lunedì 10 ottobre 2011
A Tv 2000, oggi alle 14,50, commento "Siate affamati, siate folli" di Steve Jobs
Oggi, alle 14,55, sono ospite di Tv 2000 per commentare il discorso "Siate affamati, siate folli" tenuto a Stanford da Steve Jobs nel 2005.
sabato 8 ottobre 2011
Left: copertina paradosso
giovedì 6 ottobre 2011
Steve Jobs
Un saluto a Steve Jobs: impernditore, inventore, oratore.
Per il discorso "Siate affamati, siate folli" guarda il post del 25 agosto su questo blog.
Per il discorso "Siate affamati, siate folli" guarda il post del 25 agosto su questo blog.
mercoledì 5 ottobre 2011
Oltre alle “mamme”, ci sono anche i “genitori”
Il tema del sessismo linguistico non mi ha mai appassionato. Sono una strenua sostenitrice dei diritti delle donne, ma credo che chiamare “sindaca” il sindaco donna o “ministra” la signora ministro non contribuisca granché alla causa.
Però. C’è un però. Da mamma non capisco perché ancora non riesca a prendere piede il concetto che i figli sono cresciuti da due individui: mamma e papà. Certo, a meno che non ci sia stato un lutto.
Oggi, la prima pagina de “La repubblica” promette qualche consiglio utile:
«Piccoli obesi crescono
un decalogo per mamme»
E i papà?
Non sarebbe meglio «un decalogo per genitori»? O un «decalogo» e basta? O quello che volete. Riabilitiamo questi papà, altrimenti - poverini - si offendono.
Però. C’è un però. Da mamma non capisco perché ancora non riesca a prendere piede il concetto che i figli sono cresciuti da due individui: mamma e papà. Certo, a meno che non ci sia stato un lutto.
Oggi, la prima pagina de “La repubblica” promette qualche consiglio utile:
«Piccoli obesi crescono
un decalogo per mamme»
E i papà?
Non sarebbe meglio «un decalogo per genitori»? O un «decalogo» e basta? O quello che volete. Riabilitiamo questi papà, altrimenti - poverini - si offendono.
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lunedì 3 ottobre 2011
Napolitano e il solenne richiamo al rispetto delle istituzioni
Dopo il vespaio seguito alla super dichiarazione di Della Valle di sabato, il presidente della Repubblica ha più volte richiamato gli italiani al rispetto delle istituzioni. Lo ha fatto con il suo linguaggio elegante e solenne e con il consueto tono aulico.
L'occasione è l'anniversario dell'eccidio di Marzabotto da parte dei nazisti:
«È un dovere per noi tutti perpetuare il ricordo di coloro che combatterono nelle fila della Resistenza, restituirono all'Italia il bene supremo della libertà e della dignità nazionale. A loro si deve se l'Assemblea costituente poté approvare, grazie alla convergenza di forze politiche diverse, la nostra carta fondamentale in cui sono enunciati i valori e i principi fondamentali cui si ispirarono quanti, sacrificando se stessi e la propria vita, hanno consegnato alle generazioni successive una Repubblica nuova e libera. Spetta a ciascuno di noi, in nome di quegli stessi principi, continuare ad amarla e consolidarla».
Colpisce il passato remoto ormai usato sempre meno, fatta eccezione per i siciliani; la ricercatezza del verbo perpetuare (immaginiamo Napolitano dire alla sua Clio "ti amerò perpetuamente", invece di "ti amerò per sempre"); il concetto dell'amore di patria che, Napolitano insiste, non può tramontare.
L'occasione è l'anniversario dell'eccidio di Marzabotto da parte dei nazisti:
«È un dovere per noi tutti perpetuare il ricordo di coloro che combatterono nelle fila della Resistenza, restituirono all'Italia il bene supremo della libertà e della dignità nazionale. A loro si deve se l'Assemblea costituente poté approvare, grazie alla convergenza di forze politiche diverse, la nostra carta fondamentale in cui sono enunciati i valori e i principi fondamentali cui si ispirarono quanti, sacrificando se stessi e la propria vita, hanno consegnato alle generazioni successive una Repubblica nuova e libera. Spetta a ciascuno di noi, in nome di quegli stessi principi, continuare ad amarla e consolidarla».
Colpisce il passato remoto ormai usato sempre meno, fatta eccezione per i siciliani; la ricercatezza del verbo perpetuare (immaginiamo Napolitano dire alla sua Clio "ti amerò perpetuamente", invece di "ti amerò per sempre"); il concetto dell'amore di patria che, Napolitano insiste, non può tramontare.
sabato 1 ottobre 2011
Della Valle, le parole della tirata d’orecchi e il finale a specchio
Reprimenda enfatica, ma non solenne quella di oggi di Diego Della Valle.
