Nel discorso sullo Stato dell'Unione, Obama ha citato Kennedy:
"Cinquant'anni fa, John F. Kennedy ha dichiarato a questa Camera che 'la Costituzione non ci rende rivali per il potere ma alleati per il progresso.' E' il mio compito."
Testo completo
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mercoledì 13 febbraio 2013
giovedì 8 novembre 2012
Discorso che vince non si cambia
Nel discorso della vittoria, Obama ha rispoleverato tutti i suoi cavalli di battaglia: la speranza, l'unione del paese, i "quadretti" della quotidianità nei quali la gente comune può riconoscersi.
Se vi interessa avere i dettagli sull'oratore più potente del momento, cliccate qui: http://www.huffingtonpost.it/../../flavia-trupia/obama-il-grande-oratore_b_2091658.html
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martedì 23 ottobre 2012
Obama vs Romney: Obama è sarcastico e vince, Romney usa l'iterazione e perde
Se volete sapere tutto sui salti mortali retorici di questa notte dei due pesi massimi dell'oratoria, mi trovate su "L'Huffington Post". Cliccate il link sotto:
http://www.huffingtonpost.it/flavia-trupia/duello-romneyobama-le-par_b_2005634.html
Mi sono svegliata alle tre per seguire il terzo dibattito presidenziale su Sky. Ragazzi, che emozione! Obama ha dominato, è stato incredibile. Ma anche Romney è stato enorme. Se credete, commentatatemi o condividetemi su L'HufPost. Vi aspetto
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http://www.huffingtonpost.it/flavia-trupia/duello-romneyobama-le-par_b_2005634.html
Mi sono svegliata alle tre per seguire il terzo dibattito presidenziale su Sky. Ragazzi, che emozione! Obama ha dominato, è stato incredibile. Ma anche Romney è stato enorme. Se credete, commentatatemi o condividetemi su L'HufPost. Vi aspetto
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giovedì 18 ottobre 2012
Secondo scontro Obama – Romney: "Io ti spiezzo in due"
Nel secondo dibattito televisivo tra i due candidati alla Casa Bianca l'aggressività è stata la protagonista della serata. Obama ha cercato di far apparire Romney uno squalo in affari e in politica e Romney ha mostrato i muscoli nei confronti della Cina.
Il duello è stato condotto dalla giornalista della Cnn Candy Crowley alla Hofstra University. Rispetto al primo scontro a Denver, il confronto si è svolto davanti a un pubblico di cittadini-elettori incaricati di porre domande ai due candidati.
Obama era concentrato e grintoso, mentre Romney ha perso un po’ dell’affabilità dimostrata nel primo dibattito. Una gaffe ha funestato la prestazione del governatore, quando ha dichiarato che Obama non avrebbe dimostrato sufficiente durezza dopo l'assassinio dell'ambasciatore Stevens a Bengasi l'11 settembre. La moderatrice è intervenuta ricordando che Obama aveva parlato di "atto di terrore".
Seguendo il dibattito dal principio si nota come il governatore Romney dia inizialmente dimostrazione di empatia e sicurezza. Jeremy, uno studente di vent’anni, chiede ai due candidati se possono rassicurare i suoi genitori sul fatto che sarà in grado di trovare un lavoro dopo la laurea. Il governatore offre una risposta articolata e conclude:
“Quando ti laurei?”
[La risposta del ragazzo non si sente perché non usa il microfono.]
Romney ribatte con una captatio benevolentiae:
“2014. Nel 2014 suppongo che sarò presidente. E farò in modo che sia sicuro che tu abbia un lavoro. Grazie, Jeremy. Ci puoi scommettere!”
Candy Crowley chiede maggiori chiarimenti sul tema ai due candidati e Romney si avventura in una promessa ambiziosa e, da oratore navigato, non molla Jeremy che, in quel momento, rappresenta tutto il pubblico a casa:
“Abbiamo un programma di cinque punti che porterà all’America 12 milioni di posti di lavoro in quattro anni e l’aumento dei salari. Questo aiuterà Jeremy ad avere un lavoro quando uscirà dall’università. E aiuterà tutti i disoccupati del Paese”
Ma Obama gioca duro e ribatte. Un’anafora (la ripetizione di una serie di parole all’inizio del periodo) sottolinea la sua indignazione:
“il governatore Romney non ha un piano in cinque punti, ma un piano con un solo punto. Questo piano è assicurare che la gente al top possa giocare con regole diverse rispetto a quelle di tutti gli altri cittadini. Questa è stata la sua filosofia nel settore privato. Questa è stata la sua filosofia come governatore. Questa è la sua filosofia come candidato presidente. Puoi fare un sacco di soldi e pagare meno tasse di chi ha meno soldi di te. Puoi portare il lavoro all’estero e avere meno tasse da pagare. Puoi investire in una società, mandarla in bancarotta, lasciare a casa i lavoratori, strappare loro la pensione e continuare a fare soldi.”
