Il 28 maggio alle 17 sarò ospite degli Stati Generali della Comunicazione Politica alla Luiss Guido Carli. Si parlerà di satira e "popolarizzazione".
venerdì 17 maggio 2013
lunedì 13 maggio 2013
Letta e la felicità del dire; Boccassini e l’infelicità del dire
“Come ho detto che non avrei fatto un
esecutivo a tutti i costi, così oggi ti dico che non andrò avanti a tutti i
costi.”
Nel pulmino che porta i
ministri al ritiro di Sarteano, Enrico Letta ha usato queste parole per esprimere
il suo disappunto nei confronti della manifestazione del Pdl contro i giudici.
Essere pronti a mollare
tutto è un’argomentazione che ha la sua efficacia. Porta chi la pronuncia a
conquistare una condizione di felicità
del dire, di vantaggio, di autorevolezza in uno specifico contesto. C’è
però un effetto collaterale: il rischio di dover mollare tutto.
“La minore, extracomunitaria, persona
– lo ripeto – intelligente, furba, di quella furbizia proprio orientale…”
Nella requisitoria nel
corso del processo Ruby, Ilda Boccassini ha definito in questo modo quella che
al tempo era una ragazzina, perché una diciassettenne è sempre una ragazzina. È
stata una gaffe, non ci sono dubbi. Ma la Boccassini ha perso autorevolezza, felicità del dire.
Parole felici e parole
infelici. Il dire non è mai neutro. O meglio lo è se è insapore e inodore, come
quando “si auspica il dovuto dialogo”. Con l’auspicio del dovuto dialogo non si
sbaglia mai, ma si dice poco o niente.
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martedì 7 maggio 2013
Simply the best. Le migliori frasi in #andreottese
Andreotti ha lasciato un
suo stile verbale, un suo frasario in puro “andreottese”, che fa rima (baciata) con “politichese”.
Tutte le sue freddure sono
intrise di un pragmatismo spiazzante, credo sia questa la loro forza e, allo
stesso tempo, la loro debolezza. Perché hanno il potere di sminuire, di
riportare tutto ai numeri negativi che sono al di sotto del grado zero del
realismo.
Ecco alcune delle sue
battute suddivise sulle base degli espedienti linguistici utilizzati.
Ritmo
“Meglio
tirare a campare che tirare le cuoia.”
A volte una battuta
funziona perché, con un ritmo azzeccato, fotografa una filosofia di vita e un
modo di intendere la politica.
Paradosso
“Il potere
logora chi non ce l’ha.”
“Non basta
avere ragione. Ci vuole qualcuno disposto a dartela.”
“I miei
amici che facevano sport sono morti da tempo.”
“Ci sono due
tipi di matti. Quelli che credono di essere Napoleone e quelli che credono di
risanare le Ferrovie dello Stato.”
Un’apparente contraddizione,
ci fa scoprire qualcosa di nuovo sulla realtà: il potere non è solo una
responsabilità schiacciante ma può essere un afrodisiaco; è saggio chi è capace
di raccogliere consensi, non chi sa più degli altri; quello che tutti pensano
possa essere salutare, come lo sport, fa male; chi si propone grandi progetti è
pazzo.
Ostentata ottusità
“So di
essere di media statura, ma non vedo giganti intorno a me.”
“Aveva
spiccato il senso della famiglia. Infatti ne aveva due e oltre.”
Ci sono battute che si basano
su una ostentata, e falsa, incomprensione di un meccanismo linguistico, come
confondere la statura con il livello morale o l’amore per la famiglia con la
tendenza a farsene più di una.
Fughe semantiche
Quando gli chiesero se era
vero che con Gelli, capo della P2, si telefonavano tutti i giorni rispose:
“Neanche con
mia moglie, da fidanzati, ci sentivamo tutti i giorni.”
Quando gli chiesero come
poteva essere amico di Gorbaciov e di Riina:
“Credo che
Totò Riina sarà inorgoglito dall’equiparazione con Gorbaciov.”
Ti chiedono capra,
rispondi cavoli. È un modo per fuggire a gambe levate da una domanda scomoda
introducendo un nuovo argomento.
Antonomasia
“Nascosto
nell’ombra c’è un Andreotti più Andreotti di me?”
L’autoironia è l’arma del
pragmatico. Andreotti gioca sull’antonomasia che associa il suo nome a tutti i
mali dell’Italia.
Sullo stesso stile gioca
la frase che segue:
“A parte le
guerre puniche mi viene attribuito veramente tutto.”
Infine, l’apoteosi del
pragmatismo:
“A pensare male degli altri si fa peccato. Ma ci s’indovina.”
