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lunedì 13 maggio 2013

Letta e la felicità del dire; Boccassini e l’infelicità del dire


“Come ho detto che non avrei fatto un esecutivo a tutti i costi, così oggi ti dico che non andrò avanti a tutti i costi.”
Nel pulmino che porta i ministri al ritiro di Sarteano, Enrico Letta ha usato queste parole per esprimere il suo disappunto nei confronti della manifestazione del Pdl contro i giudici.

Essere pronti a mollare tutto è un’argomentazione che ha la sua efficacia. Porta chi la pronuncia a conquistare una condizione di felicità del dire, di vantaggio, di autorevolezza in uno specifico contesto. C’è però un effetto collaterale: il rischio di dover mollare tutto.

“La minore, extracomunitaria, persona – lo ripeto – intelligente, furba, di quella furbizia proprio orientale…”
Nella requisitoria nel corso del processo Ruby, Ilda Boccassini ha definito in questo modo quella che al tempo era una ragazzina, perché una diciassettenne è sempre una ragazzina. È stata una gaffe, non ci sono dubbi. Ma la Boccassini ha perso autorevolezza, felicità del dire.

Parole felici e parole infelici. Il dire non è mai neutro. O meglio lo è se è insapore e inodore, come quando “si auspica il dovuto dialogo”. Con l’auspicio del dovuto dialogo non si sbaglia mai, ma si dice poco o niente.

giovedì 21 febbraio 2013

Giaguari, nipotini, bufale. Il rhetoric checking della campagna elettorale

In questa campagna abbiamo familiarizzato con il fact checking, la verifica delle affermazioni pubbliche dei candidati, questo post propone invece il rhetoric checking, l'individuazione degli espedienti del dire, messi in campo dagli sfidanti.
Lente di ingrandimento su Berlusconi, Monti, Giannino, Grillo, Bersani, Ingroia. Leggi tutto su Huffington post:
http://www.huffingtonpost.it/flavia-trupia/tra-giaguari-nipotini-e-bufale-il-rhetoric-checking-della-campagna-elettorale_b_2718376.html#

lunedì 4 febbraio 2013

#propostashock. Berlusconi, come Dio dopo il diluvio, pone il suo arco sulle nubi e risarcisce l’Imu

Silvio Berlusconi è Dio. Proprio così. La proposta choc di ieri lo ha portato dritto, dritto nel firmamento.

Rileggiamone il testo, perché è un capolavoro nella costruzione, nella scelta delle parole, nella creazione della suspence:
“Sentiamo tuttavia, che con tutto quello che è successo e sta succedendo, serve qualcosa di più. Serve, come dire, un atto di sutura, un atto di avvicinamento, un atto di ricucitura civile, un atto di pace dallo Stato e dal fisco verso le nostre famiglie, direi un atto simbolico ma concretissimo che apra una pagina nuova, che ridia la fiducia dei cittadini nello Stato, che consenta cioè di instaurare un rapporto nuovo tra lo Stato e i suoi cittadini. Qualcosa che ho scritto qui dopo averci pensato. Ho pensato a quel che davvero è necessario per il nostro Paese. Un atto che consenta un nuovo inizio. E allora, e allora, nel nostro primo Consiglio dei Ministri delibereremo come risarcimento per un imposizione sbagliata e ingiusta dello Stato la restituzione dell’Imu sulla prima casa pagata dai cittadini nel 2012. I vostri applausi, la vostra standing ovation dimostra che avete capito bene. Le famiglie italiane saranno rimborsate di quanto versato per l’Imu.” Video

Colpisce l’anafora: la ripetizione di “un atto” per sei volte. Segue un ossimoro, una coppia di parole volutamente antitetiche: “un atto simbolico ma concretissimo”.
Poi, l’attribuzione di un’aura di sacralità al proprio dire: “qualcosa che ho scritto qui”. Non sono quindi parole gettate al vento, ma sono parole scritte come i dieci comandamenti.
Infine, arriva il punto culminante della climax, della progressione di parole che sale per intensità e viene introdotta dall’anafora: un atto di “sutura”, “avvicinamento”, “ricucitura”, “pace”; un atto che apra una “pagina nuova”, un atto che consenta “un nuovo inizio”.