Interessante l’uso della parola “filosofia” (philosophy). Usando questo termine, Obama mette in discussione l'onestà del governatore, la sua rettitudine morale, non solo le sue scelte politiche.
Anche in questo dibattito, come nel primo, Romney fa pesare il suo pragmatismo di imprenditore di successo:
“So bene quanto sia difficile avviare una piccola impresa. Ecco perché quello che farò sarà mirato a far crescere le piccole imprese ed aumentare i posti di lavoro.”
In ogni narrazione c'è un eroe e un anti-eroe. E Mitt lo sa bene. Nell'America post bellica, fino alla caduta del muro di Berlino, gli antagonisti erano i Russi. Ciò non avveniva solo nella politica, ma trovava una sua drammatizzazione anche al cinema, in televisione e nel linguaggio quotidiano. Chi non ricorda la minaccia "io ti spiezzo in due" pronunciata dal perfido Ivan Drago per intimorire Rocky nel film Rocky IV del 1985?
Sembra che Romney, per conquistare un ruolo da eroe, abbia bisogno di trovare un anti-eroe. L'esposizione della sua strategia economica assume toni volutamente poco diplomatici:
"Nel primo giorno da presidente nominerò la Cina sleale nel commercio [...]".
Romney rincara la dose quando la moderatrice gli chiede:
“L’Ipad, il Mac, l’Iphone sono fabbricati in Cina e una delle ragioni è che il lavoro è molto più economico. Come pensa di convincere le grandi aziende americane a riportare il lavoro in patria?”
Il governatore risponde:
“La Cina ha imbrogliato, in primo luogo tenendo basso il valore della moneta e in secondo luogo rubando la nostra proprietà intellettuale, il nostro design, i nostri brevetti, la nostra tecnologia. C’è persino un Apple Store in Cina che è contraffatto e vende merci contraffatte. Fanno hackeraggio nei nostri computer. […]. Dobbiamo rendere l’America il posto più attraente per gli imprenditori e per chi vuole espandere il business. È questo che porterà il lavoro qui."
Le campagne sono corse tra gli ostacoli delle gaffe, perché ogni parola fuori posto cancellerà le tante parole pronunciate al posto e al momento giusto ma, soprattutto, verrà usata contro di te. Senza pietà.
Obama riserva la sua arma letale alla battuta conclusiva. Usa in suo favore lo scivolone di Romney di qualche settimana fa che aveva tacciato di parassitismo il 47% degli americani. Il presidente affonda il coltello con un'ostentata cavalleria iniziale, introducendo il discorso con un'apparente dimostrazione di simpatia per lo sfidante:
"Sono convinto che il governatore Romney sia una brava persona. Ama la sua famiglia, crede della sua religione. Ma quando ha detto, a porte chiuse, che il 47 per cento degli americani ritiene di essere una vittima e rifiuta le proprie responsabilità, pensate a chi si riferiva. A gente che vive grazie alla Social Security e che ha lavorato tutta la vita, veterani che si sono sacrificati per il loro Paese, studenti che cercano di rendere reali i propri sogni, soldati che sono all’estero a combattere per noi, gente che lavora sodo e paga le tasse ma non guadagna abbastanza. [...] Io voglio lottare per loro.”
Obama spiezza in due Romney.
giovedì 4 ottobre 2012
Duello Obama vs Romney: Barack concentrato vs Mitt spontaneo (con arma letale nel finalino)
Un Romney impeccabile nel primo dibattito tra i candidati alla presidenza degli Stati Uniti, che si è tenuto ieri sera all'università di Denver. Lo sfidante è affabile, sereno, a tratti sornione ma senza mai perdere un’immagine di spontaneità. Obama, invece, è concentrato – troppo – e dimentica di sorridere. Sembra meno a suo agio, quasi sulla difensiva.
