Visualizzazione post con etichetta rottamatori. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta rottamatori. Mostra tutti i post

martedì 25 settembre 2012

Matteo Renzi, ieri sera a Roma, va oltre la rottamazione

Gli slogan sono un’arma a doppio taglio. Offrono il favore della riconoscibilità ma rischiano di ingabbiare in un cliché il personaggio cui sono legati. Lo sa bene Matteo Renzi, sfidante alle primarie del Pd, che cerca di non farsi intrappolare dalla felice, ma potenzialmente asfittica, trovata della “rottamazione” (vedi post del 9 novembre 2010).

Ieri sera a Roma - in un Auditorium della Conciliazione strapieno in cui campeggiava un’enorme scritta “Adesso!” - Renzi ha orientato il suo sforzo argomentativo su un concetto: la rottamazione è un punto di partenza, non di arrivo. L’”Adesso!-pensiero” non si riduce alla distruzione del passato ma guarda alla costruzione del futuro.

L’equazione Renzi = rottamatore ha funzionato alla grande, facendo salire il sindaco di Firenze agli onori della politica nazionale. Ma era necessario un passo avanti, una via di uscita per evitare di scivolare nel magma dell’antipolitica.

La via scelta da Matteo è il “futuro”. Un tema che rischia, tuttavia, di essere terribilmente generico se non viene riempito di una progettualità puntuale. Lo sforzo di Renzi, ieri sera, è stato quello di concentrarsi su questa progettualità, fatta di Stati Uniti di Europa, di nuove regole per il merito, di razionalizzazione (non riduzione) della spesa pubblica e così via.

Se (se!) Renzi continuerà su questa strada, anche con qualche impopolare ma chiara presa di posizione, darà filo da torcere ai suoi avversari. Attento, Bersani.

domenica 20 novembre 2011

Focus sullo straniamento

Mi hanno chiesto di approfondire l’argomento “staniamento”. Lo faccio volentieri.

Lo straniamento è una deformazione degli automatismi del linguaggio.

Può essere considerato un esempio di straniamento la parola “rottamatori” che Matteo Renzi, sindaco di Firenze, utilizza per canzonare e denigrare i nostri attempati politici. Renzi prende in prestito un termine del mondo delle auto e lo incista nel linguaggio politico.

Un bell’esempio di straniamento in letteratura proviene della poetessa russa Anna Achmatova, che accosta l’ordinaria parola «cannuccia» al nobile termine «anima»:

Come con una cannuccia mi bevi l’anima.
Lo so, amaro e inebriante è il sapore,
ma il supplizio non turberò implorandoti.
(Anna Achmatova, 1911)

Nel caso delle pubblicità di Benetton “UnHate – Non odio” (vedi post precedente) lo straniamento si produce perché il linguaggio delle immagini accosta due mondi apparentemente in contrasto, suggerendo un punto in comune che spesso giace tramortito sotto uno spessa stratificazione di opportunità, politica, relazioni internazionali, false interpretazioni religiose. Quel punto in comune è l’amore.

martedì 9 novembre 2010

Zzzzz, le parole dormono. E i rottamatori di Renzi le risvegliano

Attenzione, non facciamo rumore: ci sono parole che dormono.

Sono le parole che vengono spesso usate nei discorsi: «auspichiamo il dovuto dialogo» o «un futuro con le radici nella storia».

Parallelamente ci sono gli insulti, contro gli avversari politici, contro i gay, contro gli stranieri, contro le donne. Dormono anch’essi per la loro banalità: ahimè, niente di nuovo, possiamo girarci dall’altra parte e continuare il nostro pisolino.

Poi, però, ci sono gli insulti creativi. I ribelli del Pd, capitanati dal sindaco di Firenze Matteo Renzi, si sono autodefiniti «rottamatori», perché vorrebbero mandare allo sfasciacarrozze il vetusto establishment del nostro Paese.

Il termine «rottamatori» in comunicazione funziona: si memorizza facilmente e riassume un sentimento diffuso tra gli italiani. Qual è il suo segreto? È uno straniamento.

In stilistica è una procedura che porta a deformare il linguaggio, creando una percezione inedita. È quanto succede prendendo in prestito l’espressione «rottamare» dal mondo delle auto usate e trasportandola nel mondo della politica.

Ok, ora ci siamo svegliati. Aspettiamo, però, i «costruttori».

Nel frattempo, vi vengono in mente o avete sentito insulti creativi?

Ecco un bell’esempio di straniamento della poetessa russa Anna Achmatova, che accosta l’ordinaria parola «cannuccia» al nobile termine «anima»:

Come con una cannuccia mi bevi l’anima.
Lo so, amaro e inebriante è il sapore,
ma il supplizio non turberò implorandoti.
(Anna Achmatova, 1911)