venerdì 8 aprile 2011

Dicorsi potenti a Radio 24, il 9 aprile e il 16 aprile alle 21,30

Segnalo la mia intervista a Radio 24 per il programma "La storia e la memoria" condotto da Dino Pesole. Sabato 9 aprile si parlerà dei discorsi potenti di Truman, De Gasperi e Obama e sabato 16 aprile di quelli di Clinton, King e Rosaria Schifani.

giovedì 7 aprile 2011

Cesare Geronzi e i soprannomi: la cronaca diventa fiction

Il linguaggio del potere è popolato di soprannomi, che rendono i protagonisti leggendari personaggi di una narrazione, di un racconto, di una fiction. Troviamo moltissimi esempi nel passato, come Ivan IV di Russia, detto Ivan il Terribile; Federico II, detto Stupor mundi (il mio preferito!); Giuseppe Garibaldi, l'Eroe dei due mondi. Tanti, tantissimi anche i soprannomi della storia contemporanea. Chi non ha in mente almeno uno dei soprannomi di Giulio Andreotti: Divo Giulio, il Gobbo, Belzebù? Molti, poi, ricorderanno il Dottor Sottile, Giuliano Amato; il Coniglio Mannaro, Forlani; il Cinghialone, Craxi. Alcuni nomignoli fanno sprofondare il personaggi cui sono attribuiti nella retorica del bar dello sport, come Cicciobello per Francesco Rutelli e Er Pecora per Teodoro Bontempo. Il numero di soprannomi e di epiteti di Cesare Geronzi è forse una testimonianza del grande potere che l'ex presidente delle Generali, ha (o ha avuto). Ce li ricorda Alberto Statera in un articolo su La repubblica di oggi: Uomo universale; Dottor Koch, dalla sede della Banca d'Italia che si trova a palazzo Koch; Penna Bianca. Colpisce, tra tutti, il soprannome Grande Taxi, che Cirino Pomicino aveva preso in prestito da Enrico Mattei, primo presidente dell'Eni, che sosteneva di usare i partiti italiani come un «taxi». Da Stupor mundi al Taxi: la storia fa il suo corso.

domenica 3 aprile 2011

Collana “La forza delle parole” de L’Espresso. Gandhi era retorico? Sì, senza dubbio

Una figura esile vestita con un panno bianco: è l’immagine che viene in mente a tutti noi quando sentiamo pronunciare il nome di Gandhi. Un uomo che si presentava nudo: senza la divisa della giacca e della cravatta, senza orpelli, senza artificio. Questa essenzialità ci porterebbe a pensare che i discorsi del grande leader indiano siano stati privi di retorica, asciutti come il loro oratore. Non è così. Gandhi è stato un retore raffinato. Il suo stile non era certo manieristico e sfarzoso, ma sapientemente congegnato e calibrato. Innanzitutto, è necessario dire che il Gandhi retore è stato il maestro della negazione che afferma, definisce e diventa slogan. È il caso della “non cooperazione” e della “non violenza”, due negazioni che affermano e definiscono forme di lotta consistenti nel rifiuto delle cariche pubbliche, nel boicottaggio dei prodotti britannici e nella disobbedienza civile da parte dei movimenti indipendentisti indiani. A scuola e sul lavoro ci hanno insegnato a non usare mai la negazione per lanciare un progetto, un’idea o un prodotto. È un consiglio ragionevole ma, a volte, infrangere le regole con intelligenza serve per sparigliare, colpire, lasciare il segno, creare uno slogan. Nel discorso sulla non cooperazione del 12 agosto 1920, riportato nel libretto pubblicato da L’Espresso, Gandhi fa sfoggio di una serie di domande retoriche, quesiti che non sono reali richieste di informazione, ma contengono una risposta predeterminata. Un esempio di domanda retorica dalla Bibbia: «Chi è Dio tranne il Signore?» Queste, invece, le domande retoriche di Gandhi: «[…] domando: è incostituzionale che io dica al Governo britannico: “rifiuto di servivi”? […]. È incostituzionale che un genitore ritiri i figli dalla scuola governativa o sostenuta dal governo? È incostituzionale che un avvocato dica: “non appoggerò più il braccio della legge finche quel braccio della legge viene usato non per elevarmi ma per svilirmi”? […] Domando: è incostituzionale che un poliziotto o un soldato dia le dimissioni quando sa che è chiamato a servire un governo che diffama i suoi stessi compatrioti? […] Ritengo e oso far presente che non vi è nulla di incostituzionale in questo. […] Sostengo che in tutto il progetto di non cooperazione non vi è nulla di incostituzionale.» La serie di domande retoriche si chiude con un ossimoro, un apparente contraddizione. È il governo britannico a essere incostituzionale: «unconstitutional Government».

