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mercoledì 14 marzo 2012

La paccata del Ministro Fornero è bullismo verbale

Un ministro può usare, talvolta, un registro informale. Lo può fare anche un professore con i suoi studenti. È una collaudata tecnica di captatio benevolentiae, un tentativo lecito per conquistare una piccola ma sudata fetta di approvazione.

Ieri, il ministro del lavoro Fornero ha usato un'espressione informale per ottenere il risultato opposto della captatio benevolentiae. Il risultato? Una voluta sgradevolezza.

«È chiaro che se c'è un accordo (con i sindacati), io mi impegno a trovare risorse più adeguate e a fare in modo che il meccanismo degli ammortizzatori funzioni bene.»

E qui arriva l'anti-captatio:

«ma se uno comincia con il dire no, perché dovremmo mettere lì una paccata di miliardi e poi dire: voi diteci di sì. No, non si fa così»

Ma l'economia non dovrebbe innanzitutto creare lavoro?

Non basta usare un linguaggio da bulli per avere ragione.

martedì 20 dicembre 2011

Camusso, Fornero, Marcegaglia: lo scontro sul lavoro a colpi di empireo, totem e tabù

Il confronto-scontro tra le decision maker del lavoro ci fa assistere alla messa in campo di tre strategie argomentative.

La posta in gioco è la riforma dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, che vieta in licenziamento non motivato da una giusta causa.

Susanna Camusso esprime il suo dissenso:

«dicono riforma del lavoro, in realtà sono licenziamenti facili».

Mette, poi, in discussione l’iniziativa del ministro Elsa Fornero minandone la credibilità. Lo fa trasformando in un punto di debolezza un aspetto che oggi, nel sentire comune, è considerato un punto di forza: essere parte di un governo tecnico di professori.

«Scendete dalle cattedre e guardate i disoccupati» e ancora, rivolto alla Fornero: «Scenda dall’empireo, venga al mondo, discuta con i sindacati.»

La Fornero risponde contestando lo stile di comunicazione della Camusso, considerandolo antiquato, un retaggio del dei tempi andati:

«Sono dispiaciuta per un linguaggio che pensavo appartenesse al passato.»

Emma Marcegaglia è più decisa. Svaluta quelli che per la cultura italiana sono “principi indiscutibili” – la stabilità del lavoro, la giusta causa – definendoli tribali.

«Oggi non ci sono più né totem tabù. Abbiamo rigidità in uscita dalle aziende senza eguali negli altri Paesi europei».

Tre leader, tre tecniche linguistiche.

domenica 18 dicembre 2011

Anche i tecnici sono retorici

Abbassamento del TR – tasso di retorica – con il governo tecnico?
Niente affatto.

L’arte del dire è protagonista anche in questo esecutivo, malgrado non raggiunga i livelli del governo Berlusconi che ha avuto la capacità di esplorare e, spesso, superare i confini di un’estetica del “grottesco”. Non è un insulto, intendiamoci, perché il grottesco è un preciso genere letterario che consiste nel culto della sproporzione, della deformazione, dell’esasperazione di un elemento a scapito di altri. Un esempio: tutto il Paese a sparare opinioni su una certa Ruby o una certa Noemi. Se non è sproporzione questa?

Ma torniamo al governo tecnico e alla sua retorica. Le argomentazioni del Ministro Monti in favore della manovra sono state incentrate sul memento mori, la presentazione, senza mezze misure, del «baratro» in cui finirebbe il l’Italia in un futuro prossimo se non accettasse, oggi, i sacrifici prospettati.

I termini usati da Monti sono scuri, plumbei, tinti di tragedia:

«il rischio è ancora massimo»

«il rischio è di vedere evaporare gran parte dei redditi italiani, soprattutto quelli modesti»

«le conseguenze sarebbero drammatiche»
«La riduzione del debito pubblico è un’esigenza totale. E ogni deviazione rischia di far sprofondare il paese in un abisso, l’esempio della Grecia è vicino»

Rischio massimo, evaporazione dei redditi modesti, l’abisso, la Grecia… Aggiungiamoci pure le lacrime del ministro Fornero. Con queste premesse non è certo facile lamentarsi.