È la “nuova alleanza” tra Stato e cittadini, dopo il diluvio universale dell’Imu:
“Dio disse:
«Questo è il segno dell’alleanza,
che io pongo tra me e voi
e ogni essere vivente che è con voi,
per tutte le generazioni future.
Pongo il mio arco sulle nubi,
perché sia il segno dell’alleanza
tra me e la terra»
Genesi 9,12

E Berlusconi disse: “sia risarcito l’Imu”. E risarcito fu?

domenica 20 gennaio 2013

Berlusconi, Monti e l'argomentazione dell'Agnus Dei

La politica come sacrificio, come atto estremo di altruismo nei confronti dei cittadini, come martirio.

È un'argomentazione che abbiamo ascoltato più volte in questi giorni intensi di campagna elettorale. Immolato ai lavori forzati è Silvio Berlusconi che, nella sua tournée televisiva, non perde occasione per sottolineare come avrebbe potuto vivere un'esistenza florida e piena di soddisfazioni se non si fosse sentito "costretto" a scendere in campo per la sesta volta.

Ma l''argomentazione dell'Agnello di Dio non è una prerogativa dell'abilità comunicativa berlusconiana. Anche nell'austero e controllato Monti style si ritrova il segno indelebile dell'immolazione personale, per salvare i cittadini dal baratro della crisi e dalla fine della Grecia.

Se vuoi saperne di più, leggi:
http://www.huffingtonpost.it/flavia-trupia/berlusconi-monti-e-largom_b_2493719.html

venerdì 11 gennaio 2013

Incredibile! Berlusconi si è auto-affibbiato il peggiore degli aggettivi: “vecchio”

Un Berlusconi mai visto, ieri, a Servizio pubblico. Un Cavaliere che ha saputo aggiungere alla ben nota padronanza assoluta del mezzo televisivo la capacità di essere autoironico. Dote che – fino a oggi – ci era completamente sfuggita. Imperdonabile.

All’inizio della trasmissione, ha ammesso di meritare un aggettivo che pensavamo temesse più del temibile combinato di piattole, tigna e peste bubbonica: l’aggettivo “vecchio”. Ebbene sì, Silvio Berlusconi in persona, ieri, giovedì 10 gennaio 2013, di fronte a milioni di persone, ha ammesso di essere… “vecchio”. Dichiarazione non facile per un uomo che ha fatto del tappo bruciato per colorarsi il cranio il migliore e inseparabile amico. Passi per “corruttore”, “evasore”, “utilizzatore finale”, ma vecchio…

Eppure, ieri sera, è successo. Lamentandosi di non riuscire a sentire bene lo ha ammesso:
“C’è un’acustica strana, per cui non mi, non… O sono vecchio, per cui sono diventato anche sordo…”
Santoro non si è fatto sfuggire l’occasione:
“Anche chiamandosi Silvio Berlusconi, a un certo punto…”

L’autoironia del Cavaliere non si è limitata a questa battuta, ma ha proseguito in un altro campo nel quale Silvio, da bravo imprenditore, non ha mai brillato per umorismo: la “saccoccia”, cioè i soldi che - inesorabilmente, tutti i mesi – dovranno prendere il volo dalla tasca del Cavaliere per planare nel portafogli di coccodrillo della ex moglie Veronica Lario che – in un non lontano 31 gennaio 2007 – ha pensato bene di sputtanarlo urbi et orbi dalle pagine di Repubblica.