Il presidente rompe il ghiaccio con una nota leggera, una captatio benevolentiae, giocando la parte del perfetto maritino che tutte le donne vorrebbero:
“Tra i tanti punti di cui vorrei parlare questa notte il più importante è che vent’anni fa sono stato l’uomo più fortunato del mondo, perché Michelle Obama ha detto che mi avrebbe sposato. Quindi, amore [si rivolge alla moglie], ti auguro buon anniversario e ti prometto che la prossima volta non lo festeggeremo davanti a 40 milioni di persone.”
Ma Mitt Romney non lascia che le signore americane si commuovano. Gli “scippa” immediatamente la battuta:
“Auguri, signor presidente, credo che questo non sia il posto più romantico per festeggiarlo. Qui con me.”
Lo scippo di Romney si ripete nel corso del dibattito. Lo sfidante si rivolge alla middle class della quale Obama vorrebbe essere il paladino:
"Dopo quattro anni di presidenza ci lascia 23 milioni di disoccupati e una middle class impoverita".
Romney rincara la dose, giocando il ruolo del bravo imprenditore, che ha fatto bene per sé e può farlo anche per il suo Paese. La tesi è opinabile ma funziona sempre.
"Se è questo che volete, rieleggetelo, io vi indico una strada diversa perché amo il mio paese e conosco la ricetta per far ripartire l'occupazione, sono stato io stesso un creatore d'imprese."
Obama invece affida la sua assertività ai numeri e agli investimenti sul futuro:
“Nella più grave crisi degli ultimi 70 anni, dall'inizio del mio mandato però sono stati creati 4 milioni di posti di lavoro". “Il governatore Romney vuole ridurre le tasse sui ricchi, io voglio investire nell'istruzione, sto concludendo due guerre che ho ereditato, per orientare le nostre risorse verso la ricostruzione dell'America."
Interessanti le argomentazioni degli sfidanti sull’obamacare, la riforma sanitaria voluta da Obama che apre uno scambio di battute sulle due opposte visioni dei candidati: la solidarietà di Obama che, per Romeny, vuol dire assistenzialismo; il libero arbitrio di Romney che, per Obama, vuol dire crudele darwinismo sociale.
Il presidente sostiene: "Io credo in un'America che è la terra della libertà, ma dove il successo vero lo misuriamo quando riusciamo a farcela tutti insieme".
Romney ribatte:
“Ritengo che il governo non abbia la capacità di tenere i costi bassi. Infatti gente libera e libere imprese hanno maggiori capacità sulla riduzione dei prezzi del Governo.” “Il mercato privato e la responsabilità personale danno sempre risultati migliori.” “Sono colpito dalle capacità di creatività e di innovazione degli americani.” “Il mercato privato e la responsabilità personale funzionano sempre meglio.”
Nelle promesse finali Barack è generico, mentre Mitt sceglie di attaccare lo sfidante con un’argomentazione specifica che risveglia le antiche paure degli americani sul tema della sicurezza.
Obama:
“Quattro anni fa ho detto che non sono perfetto e che non sarei stato un presidente perfetto. Il governatore Romney pensa che io abbia mantenuto questa promessa. Ma ho anche promesso che avrei combattuto ogni singolo giorno per il popolo americano, per la classe media e per tutti coloro che si sforzano per raggiungerla. Se voterete per me vi prometto che combatterò con altrettanto vigore nel secondo mandato.”
Romney:
“Se il presidente verrà rieletto vedrete tagli drammatici alla difesa. Il segretario della difesa ha detto che sarebbero devastanti. Io non diminuirò l’impegno per i nostri militari. Farò in modo che l’America rimanga forte e che la classe media americana torni a lavorare.” È un atto linguistico che mira a produrre un effetto persuasivo, risvegliando l’apprensione dell’uditorio. Un’arma, l’apprensione, che lo sfidante si riserva per l’explicit.
Guarda il video.
mercoledì 12 settembre 2012
Slogan elettorali: “Forward” di Obama, “We built it” di Romney, “A time for greatness” di JF Kennedy
Gli americani sono maestri nella creazione di slogan elettorali. Quello della campagna 2012 di Obama è “Forward”.
