Se volete sapere tutto sui salti mortali retorici di questa notte dei due pesi massimi dell'oratoria, mi trovate su "L'Huffington Post". Cliccate il link sotto:
http://www.huffingtonpost.it/flavia-trupia/duello-romneyobama-le-par_b_2005634.html
Mi sono svegliata alle tre per seguire il terzo dibattito presidenziale su Sky. Ragazzi, che emozione! Obama ha dominato, è stato incredibile. Ma anche Romney è stato enorme. Se credete, commentatatemi o condividetemi su L'HufPost. Vi aspetto
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martedì 23 ottobre 2012
giovedì 18 ottobre 2012
Secondo scontro Obama – Romney: "Io ti spiezzo in due"
Nel secondo dibattito televisivo tra i due candidati alla Casa Bianca l'aggressività è stata la protagonista della serata. Obama ha cercato di far apparire Romney uno squalo in affari e in politica e Romney ha mostrato i muscoli nei confronti della Cina.
Il duello è stato condotto dalla giornalista della Cnn Candy Crowley alla Hofstra University. Rispetto al primo scontro a Denver, il confronto si è svolto davanti a un pubblico di cittadini-elettori incaricati di porre domande ai due candidati.
Obama era concentrato e grintoso, mentre Romney ha perso un po’ dell’affabilità dimostrata nel primo dibattito. Una gaffe ha funestato la prestazione del governatore, quando ha dichiarato che Obama non avrebbe dimostrato sufficiente durezza dopo l'assassinio dell'ambasciatore Stevens a Bengasi l'11 settembre. La moderatrice è intervenuta ricordando che Obama aveva parlato di "atto di terrore".
Seguendo il dibattito dal principio si nota come il governatore Romney dia inizialmente dimostrazione di empatia e sicurezza. Jeremy, uno studente di vent’anni, chiede ai due candidati se possono rassicurare i suoi genitori sul fatto che sarà in grado di trovare un lavoro dopo la laurea. Il governatore offre una risposta articolata e conclude:
“Quando ti laurei?”
[La risposta del ragazzo non si sente perché non usa il microfono.]
Romney ribatte con una captatio benevolentiae:
“2014. Nel 2014 suppongo che sarò presidente. E farò in modo che sia sicuro che tu abbia un lavoro. Grazie, Jeremy. Ci puoi scommettere!”
Candy Crowley chiede maggiori chiarimenti sul tema ai due candidati e Romney si avventura in una promessa ambiziosa e, da oratore navigato, non molla Jeremy che, in quel momento, rappresenta tutto il pubblico a casa:
“Abbiamo un programma di cinque punti che porterà all’America 12 milioni di posti di lavoro in quattro anni e l’aumento dei salari. Questo aiuterà Jeremy ad avere un lavoro quando uscirà dall’università. E aiuterà tutti i disoccupati del Paese”
Ma Obama gioca duro e ribatte. Un’anafora (la ripetizione di una serie di parole all’inizio del periodo) sottolinea la sua indignazione:
“il governatore Romney non ha un piano in cinque punti, ma un piano con un solo punto. Questo piano è assicurare che la gente al top possa giocare con regole diverse rispetto a quelle di tutti gli altri cittadini. Questa è stata la sua filosofia nel settore privato. Questa è stata la sua filosofia come governatore. Questa è la sua filosofia come candidato presidente. Puoi fare un sacco di soldi e pagare meno tasse di chi ha meno soldi di te. Puoi portare il lavoro all’estero e avere meno tasse da pagare. Puoi investire in una società, mandarla in bancarotta, lasciare a casa i lavoratori, strappare loro la pensione e continuare a fare soldi.”
Interessante l’uso della parola “filosofia” (philosophy). Usando questo termine, Obama mette in discussione l'onestà del governatore, la sua rettitudine morale, non solo le sue scelte politiche.
Anche in questo dibattito, come nel primo, Romney fa pesare il suo pragmatismo di imprenditore di successo:
“So bene quanto sia difficile avviare una piccola impresa. Ecco perché quello che farò sarà mirato a far crescere le piccole imprese ed aumentare i posti di lavoro.”