La verve ironica di Berlusconi lo ha addirittura portato a chiamare i denari, utilizzando un lezioso baby talk: “dindi”, proprio come un grazioso nonnetto che parla con i nipotini:

Berlusconi rivolto a Santoro: “Lei è il leader della trasmissione, quindi è lei che guadagna i dindi facendo quello che sta facendo. Io sono qui gratis.”
Santoro: “E ci mancherebbe, no, che facessi guadagnare lei anche stando a La7.”
Berlusconi: “Guardi che io ho tanto bisogno di guadagnare, perché ogni giorno devo dare a una signora, che è stata mia moglie, io mi esprimo in lire, 200 milioni di lire al giorno!”

Insomma Berlusconi ha giocato il ruolo del simpaticone che si divertiva un sacco. Il cavaliere sembrava averne fatto un punto d’onore, dopo che i bookmaker nazionali e internazionali avevano scommesso che si sarebbe alzato e avrebbe lasciato la trasmissione stizzito. E invece no:
“Ma le sembra che sono arrabbiato? Mi sto divertendo.” E via sorrisi su sorrisi.

È una climax, una scala. Sempre di più. Silvio Berlusconi non solo non ha perso le staffe, ma ha improvvisato numeri da cabaret, come quando, con le movenze di un comico navigato, ha pulito la sedia sulla quale era stato seduto il suo nemico giurato di sempre: Marco Travaglio. 

Ci è sembrato di scorgere un testo in sovraimpressione, nell’immaginario dispaly della fronte berlusconiana: “non ci sperate, comunisti del ca…, non vi libererete facilmente di me.” Silvio is back.

domenica 30 dicembre 2012

Le dieci gaffe dei politici 2012

Il ministro Balduzzi si dimentica sempre il preservativo. Lady Fornero è la vera star delle gaffe governative. Anche il controllato Monti-style lascia spazio a qualche scivolone. Il premier uscente bestemmia due volte contro due "credo" degli italiani: il posto fisso e il calcio. Ancora. Il viceministro Michel Martone gioca il ruolo di apostolo della verità e Giovanardi si lancia in una comparazione di sapore dadaista, paragonando un bacio alla pipì. Sono solo alcune delle gaffe mediatiche dell'anno che si sta chiudendo.
And the winner is...
Se lo vuoi scoprire, vai su Huffingtonpost.


lunedì 19 novembre 2012

Montezemolo fa il Battista, Monti farà il Messia?

La nascitura Terza Repubblica, presentata agli Studi cinematografici De Paolis di Roma – 6 mila partecipanti da tutta Italia, dicono gli organizzatori – appare lontana dal populismo, con un occhio ai cattolici Dio Patria Famiglia, ostile ai comunisti tipo Ferrero che scende in piazza contro il governo nel quale è ministro. Soprattutto, non radical-chic: è passata la stagione e comunque il posto è già occupato. L’obiettivo è un secondo Governo Monti, appoggiato da forze che diano rappresentanza, senza la solita ambiguità, si spera, a quell’Italia professionale e perbene, immune dalla demagogia del ventennio trascorso e da quelli che, con qualche restyling, potrebbero prenderne il posto.

“Se non ci sarà una novità sostanziale nell’offerta politica, il risultato delle elezioni potrebbe portare alla guida del Paese uno schieramento eterogeneo e confuso, […] una compagnia governativa ostaggio di populismi che rifiutano gli impegni internazionali sottoscritti dal nostro Paese.”

È una delle circonlocuzioni cui Luca Corderdo di Montezemolo, presidente della Ferrari, ha fatto ricorso per non concedere a Berlusconi neanche lo status di avversario politico, mentre questi si era illuso di metterlo brutalmente al posto di Alfano.

Montezemolo non vuol correre il rischio di essere frainteso in questo momento di trame, di manovre, di sbarramenti e di arruolamenti.
“Ciascuno di noi almeno una volta ha provato vergogna di essere italiano […]. Mai più accetteremo di vedere l’Italia derisa e disonorata. Per questo scendiamo in campo: basta stare in tribuna. I cittadini e le eccellenze che costituiscono il nerbo della nostra nazione abbandonino le tribune e ritornino a giocare in attacco e vincere.”