Le giornate della convention repubblicana di Romney, invece, sono state contraddistinte da tre temi, uno al giorno:
“We believe in America ”
“We can do better”
“We built it”
Ho ritrovato un poster elettorale di Kennedy del 1960. Lo slogan ha un sapore biblico (Ecclesiaste 3):
“A time for greatness”
There is a time for everything,
and a season for every activity under the heavens:
a time to be born and a time to die,
a time to plant and a time to uproot,
a time to kill and a time to heal,
a time to tear down and a time to build,
a time to weep and a time to laugh,
a time to mourn and a time to dance […]
venerdì 7 settembre 2012
Obama accetta la candidatura alle presidenziali Usa e riafferma il “basic bargain”: lavora duro e avrai la tua opportunità
L’oratore Obama non perde il suo smalto e la sua grinta. Ieri sera alla convention di Charlotte ha formalmente accettato la candidatura alla elezioni presidenziali degli Stati Uniti d’America.
La sua entrata sul palco è preannunciata dalla moglie Michelle:
«Sono emozionata, onorata e fiera di presentare l’amore della mia vita, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama.»
Barack guadagna la scena e Michelle lo abbraccia, sussurrandogli qualcosa nell’orecchio, poi si siede in prima fila con le figlie Malia e Sasha.
Obama è sicuro come sempre. La testa alta e lo sguardo lontano che sfida il modo. La platea urla in coro «Four more years, four more years, four more years». Ancora quattro anni.
La speranza è il primo tema affrontato nel discorso, con un esplicito riferimento al messaggio chiave che ha contraddistinto l’ispirazione politica di Obama: «The audacity of hope», il coraggio della speranza.
Uno slogan che i repubblicani stanno usando come arma contro l’attuale presidente, tacciando di scarsa concretezza la sua politica. Obama vuole sgombrare subito il campo e scrollarsi di dosso l’accusa di sognatore velleitario e inconcludente:
«Now, the first time I addressed this convention in 2004, I was a younger man; a Senate candidate from Illinois who spoke about hope, not blind optimism or wishful thinking, but hope in the face of difficulty; hope in the face of uncertainty…» [La prima volta che ho parlato in questa convention nel 2004 ero un uomo più giovane, un candidato al Senato dell'Illinois che parlava di speranza, non di cieco ottimismo o di utopie; di speranza di fronte alle difficoltà, di speranza di fronte all'incertezza.]
Segue la tesi principale del discorso. I cittadini, attraverso il voto, sono chiamati a scegliere una strada, una visione del mondo, un’idea di cosa sia veramente il sogno americano:
«And on every issue, the choice you face won’t be just between two candidates or two parties. It will be a choice between two different paths for L’American dream prende la forma del basic bargain (il patto fondamentale) e Barack le sembianze del cavaliere che lo difende dagli attacchi nemici. È il “patto” il cuore dell’argomentazione di Obama:
«My grandparents were given the chance to go to college, buy their own -- their -- their own home, and fulfill the basic bargain at the heart of America’s story: the promise that hard work will pay off; that responsibility will be rewarded; that everyone gets a fair shot, and everyone plays by the same rules, from Main Street to Wall Street to Washington, D.C. And I ran for President because I saw that basic bargain slipping away.» [I miei nonni hanno avuto la possibilità di andare al college, di comprare la propria casa e adempiere al patto fondamentale al centro della storia americana: la promessa che il duro lavoro pagherà, che la responsabilità sarà premiata; che ognuno ha un’opportunità e tutti giocano con le stesse regole, da Main Street a Wall Street a Washington, DC. Ho scelto di correre per la presidenza perché ho visto il rischio che il patto fondamentale svanisse.]
Solo dopo questa lunga introduzione, Obama pronuncia lo slogan della campagna 2012: «Forward.». Avanti! Uno messaggio che contiene una presupposizione linguistica: gli Usa di Barack hanno intrapreso la strada giusta, ma il cammino da fare è ancora lungo e accidentato. Si tratta di una formula felice, perché è assertiva e positiva ma non rinnega le difficoltà affrontate nel primo mandato e quelle da fronteggiare nell’eventuale secondo.
«I won’t pretend the path I’m offering is quick or easy. I never have. You didn’t elect me to tell you what you wanted to hear. You elected me to tell you the truth.» [Non voglio fingere che la strada che sto prospettando sia rapida o facile. Non l’ho mai fatto. Non mi avete eletto per dirvi quello che volevate sentirvi dire. Mi avete eletto per dirvi la verità.]
