Bufera sul web per l’affermazione di ieri sera del premier Monti che, ospite a Matrix, ha detto:
«I giovani devono abituarsi all’idea che non avranno un posto fisso per tutta la vita. Del resto, diciamo la verità, che monotonia un posto fisso per tutta la vita. È più bello cambiare.» (
video).
È vero, tutta la vita nello stesso posto di lavoro è una gran noia. È vero anche, però, che le condizioni della flessibilità devono essere diverse da quelle attuali.
Come la mettiamo con le
banche che adorano la monotonia del posto fisso, quando si tratta di concedere un mutuo anche risicato? E come la mettiamo con le
malattie? Facciamo corna, certo, ma chi darà lo stipendio a un simpaticone malato che, per evitare di perdere la sua verve a causa del tedio del posto fisso, si trova a casa senza stipendio perché non ha alcuna copertura? Lasciamo perdere la
maternità, per evitare di metterci a piangere.
Ma questo lo sa anche Monti che aggiunge:
«le sfide devono essere in condizioni accettabili e questo vuol dire che bisogna tutelare un po’ meno chi oggi è ipertutelato, tutelare un di po’ di più chi oggi è quasi schiavo nel mercato del lavoro».
Bastava dire questo.
Tirare fuori la storia della monotonia assume un valore grottesco nella situazione attuale. E credo non sia il modo corretto per parlare ai ragazzi, che devono essere sì spronati, ma anche incoraggiati. La presentazione delle prospettive negative porta solo all’autocommiserazione che è inutile e dannosa.
A mio avviso bisogna ricordare ai giovani che tutte le generazioni hanno affrontato difficoltà anche di gran lunga peggiori di quelle che sta incontrando quella attuale: mio padre, da bambino, non aveva le scarpe; mio suocero viveva in una baracca sulle sponde del Tevere (il bagno era un buco per terra).
Non sarà facile, ma anche questa generazione riuscirà a emergere e a farsi strada se Monti ci assicura che non verranno prese decisioni scellerate.
Oggi su La Repubblica
Arianna Huffington, direttore dell’Huffington Post, commenta la recessione americana ed Europea.
«In Europa, come in America, abbiamo un disperato bisogno […] dell’ottimismo, dell’innovazione e della creatività»
Quale ottimismo, quale innovazione e quale creatività nascono dall’autocommiserazione?