“Siamo qui perché vogliamo che inizi finalmente un capitolo nuovo della nostra vita civile e democratica [Il non detto implicito è: “quello vecchio è da buttare”], che metta al centro quest’Italia, l’Italia che rema. Dobbiamo aprire la strada verso la Terza Repubblica.”

Qualcosa di familiare risuona in questo linguaggio: le metafore calcistiche e l’Italia che ora rema e, appena ieri, remava contro.
Su Monti:
“Può fare il lavoro di ricostruzione in Italia e in Europa meglio di chiunque altro; ammetterlo non è segno di debolezza…”

Quindi Montezemolo, dopo due anni di riflessione e qualche tatticismo, ha deciso di cedere il passo a uno migliore anche di lui. Non è poco e gliene va dato atto. È impensabile del resto che possa pensare di guidarlo dietro le quinte, secondo il celebrato schema dei poteri forti. Resta da vedere se il Messia accetterà di percorrere le strade e i sentieri aperti e spianati da questo Battista.

martedì 17 luglio 2012

Forza Italia? Fanta Italia? Forse Italia? Italia?

Mi chiamo Flavia.

No, non è vero. Sono stata equivocata. I miei genitori hanno sbagliato: volevano chiamarmi Fulvia. Quello dell’anagrafe aveva l’otite: ha capito male, era Filomena.

Ieri il quotidiano tedesco Bild riportava un’intervista a Silvio Berlusconi nella quale l’ex premier dichiarava:

«[…] torneremo presto al vecchio nome del partito: Forza Italia»

A seguito delle proteste degli ex An, Silvio ha fatto una rapida marcia indietro:

«L’idea del cambio di nome del Popolo della Libertà a Forza Italia è stata equivocata, trattandosi, com’è logico ed evidente, non già di una decisione assunta ma solo di un’idea, di una proposta da discutere e da verificare nelle sedi proprie»

Giusto, caro Silvio. Anzi Saverio. No, Salvatore.

domenica 22 aprile 2012

Lo spazzino sta all’operatore ecologico come la prostituzione sta al burlesque

Che bello l’eufemismo! Êu “bene” phēmi “parlare” rende tutto più soffice, comodo, accettabile, pudico, decente. Lo spazzino diventa operatore ecologico, il cieco non vendente, la prostituzione burlesque.

Nelle “eleganti” serate a casa di Silvio Berlusconi Iris Berardi sembra si travestisse da Ronaldinho, Nicole Minetti da suora, Barbara Guerra da poliziotta…

Una messa in scena che l’ex premier ha definito “burlesque”.


Ps. Uomini, per favore, spiegateci qual è il richiamo erotico di una donna vestita da Ronaldinho.

lunedì 28 novembre 2011

Angelino Alfano e il pluridecorato topos del buon padre di famiglia

Ieri sera l’ex ministro Angelino Alfano è stato intervistato da Fazio a CheTempocheFa, dove ha dato un’impressione generale di pacatezza e ragionevolezza.

È stato abile a smarcarsi da Berlusconi, evitando di cadere nella trappola dell’Italia che finisce nelle mani dei comunisti: il percorso asfittico nel quale voleva trascinarlo Fabio Fazio.

Pensavamo fosse un’argomentazione defunta, stecchita, ma non lo è affatto. Proprio ieri Berlusconi, nella sua prima uscita pubblica dopo le dimissioni, ha promesso di raddoppiare il suo impegno per scongiurare il comunismo e lo «Stato di polizia tributaria» voluto da chi vorrebbe tracciare i pagamenti con importi superiori ai trecento euro.

Ma torniamo ad Alfano. Alla domanda di Fazio sulla negazione della crisi da parte del Governo Berlusconi, l’ex ministro ha tirato fuori un altro ever green: il topos del buon padre di famiglia. In sintesi, l’adagio è questo: il buon padre di famiglia ha il dovere di dare coraggio ai suoi figli e di comunicare fiducia nel futuro, anche se la situazione è obiettivamente difficile.