Nell’intero discorso ricorre il tentativo di coinvolgere direttamente l’uditorio, facendolo sentire protagonista e responsabile del futuro del Paese. Qualche esempio.
«We can help big factories and small businesses double their exports, and if we choose this path, we can create a million new manufacturing jobs in the next four years. You can make that happen. You can choose that future.» [Possiamo aiutare le grandi fabbriche e le piccole imprese a raddoppiare le loro esportazioni e, se si sceglie questa strada, siamo in grado di creare un milione di posti di lavoro nel manifatturiero nei prossimi quattro anni. Potete fare in modo che ciò accada. Potete scegliere questo futuro.]
«Help me recruit 100,000 math and science teachers within ten years, and improve early childhood education. Help give two million workers the chance to learn skills at their community college that will lead directly to a job. Help us work with colleges and universities to cut in half the growth of tuition costs over the next ten years. We can meet that goal together. You can choose that future for America.» [Aiutatemi ad assumere 100.000 insegnanti di scienze e matematica entro dieci anni, a migliorare l'istruzione della prima infanzia. Aiutatemi a dare a due milioni di lavoratori la possibilità di acquisire le competenze che porteranno direttamente a un posto di lavoro. Aiutatemi a lavorare con i college e le università per dimezzare la crescita dei costi di istruzione per i prossimi dieci anni. Siamo in grado di raggiungere questo obiettivo insieme. È possibile scegliere questo futuro per l'America.]
Molti i colpi di fioretto, le frasi memorabili da segnare sul diario del perfetto oratore. Ne segnalo due:
«And tonight, we pay tribute to the Americans who still serve in harm’s way. We are forever in debt to a generation whose sacrifice has made this country safer and more respected […]. When you take off the uniform, we will serve you as well as you’ve served us because no one who fights for this country should have to fight for a job, or a roof over their head, or the care that they need when they come home.» [E stasera, rendiamo omaggio ai soldati americani. Siamo in debito con una generazione il cui sacrificio ha reso questo Paese più sicuro e rispettato... Quando vi toglierete l'uniforme, a casa, vi serviremo così come voi avete servito noi. Faremo in modo che nessuna persona che combatte per questo Paese sia mai costretta a lottare per un posto di lavoro o per un tetto sulla testa o per le cure di cui ha bisogno.]
«We believe the little girl who’s offered an escape from poverty by a great teacher or a grant for college could become the next Steve Jobs, or the scientist who cures cancer, or the President of the
Il finale (explicit) ha il sapore di un passo della Bibbia, in linea con la tradizione oratoria segnata da Luther King:
«
L’America di Obama,
Video
Ps Non sono una traduttrice. Se avete correzioni, sarò felice di accoglierle!
giovedì 6 settembre 2012
Convention democratica Usa. Bill Clinton, l’arte di essere semplici
Ci sono persone – poche - che hanno la capacità di esprimersi con le parole più semplici del mondo. Tra queste c’è Bill Clinton. Possiamo essere in accordo o in disaccordo sui contenuti, ma dobbiamo ammettere che l’arte oratoria è una sua prerogativa.
Ieri sera, alla convention democratica di Charlotte, ha supportato la candidatura di Obama con un impianto argomentativo ben costruito.
Ha replicato all’accusa secondo la quale i democratici sarebbero sognatori inconcludenti, affibbiando ai repubblicani l’etichetta di individualisti-egoisti:
«We Democrats think the country works better with a strong middle class, real opportunities for poor people to work their way into it and a relentless focus on the future, with business and government working together to promote growth and broadly shared prosperity. We think "we're all in this together" is a better philosophy than "you're on your own.» [Noi democratici pensiamo che il Paese funzioni meglio se ha una classe media forte; reali opportunità per i poveri di farsi strada; se esiste un'attenzione costante al futuro; se le imprese e il governo lavorano insieme per promuovere una crescita e una prosperità ampiamente condivise. Pensiamo che "siamo tutti sulla stessa barca" sia una filosofia migliore di "sei da solo”.]
Clinton ha, poi, affermato il valore dello Stato, scrollandosi di dosso le accuse di assistenzialismo, e il valore del compromesso come arte non come debolezza o inciucio.