venerdì 1 aprile 2011

Berlusconi a Lampedusa, il paese della Cuccagna


Ieri il premier Silvio Berlusconi è andato a Lampedusa per rincuorare gli isolani, dimostrando loro che non sono soli ad affrontare l’emergenza degli immigrati dal Nord Africa.


Il suo discorso ai lampedusani è iniziato con una frase caratterizzata da retorica:


«Il presidente del Consiglio ha il vezzo di risolvere i problemi».


Il termine “vezzo” è usato con ironia, una figura retorica attraverso la quale si dice l’opposto di quello che s’intende. In questo caso è chiaro per tutti che “vezzo” = pregio.


Il resto del discorso trascina gli isolani in una narrazione a lieto fine che ha la struttura della fiaba: dal caos della terra invasa dai “barbari” al luogo in cui regnano il benessere, l’opulenza e il piacere. Punto culminante di questo cammino salvifico è la costruzione sull’isola di un casinò (con l’accento sulla o!).


Ecco i punti salenti della narrazione:


«Tra 60 ore Lampedusa sarà abitata solo dai lampedusani»


«Svuoteremo il centro di accoglienza e ci sarà sempre una nave attraccata al porto pronta a imbarcare i migranti che via via arriveranno»


«Ci vuole più colore, più pulizia e decoro: provvederemo a un rimboschimento dell'isola e da stamattina 140 militari del Genio sono al lavoro per ripulire la collina sopra il porto. Poi c'è la stagione turistica da preservare: abbiamo incaricato Rai e Mediaset di confezionare dei servizi per far sì che gli italiani vengano in questo paradiso»


«Vi concederemo una moratoria fiscale, bancaria e finanziaria per il disagio che avete patito. Non ci siamo dimenticati neppure dei pescatori: siamo in contatto con l'Eni che fornirà benzina a basso prezzo e faremo in modo che il primo carico sia gratuito» «Lampedusa diventerà una zona a burocrazia zero e chiederemo a Bruxelles l'istituzione di una zona franca nella quale non si paghino tasse per i prodotti importati ed esportati: per aprire un ristorante o un negozio basterà rispettare le leggi edilizie e sanitarie vigenti»


«A Lamperdusa apriremo un casinò». Boom. La descrizione corrisponde con il paese della Cuccagna, dove chi più dorme più guadagna.




Nell'immagine: Bruegel il vecchio, Il paese di Cuccagna, 1567

Presentazione a Bruxelles di "Discorsi potenti": grazie a tutti

Ringrazio tutti coloro che hanno partecipato alla presentazione di "Discorsi potenti" alla libreria Piola di Bruxelles il 30 marzo 2011.

Sono stata molto felice e, lo confesso, molto emozionata.


Grazie ancora alle prodigiose organizzatrici, Laura Fallavollita e Mariachiara Esposito; ai potenti relatori, l'eurodeputato Graham Watson, il professore Andrea Pierucci e la moderatrice Barbara Roffi; ai mitici attori del reading, Emiliano Masala e Dominique Pattuelli; al vivace libraio, Jacopo Panizza.


Al prossimo appuntamento potente.

Flavia


Ps segnalo la mia intervista a Radio Alma di Bruxelles http://radioalma.blogspot.com/

venerdì 25 marzo 2011

Presentazione di Discorsi potenti a Bruxelles


Programma

Reading da a cura di Emiliano Masala e Dominique Pattuelli

Intervengono:

Graham Watson, deputato del Parlamento Europeo

Andrea Pierucci, Professore di organizzazione politica europea, Università di Napoli L’Orientale

Modera Barbara Roffi

Sarà presente l’autrice