In ogni narrazione c'è un eroe e un anti-eroe. E Mitt lo sa bene. Nell'America post bellica, fino alla caduta del muro di Berlino, gli antagonisti erano i Russi. Ciò non avveniva solo nella politica, ma trovava una sua drammatizzazione anche al cinema, in televisione e nel linguaggio quotidiano. Chi non ricorda la minaccia "io ti spiezzo in due" pronunciata dal perfido Ivan Drago per intimorire Rocky nel film Rocky IV del 1985?
Sembra che Romney, per conquistare un ruolo da eroe, abbia bisogno di trovare un anti-eroe. L'esposizione della sua strategia economica assume toni volutamente poco diplomatici:
"Nel primo giorno da presidente nominerò la Cina sleale nel commercio [...]".
Romney rincara la dose quando la moderatrice gli chiede:
“L’Ipad, il Mac, l’Iphone sono fabbricati in Cina e una delle ragioni è che il lavoro è molto più economico. Come pensa di convincere le grandi aziende americane a riportare il lavoro in patria?”
Il governatore risponde:
“La Cina ha imbrogliato, in primo luogo tenendo basso il valore della moneta e in secondo luogo rubando la nostra proprietà intellettuale, il nostro design, i nostri brevetti, la nostra tecnologia. C’è persino un Apple Store in Cina che è contraffatto e vende merci contraffatte. Fanno hackeraggio nei nostri computer. […]. Dobbiamo rendere l’America il posto più attraente per gli imprenditori e per chi vuole espandere il business. È questo che porterà il lavoro qui."
Le campagne sono corse tra gli ostacoli delle gaffe, perché ogni parola fuori posto cancellerà le tante parole pronunciate al posto e al momento giusto ma, soprattutto, verrà usata contro di te. Senza pietà.
Obama riserva la sua arma letale alla battuta conclusiva. Usa in suo favore lo scivolone di Romney di qualche settimana fa che aveva tacciato di parassitismo il 47% degli americani. Il presidente affonda il coltello con un'ostentata cavalleria iniziale, introducendo il discorso con un'apparente dimostrazione di simpatia per lo sfidante:
"Sono convinto che il governatore Romney sia una brava persona. Ama la sua famiglia, crede della sua religione. Ma quando ha detto, a porte chiuse, che il 47 per cento degli americani ritiene di essere una vittima e rifiuta le proprie responsabilità, pensate a chi si riferiva. A gente che vive grazie alla Social Security e che ha lavorato tutta la vita, veterani che si sono sacrificati per il loro Paese, studenti che cercano di rendere reali i propri sogni, soldati che sono all’estero a combattere per noi, gente che lavora sodo e paga le tasse ma non guadagna abbastanza. [...] Io voglio lottare per loro.”
Obama spiezza in due Romney.
giovedì 4 ottobre 2012
Duello Obama vs Romney: Barack concentrato vs Mitt spontaneo (con arma letale nel finalino)
Un Romney impeccabile nel primo dibattito tra i candidati alla presidenza degli Stati Uniti, che si è tenuto ieri sera all'università di Denver. Lo sfidante è affabile, sereno, a tratti sornione ma senza mai perdere un’immagine di spontaneità. Obama, invece, è concentrato – troppo – e dimentica di sorridere. Sembra meno a suo agio, quasi sulla difensiva.
Il presidente rompe il ghiaccio con una nota leggera, una captatio benevolentiae, giocando la parte del perfetto maritino che tutte le donne vorrebbero:
“Tra i tanti punti di cui vorrei parlare questa notte il più importante è che vent’anni fa sono stato l’uomo più fortunato del mondo, perché Michelle Obama ha detto che mi avrebbe sposato. Quindi, amore [si rivolge alla moglie], ti auguro buon anniversario e ti prometto che la prossima volta non lo festeggeremo davanti a 40 milioni di persone.”
Ma Mitt Romney non lascia che le signore americane si commuovano. Gli “scippa” immediatamente la battuta:
“Auguri, signor presidente, credo che questo non sia il posto più romantico per festeggiarlo. Qui con me.”