«They think government is the enemy, and compromise is weakness. One of the main reasons America should re-elect President Obama is that he is still committed to cooperation. He appointed Republican secretaries of defense, the army and transportation. He appointed a vice president who ran against him in 2008 […]. He appointed Cabinet members who supported Hillary in the primaries. Heck, he even appointed Hillary.» [I repubblicani pensano che il Governo sia il nemico e che il compromesso sia una debolezza. Uno dei motivi principali per cui l'America dovrebbe rieleggere il presidente Obama è che è ancora impegnato nella collaborazione. Ha nominato repubblicani come segretari alla difesa, all’esercito e ai trasporti. Ha nominato un vice presidente che concorreva contro di lui nel 2008… Ha nominato membri del Gabinetto che hanno sostenuto Hillary alle primarie. Diamine, ha anche nominato Hillary.]
Da oratore scaltro, offre una sua personale traduzione alle argomentazioni dei repubblicani alla convention di Tampa.
«In Tampa , the Republican argument against the president's re-election was pretty simple: we left him a total mess, he hasn't cleaned it up fast enough, so fire him and put us back in.» [A Tampa, l'argomentazione dei repubblicani contro la rielezione del presidente era abbastanza semplice: abbiamo lasciato un totale disastro e lui non è riuscito a metterlo a posto abbastanza velocemente, così lo licenziamo e torniamo noi.]
Mette in campo anche un vecchio giochetto retorico per dimostrare nuovamente che, non solo i democratici non sono sognatori inconcludenti, ma che i loro Governi hanno portato vantaggi economici al Paese. È il gioco del “punteggio” che ricorre tre volte nel discorso. Mi sembra però che Clinton interpreti i numeri con una buona dose di malizia.
«…since 1961, the Republicans have held the White House 28 years, the Democrats 24. In those 52 years, our economy produced 66 million private sector jobs. What's the jobs score? Republicans 24 million, Democrats 42 million.» [… dal 1961, i repubblicani sono stati alla Casa Bianca 28 anni, i democratici 24. In questi 52 anni, la nostra economia ha prodotto 66 milioni di posti di lavoro nel settore privato. Qual è il punteggio? repubblicani 24 milioni, democratici 42milioni.]
«The Recovery Act saved and created millions of jobs and cut taxes for 95 percent of the American people. In the last 29 months the economy has produced about 4.5 million private sector jobs. But last year, the Republicans blocked the president's jobs plan costing the economy more than a million new jobs. So here's another jobs score: President Obama plus 4.5 million, congressional Republicans zero.» [Il Recovery Act ha salvato e creato milioni di posti di lavoro e tagliato le tasse del 95 per cento. Negli ultimi 29 mesi l'economia ha prodotto circa 4,5 milioni di posti di lavoro nel settore privato. Ma l'anno scorso, i repubblicani hanno bloccato il piano di lavoro del presidente, costando all'economia più di un milione di nuovi posti di lavoro. Quindi, ecco un altro punteggio: più 4,5 milioni per il presidente Obama, zero per i repubblicani del Congresso.]
«Now there are 250,000 more people working in the auto industry than the day the companies were restructured. Gov. Romney opposed the plan to save GM and Chrysler. So here's another jobs score: Obama 250,000, Romney, zero.» [Ora abbiamo più di 250.000 persone che lavorano nel settore delle auto dal giorno in cui sono state ristrutturate le aziende. Il governatore Romney era contrario al piano di salvataggio di GM e Chrysler. Quindi, ecco un altro punteggio: Obama 250.000, Romney, zero.]
Interessante l’appello finale, incentrato sui concetti della collaborazione e della creazione di una società dove il darwinismo sociale non ha ragione di esistere.
«My fellow Americans, you have to decide what kind of country you want to live in. If you want a “you're on your own”, “winner take all” society you should support the Republican ticket. If you want a country of shared opportunities and shared responsibilities— a "we're all in it together" society, you should vote for Barack Obama and Joe Biden.» [Cari amici, dovete decidere in quale tipo di Paese desiderate vivere. Se volete il Paese del “sei da solo”e “chi vince piglia tutto” sostenete il ticket repubblicano. Se desiderate un Paese ricco di opportunità condivise e responsabilità distribuite, una società del "siamo tutti sulla stessa barca", votate Barack Obama e Joe Biden.]
Un “volemose bene”, ma molto molto chic.
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