Non ci sono dubbi sul fatto che l’ottimismo sia uno strumento fondamentale, senza il quale non è possibile portare avanti alcun progetto (se non si è ottimisti non si va nemmeno a comprare il latte sotto casa!). Tuttavia bisogna evitare due rischi: il paternalismo deleterio della negazione totale della realtà e il manierismo urticante di chi sorride in un campo di macerie.

lunedì 14 novembre 2011

Berlusconi lascia 2. Con il video messaggio si fa il funerale

“Quanto era buono! quanto era bravo!”. Il video messaggio delle dimissioni di Berlusconi di ieri ha il tono e le argomentazioni del funerale.

L’ex premier guarda al passato e rievoca i suoi momenti migliori. Il culmine del discorso funereo è l’auto citazione «L’Italia è il Paese che io amo», tratta dal discorso della discesa in campo del 1994.

L’episodio ci lascia una lezione di comunicazione. Mai uscire di scena con un amarcord.

Berlusconi lascia 1. Dimissioni un atto di generosità: l’agnello di Dio toglie i peccati del mondo

Silvio Berlusconi si dimette, compiendo – come dichiara nel suo video messaggio di ieri - un «gesto generoso».

La frase evoca l’agnus dei, l’agnello di Dio di memoria evangelica, la vittima sacrificale che si immola per la salvare l’umanità (nel caso specifico, gli italiani).

La strategia della vittima si basa sul capovolgimento del punto di vista: colui che viene considerato carnefice si trasforma in martire; la piazza che ne ha acclamato la caduta è popolata da aguzzini e persecutori.

A diventa Z.

martedì 8 novembre 2011

Glossario della crisi di Governo. C come Cadrega



C Cadrega

È un’espressione lombarda per dire “sedia”: “l'è on element de arredament doperaa de settàss giò”.

Ieri Silvio Berlusconi ha usato questo termine, intervenendo telefonicamente a un incontro politico a Monza dove era presente il ministro Paolo Romani:

«Non siamo attaccati alla cadrega e sono convinto che domani [oggi ndr] avremo la maggioranza, per fare le riforme che anche l'Europa ci chiede e che servono a rilanciare l'economia»

“cadrega” è una sineddoche, perché trasferisce “il significato di una parola a un’altra in base a un rapporto di contiguità” (Marchesi).

sabato 5 novembre 2011

I ristoranti sono pieni: il locus amoenus di Berlusconi

«Siamo un paese benestante, tanto è vero che i consumi non sono diminuiti, i ristoranti sono pieni, sugli aerei a fatica si trovano i posti»

Che dire dell'argomentazione sfoderata ieri dal premier Berlusconi per rassicurare gli italiani sulle sorti della nostra sfiancata economia?

È la strategia retorica del locus amoenus, il luogo idealizzato e piacevole che arricchisce la trama delle opere letterarie: l'isola di Calipso dell'Odissea o il rifugio per sfuggire la peste dei dieci narratori del Decamerone.

La retorica, però, va maneggiata con cura. Può far volare un'idea e darle forza argomentativa, oppure ucciderla con orpelli inutili. O, ancora, può nascondere la totale assenza di idee.

Temo che questo sia il caso del nostro premier: la totale assenza di idee su come uscire dalla maledetta crisi.

venerdì 21 ottobre 2011

Berlusconi, Gheddafi e la massima universale per non prendere posizione

«Sic transit gloria mundi»: ieri Silvio Berlusconi ha commentato la morte di Gheddafi con una citazione latina.

Più che il desiderio di glorificare il dittatore libico, la scelta della massima ecclesiale sembra dovuta alla volontà di non prendere una posizione precisa su un personaggio che, in un tempo non lontano, è stato assecondato, vezzeggiato, baciato.

Berlusconi si guarda bene dal pronunciare un’affermazione in prima persona (“credo”, “ritengo”, “farò”) e affida il suo commento all’impersonalità della massima eternamente vera, eternamente valida ed esageratamente inutile nel contesto specifico.


