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venerdì 2 ottobre 2015

Quando “austerità” non era una parolaccia e le convergenze erano parallele


Compromesso storicolotta di classequestione moralevirilitàconvergenze parallele sono le parole della politica della prima Repubblica. Confrontate con #lavoltabuona e #grillocomerenzi ci danno immediatamente l’idea di come il mondo sia cambiato.
Meglio le parole della politica di ieri o quelle della politica di oggi? Il paragone è difficile, perché la frenesia mediatica della contemporaneità ha influenzato moltissimo il linguaggio. Ma una cosa è certa: mai sottovalutare le parole, perché raccontano la storia.Leggi l’articolo.

martedì 7 maggio 2013

Simply the best. Le migliori frasi in #andreottese


Andreotti ha lasciato un suo stile verbale, un suo frasario in puro “andreottese”, che fa rima (baciata) con “politichese”.
Tutte le sue freddure sono intrise di un pragmatismo spiazzante, credo sia questa la loro forza e, allo stesso tempo, la loro debolezza. Perché hanno il potere di sminuire, di riportare tutto ai numeri negativi che sono al di sotto del grado zero del realismo.
Ecco alcune delle sue battute suddivise sulle base degli espedienti linguistici utilizzati.

Ritmo
“Meglio tirare a campare che tirare le cuoia.”
A volte una battuta funziona perché, con un ritmo azzeccato, fotografa una filosofia di vita e un modo di intendere la politica.

Paradosso
“Il potere logora chi non ce l’ha.”
“Non basta avere ragione. Ci vuole qualcuno disposto a dartela.”
“I miei amici che facevano sport sono morti da tempo.”
“Ci sono due tipi di matti. Quelli che credono di essere Napoleone e quelli che credono di risanare le Ferrovie dello Stato.”
Un’apparente contraddizione, ci fa scoprire qualcosa di nuovo sulla realtà: il potere non è solo una responsabilità schiacciante ma può essere un afrodisiaco; è saggio chi è capace di raccogliere consensi, non chi sa più degli altri; quello che tutti pensano possa essere salutare, come lo sport, fa male; chi si propone grandi progetti è pazzo.

Ostentata ottusità
“So di essere di media statura, ma non vedo giganti intorno a me.”
“Aveva spiccato il senso della famiglia. Infatti ne aveva due e oltre.”
Ci sono battute che si basano su una ostentata, e falsa, incomprensione di un meccanismo linguistico, come confondere la statura con il livello morale o l’amore per la famiglia con la tendenza a farsene più di una.

Fughe semantiche
Quando gli chiesero se era vero che con Gelli, capo della P2, si telefonavano tutti i giorni rispose:
“Neanche con mia moglie, da fidanzati, ci sentivamo tutti i giorni.”
Quando gli chiesero come poteva essere amico di Gorbaciov e di Riina:
“Credo che Totò Riina sarà inorgoglito dall’equiparazione con Gorbaciov.”
Ti chiedono capra, rispondi cavoli. È un modo per fuggire a gambe levate da una domanda scomoda introducendo un nuovo argomento.

Antonomasia
“Nascosto nell’ombra c’è un Andreotti più Andreotti di me?”
L’autoironia è l’arma del pragmatico. Andreotti gioca sull’antonomasia che associa il suo nome a tutti i mali dell’Italia.
Sullo stesso stile gioca la frase che segue:
“A parte le guerre puniche mi viene attribuito veramente tutto.”

Infine, l’apoteosi del pragmatismo:
“A pensare male degli altri si fa peccato. Ma ci s’indovina.”