mercoledì 6 marzo 2013

“Almeno sono onesti”. Il gangnam style del dopo voto


Nei media, negli uffici, nei bar tutti commentano le elezioni.
Il ritornello che ossessiona le nostre menti come un gangnam style è riferito ai girillini, la cui inesperienza genera qualche preoccupazione nei cittadini schifati dai soliti politicanti ma, allo stesso tempo, impensieriti dall’ondata di dilettantismo.
Il rito di rassicurazione collettiva consiste nella ripetizione infinita del ritornello “almeno sono onesti”.  
L’onestà dovrebbe essere il grado zero. È diventata il grado più alto della scala della fiducia e della delega. Strano destino di una parola. E di un Paese.




lunedì 4 marzo 2013

Titoli tossici: un articolo sul mestiere del ghostwriter

http://www.scribd.com/doc/128337444/Titoli-Tossici-Il-Mercato-Segreto-Dei-Ghostwriter-La-Repubblica-04-03-2013

giovedì 21 febbraio 2013

Giaguari, nipotini, bufale. Il rhetoric checking della campagna elettorale

In questa campagna abbiamo familiarizzato con il fact checking, la verifica delle affermazioni pubbliche dei candidati, questo post propone invece il rhetoric checking, l'individuazione degli espedienti del dire, messi in campo dagli sfidanti.
Lente di ingrandimento su Berlusconi, Monti, Giannino, Grillo, Bersani, Ingroia. Leggi tutto su Huffington post:
http://www.huffingtonpost.it/flavia-trupia/tra-giaguari-nipotini-e-bufale-il-rhetoric-checking-della-campagna-elettorale_b_2718376.html#

venerdì 15 febbraio 2013

#sanctusremus Roberto Baggio, foolish, hungry

Ieri sera a Sanremo Baggio ha dedicato una lettera ai giovani. Un campione imbarazzato, chino sul foglio, talvolta impacciato. Ma ricordiamo che Cicerone ammoniva gli oratori che non si sentivano intimiditi al momento dell’esordio del loro discorso, perché l’arte del dire era diventata per loro una fredda routine. Non è stato così per Roberto Baggio che, malgrado l’emozione, è riuscito a comunicare affetto e sincerità.

L’incipit del discorso è un’excusatio associata a una captatio benevolentiae:
“So che i giovani non amano i consigli. Anch’io ero così.”

L’espediente narrativo utilizzato è quello delle parole. Cinque parole per cinque insegnamenti sulla vita:
“Vorrei invitare i giovani a riflettere su alcune parole. La prima è passione. […] guardatevi dentro e la troverete.

Baggio inserisce la narrazione di un’esperienza personale, di un suo vissuto familare. Un Erlebnis:
“La seconda è gioia . […] Ricordo la gioia del volto stanco di mio padre e del sorriso di mia madre nel metterci, la sera, tutti e dieci intorno a una tavola apparecchiata.”

La terza parola introduce una verità rassicurante ma, allo stesso tempo, un invito al fare: sbagliare è normale, inutile piangersi addosso:
“La terza è coraggio. È fondamentale essere coraggiosi e imparare a vivere credendo in voi stessi. Avere problemi e sbagliare è semplicemente una cosa naturale. È necessario non farsi sconfiggere. La cosa più importante è sentirsi soddisfatti, sapere di aver dato tutto, di avere fatto del proprio meglio, a modo vostro e secondo le vostre capacità.”

Con “successo”, la quarta parola, Baggio sdogana un termine che, nella società attuale, ha assunto un’accezione negativa perché spesso legata ai concetti di affermazione della propria vanità e di scorciatoia per ottenerlo. Baggio ci ricorda che inseguire il “successo” può semplicemente significare avere legittime ambizioni. Sacrosante ambizioni:
“La quarta è successo. Se seguite gioia e passione, allora si può anche parlare di successo, di questa parola che sembra essere rimasta l’unico valore nella nostra società. Ma cosa vuol dire avere successo? Per me vuol dire realizzare nella vita quello che si è, nel modo migliore.”

Ancora una narrazione personale, un Erlebnis, insieme a un paradosso, il sacrificio “non è una brutta parola”:
“La quinta parola è “sacrificio”. Ho subìto da giovane incidenti alle ginocchia che mi hanno creato problemi e dolori per tutta la carriera. Sono riuscito a convivere con quei dolori grazie al sacrificio che, vi assicuro, non è una brutta parola. Il sacrificio è l’essenza della vita. La porta per capirne il significato […]. Non credete a ciò che arriva senza sacrificio, non fidatevi […]. Coloro che fanno sforzi continui sono sempre pieni di speranza. Abbracciate i vostri sogni e inseguiteli.”

Non male la versione made in Italy di “Stay Folish, Stay Hungy di Jobs.

mercoledì 13 febbraio 2013

Obama cita Kennedy

Nel discorso sullo Stato dell'Unione, Obama ha citato Kennedy:

"Cinquant'anni fa, John F. Kennedy ha dichiarato a questa Camera che 'la Costituzione non ci rende rivali per il potere ma alleati per il progresso.' E' il mio compito."

Testo completo

Dio, la vita e la maglietta

Nel primo discorso dopo le dimissioni, Benedetto XVI parla delle priorità della vita:

"Ognuno dovrebbe chiedersi allora: che posto ha Dio nella mia vita? E' Lui il Signore o sono io? Superare la tentazione di sottomettere Dio a sé e ai propri interessi o di metterlo in un angolo e convertirsi al giusto ordine di priorità, dare a Dio il primo posto, è un cammino che ogni cristiano deve percorrere."
“Convertirsi, un invito che ascolteremo molte volte in Quaresima, significa seguire Gesù in modo che il suo Vangelo sia guida concreta della vita..."

Una scritta su una maglietta diceva: "Dio esiste. Ma non sei tu. Rilassati".

Testo integrale

Non di solo pane vivrà l'uomo

Nel suo primo discorso dopo le dimissioni, Benedetto XVI cita il passo del Vangelo sulle tentazioni di Gesù.
Ecco il testo:

1 Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. 2 E, dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. 3 E il tentatore, avvicinatosi, gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, ordina che queste pietre diventino pani». 4 Ma egli rispose: «Sta scritto: "Non di pane soltanto vivrà l'uomo, ma di ogni parola che proviene dalla bocca di Dio"».
5 Allora il diavolo lo portò con sé nella città santa, lo pose sul pinnacolo del tempio, 6 e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù; poiché sta scritto:
"
Egli darà ordini ai suoi angeli a tuo riguardo,
ed essi ti porteranno sulle loro mani,
perché tu non urti con il piede contro una pietra
"».
7 Gesù gli rispose: «È altresì scritto: "Non tentare il Signore Dio tuo"».
8 Di nuovo il diavolo lo portò con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria, dicendogli: 9 «Tutte queste cose ti darò, se tu ti prostri e mi adori». 10 Allora Gesù gli disse: «Vattene, Satana, poiché sta scritto: "Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi il culto"».
11 Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli si avvicinarono a lui e lo servivano.
Matteo (4,1-11)