(“Oh con quale rapidità passa la gloria del mondo”, De Imitatione Christi; “Il mondo passa con la sua concupiscenza”, Giovanni, Prima lettera, 2.17)

venerdì 14 ottobre 2011

Berlusconi e il discorso della fiducia: presupposizione e ismo

Una presupposizione linguistica e un ismo nel discorso che il premier ha tenuto ieri in Parlamento per assicurarsi la fiducia.

Berlusconi ha escluso l’ipotesi del governo tecnico, sostenendo l’argomentazione del rispetto della volontà degli elettori:

«Quando la maggioranza e il suo leader perdono la fiducia, la parola torna agli elettori, questo è il sale della democrazia.»

Questa argomentazione preannuncia il passaggio seguente, che contiene una presupposizione linguistica:

«Mi domando: c’è in questo Parlamento qualche persona di buon senso che può davvero credere che un governo tecnico avrebbe più forza di un governo legittimo come questo davanti a una decisione difficile imposta da questa crisi?»

Ecco la presupposizione: il premier dà per scontato - lascia intendere - che il governo tecnico sia illegittimo, ossia “non valido per legge, contrario alle condizioni volute dalla legge”. Non è così.

Continuando il discorso, Berlusconi lancia un ismo:

«una crisi di governo al buio oggi determinerebbe la vittoria del partito declinista, catastrofista, speculativo in azione da mesi in Europa e in Italia.»

Il declinismo è il nuovo insulto per la sinistra. Pd: Partito democratico o Partito declinista? L’acronimo corrisponde e non è certo un caso.

venerdì 23 settembre 2011

Il verso quinario “tutta invidia/colpa dei media”

«È tutta invidia» dice la escort Terry De Nicolò nella sua intervista a L’ultimaparola di Rai 2 nella quale elogia il Gianpi-Tarantini uomo e imprenditore e condanna i suoi detrattori.

«È colpa dei media» risuona Berlusconi, commentando il declassamento dell’Italia da parte di Standard & Poor's.

“Tutta invidia –colpa dei media” suona bene: è un quinario. Sembra il verso di una poesia o di una canzone. Un tormentone che è diventato familiarmente fastidioso come il jingle di una pubblicità. Avete presente “a far l’amore comincia tu” dello spot Wind? Più o meno l’effetto è lo stesso.

La domanda è: possibile che non esistano argomentazioni meno banali?
E la risposta è semplice. Nello spazio mediatico la regola numero uno è evitare l’imbarazzo del vuoto, della non reazione.

Quando si è sotto accusa meglio reagire con una banalità che stare zitti.
È proprio il contrario della vita reale, dove nel 90% dei casi il silenzio è d’oro.

venerdì 9 settembre 2011

Aristotele e il fenomeno Berlusconi in "Silvio forever"

La proiezione di ieri sera del documentario "Silvio forever" su La7 ci ha fatto rivivere i momenti salienti dell'era Berlusconi. Per interpretare il fenomeno ci può aiutare Aristotele (wow!).

Mi spiego. Nell'intera berlusconeide ricorrono riferimenti alla vita privata del premier, che lui stesso cita per condividere con noi il suo mondo, reale o idealizzato: la mamma Rosa, il papà, le cinque zie suore, la tomba di famiglia progettata dall'artista Cascella, la passione per il calcio, l'amore per la famiglia, le parole che pronuncia alla sua stessa immagine davanti allo specchio (guarda caso dice: "mi piaccio"), l'hobby del giardinaggio, la passionaccia per le donne giovani e belle.

Una valanga di notazioni personali squadernate di fronte all'intero paese. Perché? La tecnica argomentativa di Silvio è basata su quello che Aristotele chiama pathos: una forma di persuasione che si basa sull'emotività. Berlusconi ha costruito il suo personaggio di padre-figlio-devoto-tifoso-latin-lover e ne ha fatto oggetto di una narrazione che ha appassionato e coinvolto la maggioranza dei cittadini-votanti.