Lo scippo di Romney si ripete nel corso del dibattito. Lo sfidante si rivolge alla middle class della quale Obama vorrebbe essere il paladino:
"Dopo quattro anni di presidenza ci lascia 23 milioni di disoccupati e una middle class impoverita".
Romney rincara la dose, giocando il ruolo del bravo imprenditore, che ha fatto bene per sé e può farlo anche per il suo Paese. La tesi è opinabile ma funziona sempre.
"Se è questo che volete, rieleggetelo, io vi indico una strada diversa perché amo il mio paese e conosco la ricetta per far ripartire l'occupazione, sono stato io stesso un creatore d'imprese."
Obama invece affida la sua assertività ai numeri e agli investimenti sul futuro:
“Nella più grave crisi degli ultimi 70 anni, dall'inizio del mio mandato però sono stati creati 4 milioni di posti di lavoro". “Il governatore Romney vuole ridurre le tasse sui ricchi, io voglio investire nell'istruzione, sto concludendo due guerre che ho ereditato, per orientare le nostre risorse verso la ricostruzione dell'America."
Interessanti le argomentazioni degli sfidanti sull’obamacare, la riforma sanitaria voluta da Obama che apre uno scambio di battute sulle due opposte visioni dei candidati: la solidarietà di Obama che, per Romeny, vuol dire assistenzialismo; il libero arbitrio di Romney che, per Obama, vuol dire crudele darwinismo sociale.
Il presidente sostiene: "Io credo in un'America che è la terra della libertà, ma dove il successo vero lo misuriamo quando riusciamo a farcela tutti insieme".
Romney ribatte:
“Ritengo che il governo non abbia la capacità di tenere i costi bassi. Infatti gente libera e libere imprese hanno maggiori capacità sulla riduzione dei prezzi del Governo.” “Il mercato privato e la responsabilità personale danno sempre risultati migliori.” “Sono colpito dalle capacità di creatività e di innovazione degli americani.” “Il mercato privato e la responsabilità personale funzionano sempre meglio.”
Nelle promesse finali Barack è generico, mentre Mitt sceglie di attaccare lo sfidante con un’argomentazione specifica che risveglia le antiche paure degli americani sul tema della sicurezza.
Obama:
“Quattro anni fa ho detto che non sono perfetto e che non sarei stato un presidente perfetto. Il governatore Romney pensa che io abbia mantenuto questa promessa. Ma ho anche promesso che avrei combattuto ogni singolo giorno per il popolo americano, per la classe media e per tutti coloro che si sforzano per raggiungerla. Se voterete per me vi prometto che combatterò con altrettanto vigore nel secondo mandato.”
Romney:
“Se il presidente verrà rieletto vedrete tagli drammatici alla difesa. Il segretario della difesa ha detto che sarebbero devastanti. Io non diminuirò l’impegno per i nostri militari. Farò in modo che l’America rimanga forte e che la classe media americana torni a lavorare.” È un atto linguistico che mira a produrre un effetto persuasivo, risvegliando l’apprensione dell’uditorio. Un’arma, l’apprensione, che lo sfidante si riserva per l’explicit.
Guarda il video.
mercoledì 12 settembre 2012
Slogan elettorali: “Forward” di Obama, “We built it” di Romney, “A time for greatness” di JF Kennedy
Gli americani sono maestri nella creazione di slogan elettorali. Quello della campagna 2012 di Obama è “Forward”.
Le giornate della convention repubblicana di Romney, invece, sono state contraddistinte da tre temi, uno al giorno:
“We believe in America ”
“We can do better”
“We built it”
Ho ritrovato un poster elettorale di Kennedy del 1960. Lo slogan ha un sapore biblico (Ecclesiaste 3):
“A time for greatness”
There is a time for everything,
and a season for every activity under the heavens:
a time to be born and a time to die,
a time to plant and a time to uproot,
a time to kill and a time to heal,
a time to tear down and a time to build,
a time to weep and a time to laugh,
a time to mourn and a time to dance […]
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