetto, utilizzandone un altro con il quale il primo condivide uno o più tratti semantici. Un esempio: “Capelli biondi che ricordano il colore giallo dell’oro” diventano “capelli d’oro”, anche se quei capelli non sono di metallo.

*Marchese A. (1990), Dizionario di retorica e stilistica, Mondadori, Milano.