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mercoledì 30 dicembre 2015

Il gufetto e la prosopopea di Renzi

Le vie del populismo sono infinite. Nella conferenza stampa di fine anno, Matteo Renzi ha illustrato la “storia” del 2015, mettendo in campo un gufetto parlante nel ruolo del saccente e fastidioso antagonista. Una prosopopea, una figura retorica che consiste nel far parlare esseri inanimati o animali, proprio come avviene nelle favole. Il lupo tentatore di cappuccetto rosso, il grillo so-tutto-io di Pinocchio, fino ad arrivare ai tre porcellini che disquisiscono di tecniche architettoniche.
Al di là del giudizio politico – che non è oggetto di questo blog – con il gufetto il premier ha attivato almeno tre strategie classiche del populismo: il parlare agli occhi, rappresentando con un animale portatore di sfiga l’opposizione politica; la polarizzazione, obbligando l’uditorio a una scelta forzata (o con me o contro di me); l’individuazione di un nemico, costringendo chi non è d’accordo ad assumere il ruolo dello iettatore.

Per allontanare da sé l’etichetta di “populista”, Matteo ricorre a una battuta: “politica batte populismo quattro a zero”. Excusatio non petita?

venerdì 18 dicembre 2015

La versione di Boschi


Abbiamo di fronte il prossimo premier? Forse sì. Oggi Maria Elena Boschi, nel suo discorso sulla mozione di sfiducia, ha dimostrato capacità oratoria e tenuta psicologia. Una 34enne che non si è fatta intimidire dalle difficoltà della politica.
“Dov’è il favoritismo nell’aver fatto perdere a mio padre l’incarico?” è la domanda retorica del ministro.
Ma il punto emozionale del discorso arriva con l’Erlebnis, la narrazione personale che diventa storia universale. Uno stra-classico dell’oratoria:
“Lasciatemi dire però quello che ho nel cuore: io amo mio padre e non mi vergogno a dirlo. Mio padre è una persona per bene. Io sono fiera di lui e sono fiera di essere la prima nella famiglia Boschi a essersi laureata. Lui figlio di contadini che, per andare a scuola a diplomarsi, ogni giorno faceva 5 chilometri all’andata e 5 al ritorno e quaranta minuti di treno. Questa è la storia semplice, umile, ma forte della mia famiglia.”
Poi, una versione elegante dei “gufi e rosiconi” di Renzi:
“So che fare il ministro a 34 anni può attirare invidie e maldicenze. Non mi fanno paura.”
Non stentiamo a crederlo.

Tutto sulla retorica e l'oratoria, qui: http://www.perlaretorica.it/

domenica 13 dicembre 2015

Matteo Renzi alla Leopolda: l’oratoria del bicchiere strapieno


L’oratoria di Renzi non è definibile come “quella del bicchiere mezzo pieno”, ma come “quella del bicchiere strapieno”. Dopo averlo ascoltato, ci si chiede perché passiamo le giornate a lamentarci del nostro Paese e delle sue opportunità perdute. Ostentare ottimismo è una grandissima dote in politica e, più in generale, nella leadership. Renzi lo sa bene.
Continua...
http://www.perlaretorica.it/matteo-renzi-alla-leopolda-lor…/

martedì 1 settembre 2015

Il racconto di occupazione e crescita nel video-messaggio di Renzi

Dati-sulla-crescita-Istat=video-messaggio-sui-social. È questa la grammatica della modernità. I tempi contemporanei richiedono abilità oratorie che sono spesso sottovalutate. Non certo dal premier Renzi che, sempre puntuale, risponde all’appuntamento con l’arte del dire. La diffusione dei dati Istat sul lavoro è stata oggi prontamente accompagnata da un breve discorso alla nazione.
Leggi tutto su Huffingtonpost.

giovedì 13 novembre 2014

Come parla la donna più potente del mondo

Chi pensa che il connubio tra calcio e politica sia una prerogativa dell'oratoria maschile sbaglia. La regina dell'austerity Angela Merkel si serve del calcio per succhiarne la verve pop. Un topos, direbbero i retori, un'operazione tesa alla ricerca di una delle merci più preziose in politica: la simpatia verso il leader. Alla domanda "Con chi andrebbe a cena volentieri?" Angela si guarda bene dal replicare che avrebbe piacere di intrattenersi con un politico internazionale, un grande letterato o un premio Nobel. Niente di tutto questo. "Vicente del Bosque" è la sua risposta. La signora, che la classifica di Forbes ha indicato per quattro anni consecutivi come la più potente del mondo, ha bisogno dell'allenatore dell'allora invincibile nazionale di calcio spagnola per conquistare la sua dose quotidiana di popolarità.
Per leggere il resto vai qui.

giovedì 27 marzo 2014

Il vocabolario rischiatutto di Matteo Renzi

In un mese, Renzi ha usato parole che lo impegnano enormemente. Di seguito, solo alcuni tra i termini rischiatutto dei primi trenta giorni (e poco più) di governo. "Le parole sono pietre" scriveva Carlo Levi. Pietre che ipotecano il futuro del premier.
A
Auto blu. Sono il simbolo del privilegio che questo ambizioso Governo promette di combattere con mano ferma. Nella conferenza stampa del 12 marzo, Renzi ha annunciato la loro messa all'asta. Nel rilancio di un Paese dai conti disastrati, la vendita di 1.500 auto sembrerebbe marginale. Nell'oratoria renziana non lo è. Le auto blu assumono la dignità di star del discorso.
Se vuoi vedere le altre voci, vai su: http://www.huffingtonpost.it/flavia-trupia/il-vocabolario-rischiatutto-di-matteo-renzi_b_5035988.html?utm_hp_ref=italy

lunedì 27 maggio 2013

“NO. I giorni dell’arcobaleno”. Grande film sulla comunicazione politica

Ieri ho finalmente visto “NO. I giorni dell’arcobaleno”, il film di Pablo Larrain dedicato al referendum che nel 1988 ha, di fatto, liberato il Cile dalla dittatura di Pinochet.
È un grande film sulla comunicazione politica, nel quale il fronte del Sì e quello del NO si sfidano a colpi di spot pubblicitari.
Vince il No, che nega a Pinochet un nuovo mandato di otto anni.
La comunicazione pro-Pinochet era incentrata, tra l’altro, al raggiungimento della ricchezza individuale. Mi ha colpito una frase pronunciata dal pubblicitario assoldato dal Governo. La cito a memoria, sperando di non sbagliare:
“Tutti aspirano a essere ricchi. Ma non tutti lo diventano, solo qualcuno. È impossibile perdere quando tutti aspirano a essere quel qualcuno.”
Perdono. Per fortuna, la ricchezza non è la sola argomentazione possibile.