Che gli elementi della narrazione siano reali non è poi così importante. È importante, invece, la costruzione di un personaggio che genera immedesimazione e simpatia negli elettori.

Aristotele distingue il pathos da altri due strumenti di persuasione: l'ethos e il logos. Il primo si basa sulla credibilità dell'oratore, il secondo sulla forza del ragionamento.


Nella comunicazione di tutti i politici - e di tutti noi - ethos, logos e pathos vengono messi in campo a seconda del contesto, ma il pathos sembra essere molto gettonato, soprattutto nella costruzione di un personaggio.

Berlusconi, dunque, non è solo con il suo pathos. Pensiamo a Obama, del quale proprio in questi giorni è uscito in Italia il libro "Di voi io canto", una lettera aperta dedicata alle sue figlie. Ma questo è già l'argomento di un un altro post.

sabato 18 giugno 2011

Berlusconi parla a una platea vuota. Potevano dirglielo, però

Il buffet è il nemico pubblico numero uno dei discorsi potenti. Non ci sono dubbi: gli oratori devono temerlo come le piattole, la rogna, la peste bubbonica.

Ieri Silvio Berlusconi è intervenuto telefonicamente a un convegno in Calabria, organizzato dalla fondazione John Motta.

Per un disguido tecnico banale, la telefonata del premier sembra sia arrivata quando il pubblico aveva abbandonato la platea per dirigersi al buffet (video).

Nella sala erano rimasti solo alcuni tecnici, il repubblicano Francesco Nucara e un avvocato della fondazione John Motta.

Perché nessuno ha detto nulla?

venerdì 1 aprile 2011

Berlusconi a Lampedusa, il paese della Cuccagna


Ieri il premier Silvio Berlusconi è andato a Lampedusa per rincuorare gli isolani, dimostrando loro che non sono soli ad affrontare l’emergenza degli immigrati dal Nord Africa.


Il suo discorso ai lampedusani è iniziato con una frase caratterizzata da retorica:


«Il presidente del Consiglio ha il vezzo di risolvere i problemi».


Il termine “vezzo” è usato con ironia, una figura retorica attraverso la quale si dice l’opposto di quello che s’intende. In questo caso è chiaro per tutti che “vezzo” = pregio.


Il resto del discorso trascina gli isolani in una narrazione a lieto fine che ha la struttura della fiaba: dal caos della terra invasa dai “barbari” al luogo in cui regnano il benessere, l’opulenza e il piacere. Punto culminante di questo cammino salvifico è la costruzione sull’isola di un casinò (con l’accento sulla o!).


Ecco i punti salenti della narrazione:


«Tra 60 ore Lampedusa sarà abitata solo dai lampedusani»


«Svuoteremo il centro di accoglienza e ci sarà sempre una nave attraccata al porto pronta a imbarcare i migranti che via via arriveranno»


«Ci vuole più colore, più pulizia e decoro: provvederemo a un rimboschimento dell'isola e da stamattina 140 militari del Genio sono al lavoro per ripulire la collina sopra il porto. Poi c'è la stagione turistica da preservare: abbiamo incaricato Rai e Mediaset di confezionare dei servizi per far sì che gli italiani vengano in questo paradiso»


«Vi concederemo una moratoria fiscale, bancaria e finanziaria per il disagio che avete patito. Non ci siamo dimenticati neppure dei pescatori: siamo in contatto con l'Eni che fornirà benzina a basso prezzo e faremo in modo che il primo carico sia gratuito» «Lampedusa diventerà una zona a burocrazia zero e chiederemo a Bruxelles l'istituzione di una zona franca nella quale non si paghino tasse per i prodotti importati ed esportati: per aprire un ristorante o un negozio basterà rispettare le leggi edilizie e sanitarie vigenti»


«A Lamperdusa apriremo un casinò». Boom. La descrizione corrisponde con il paese della Cuccagna, dove chi più dorme più guadagna.




Nell'immagine: Bruegel il vecchio, Il paese di Cuccagna, 1567