L’imprenditore marchigiano ha occupato le pagine pubblicitarie dei quotidiani italiani, inizialmente comprate per le pubblicità Tod’s, con un’intemerata dal titolo a caratteri cubitali:
«POLITICI ORA BASTA»
Qualche stralcio de testo (firmato “Diego Della Valle”):
«Lo spettacolo indecente ed irresponsabile che molti di voi stanno dando non è più tollerabile da gran parte degli italiani e questo riguarda la buona parte degli appartenenti a tutti gli schieramenti politici.»
«Rendetevi conto che tanti italiani non hanno più nessuna stima e nessuna fiducia in molti di Voi e non hanno più nessuna intenzione di farsi rappresentare da una classe politica che, salvo eccezioni, si è totalmente allontanata dalla realtà della cose e dai bisogni reali dei cittadini.»
«[la maggioranza della classe politica] è composta da persone incompetenti e non preparate che non hanno nessuna percezione dei problemi del Paese, della gravità del momento e tantomeno una visione mondiale degli scenari futuri che ci aspettano.»
Stile efficace. L’imprenditore utilizza un linguaggio semplice, parole di tutti i giorni. La forza del messaggio è nel rappresentare un sentimento contemporaneo, di farsi megafono della vox populi.
Non manca qualche destrezza retorica, come il finale speculare:
«Alla parte migliore della politica e della società che si impegnerà a lavorare seriamente in questa direzione, credo che saremo in molti a dire grazie.
A quei politici, di qualunque colore essi siano, che si sono invece contraddistinti per la totale mancanza di competenza, di dignità e di amor proprio per le sorti del Paese, saremo sicuramente in molti a volergli dire di vergognarsi.»
“in molti a dire grazie” - “in molti a volergli dire di vergognarsi”. Ecco lo specchio.
L’imprenditore marchigiano ha occupato le pagine pubblicitarie dei quotidiani italiani, inizialmente comprate per le pubblicità Tod’s, con un’intemerata dal titolo a caratteri cubitali:
«POLITICI ORA BASTA»
Qualche stralcio de testo (firmato “Diego Della Valle”):
«Lo spettacolo indecente ed irresponsabile che molti di voi stanno dando non è più tollerabile da gran parte degli italiani e questo riguarda la buona parte degli appartenenti a tutti gli schieramenti politici.»
«Rendetevi conto che tanti italiani non hanno più nessuna stima e nessuna fiducia in molti di Voi e non hanno più nessuna intenzione di farsi rappresentare da una classe politica che, salvo eccezioni, si è totalmente allontanata dalla realtà della cose e dai bisogni reali dei cittadini.»
«[la maggioranza della classe politica] è composta da persone incompetenti e non preparate che non hanno nessuna percezione dei problemi del Paese, della gravità del momento e tantomeno una visione mondiale degli scenari futuri che ci aspettano.»
Stile efficace. L’imprenditore utilizza un linguaggio semplice, parole di tutti i giorni. La forza del messaggio è nel rappresentare un sentimento contemporaneo, di farsi megafono della vox populi.
Non manca qualche destrezza retorica, come il finale speculare:
«Alla parte migliore della politica e della società che si impegnerà a lavorare seriamente in questa direzione, credo che saremo in molti a dire grazie.
A quei politici, di qualunque colore essi siano, che si sono invece contraddistinti per la totale mancanza di competenza, di dignità e di amor proprio per le sorti del Paese, saremo sicuramente in molti a volergli dire di vergognarsi.»
“in molti a dire grazie” - “in molti a volergli dire di vergognarsi”. Ecco lo specchio.
Sineddoche e anafora per i giovani della Confindustria

I giovani (e i vecchi) della Confindustria hanno attaccato il Governo. Lo hanno sfidato pubblicamente non invitando i suoi rappresentanti all’annuale convegno di Capri.
«Non inviteremo più i politici. Basta passerelle» ha dichiarato Jacopo Morelli, presidente dei giovani industriali.
Morelli usa una sineddoche, una figura retorica sempre efficace che abbiamo già incontrato in questo blog. Vi ricordate il “predellino”?
La sineddoche consente di trasferire “il significato di una parola a un’altra, in base a un rapporto di contiguità*”.
E la vena retorica dei confindustriali non finisce qui. Jacopo Morelli prosegue con un’anafora, la ripetizione di una parola all’inizio della frase.
«Avevamo fatto proposte, ma zero risposte […]. Zero risposte. Zero politici»
Non fa una piega.
«Non inviteremo più i politici. Basta passerelle» ha dichiarato Jacopo Morelli, presidente dei giovani industriali.
Morelli usa una sineddoche, una figura retorica sempre efficace che abbiamo già incontrato in questo blog. Vi ricordate il “predellino”?
La sineddoche consente di trasferire “il significato di una parola a un’altra, in base a un rapporto di contiguità*”.
E la vena retorica dei confindustriali non finisce qui. Jacopo Morelli prosegue con un’anafora, la ripetizione di una parola all’inizio della frase.
«Avevamo fatto proposte, ma zero risposte […]. Zero risposte. Zero politici»
Non fa una piega.
*Marchese A. (1990), Dizionario di retorica e stilistica, Mondadori, Milano.
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