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giovedì 25 aprile 2013
#Streaming: con la metafora del freezer. #Letta esce a testa alta
Enrico Letta esce a testa
alta dal temibile incontro in streaming con i rappresentanti del Movimento 5
Stelle.
Inizia con una excusatio propter infirmitatem, ammettendo
la propria consapevolezza di affrontare una sfida complessa:
“Mi trovo di fronte a un compito nuovo e irto di difficoltà.”
Tuttavia,
chiarisce immediatamente che non lascerà spazio all’inesperienza dei parvenue delle istituzioni con una metafora
che, allo stesso tempo, è un’allusione
alla predilezione dei 5 Stelle nei confronti della verginità politica:
“I ministri non devono fare scuola guida.”
Il grillino Nuti ribatte
utilizzando la stessa metafora:
“In Italia ci sono molti che hanno la patente ma che non sanno
guidare bene.”
Ma
un Letta in piena forma non cade nel tranello:
“Cercherò di mettere persone competenti.”
“Non ho detto con 40 anni di esperienza.”
Poi,
mette alle strette Crimi e Lombardi con una serie di metafore: il “congelamento” che,
in altri passaggi, diventa “freezer” e “saracinesca”:
“Se le nostre istituzioni sono al degrado è perché non sono in
grado di decidere. È un danno per i cittadini.”
“Scongelate le vostre posizioni dai no.”
“Vorremmo
trovare un modo di parlarvi, non di discutere come in un grande freezer.”
“C’è questa
saracinesca abbassata.”
È
un modo per distribuire le responsabilità e un monito, per evitare di consegnare
“ai cittadini un nulla di fatto”.
Roberta
Lombardi tenta il colpo, consegnando all’incaricato premier la proposta di legge
del Movimento sui rimborsi elettorali. Letta ringrazia, la prende e non
commenta.
In
chiusura, Enrico Letta vuole dare una stoccata a Grillo che nel suo blog oggi
ha pubblicato un requiem della Repubblica italiana, espresso con un’anafora:
“Il 25 aprile è morto.
Nella nomina a presidente del Consiglio di un membro del Bilderberg
il 25 aprile è morto, nella grassa risata del piduista
Berlusconi in Parlamento
il 25 aprile è morto, nella distruzione dei nastri delle
conversazioni tra Mancino e Napolitano
il 25 aprile è morto”
Letta è caustico:
“Dite a Beppe Grillo che Dio è morto ma che dopo tre giorni è
risorto.”
Un riferimento al Pd?
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mercoledì 17 aprile 2013
Un mese di Francesco: habemus comunicatorem
Il "papa buonasera" è un oratore di altissimo livello: raffinato, preciso, diretto, alla portata di tutti. Un comunicatore nato. In un mese di pontificato, le sue parole hanno tracciato una linea precisa. Hanno avuto la capacità di mordere la realtà, mettendo a nudo sentimenti, paure e debolezze. Anche personali.
Se vuoi sapere tutto sullo stile di Francesco in un mese di pontificato, vai qui:
http://www.huffingtonpost.it/flavia-trupia/papa-francesco-habemus-comunicatorem_b_3090454.html
Se vuoi sapere tutto sullo stile di Francesco in un mese di pontificato, vai qui:
http://www.huffingtonpost.it/flavia-trupia/papa-francesco-habemus-comunicatorem_b_3090454.html
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venerdì 12 aprile 2013
Esce un libro di Autieri sulle consulenze della pubblica amministrazione. Ma sono tutte oro?
Nella lingua esiste una coppia di fatto: Consulenza e Oro. Di solito si riferisce alle consulenze della pubblica amministrazione che vengono viste con sospetto, diffidenza, talvolta anche con disprezzo. Gli articoli di giornale tuonano: 10 mila euro a Tizio; 20 mila euro a Caio.
Forse non tutti sanno che 10 mila euro per un consulente si riducono, di fatto, alla metà. Sì, perché il consulente deve pagarsi la pensione, accantonare per eventuali malattie e, se è donna, per la maternità, pagare le tasse.
Scrivo questo post perché faccio parte della categoria dei consulenti: per il settore pubblico e per il privato. Vi assicuro che non siamo una manica di nullafacenti e di raccomandati. Ce ne sono, certo. Ma non siamo tutti così. Siamo invece persone che se non si aggiornano in continuazione se ne vanno a casa e che cercano di non dire mai “no” (per lo stesso motivo citato sopra). Siamo persone, infine, il cui compenso è pubblico, perché il valore economico dei nostri contratti è online. Mentre quello dei dipendenti non lo è. Mi chiedo perché.
Lo dico a Daniele Autieri che esce oggi con un libro dedicato a questo tema e che si intitola Il saccheggio (Castelvecchi): “Daniele, scoppiamo la coppia Consulenza-Oro!”.
martedì 9 aprile 2013
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