Su Huffingtonpost le migliori gaffe 2013.
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http://www.huffingtonpost.it/flavia-trupia/la-hit-parade-delle-gaffe-made-in-italy-2013_b_4516096.html
lunedì 30 dicembre 2013
domenica 8 dicembre 2013
Violenza, comunismo e discriminazione: la versione di Nelson Mandela
Madiba ci ha lasciato, ma
le sue parole sono ancora tra noi. Discorsi Potenti lo ricorda con l’allocuzione
del processo
di Rivonia, tenuta il 20
aprile 1964.
Mandela è in carcere e,
insieme al gruppo dirigente dell’African National Congress, viene accusato di
sovversione e terrorismo. Si difende con un discorso della durata di quattro ore.
Sono tre i temi chiave dell’allocuzione:
le motivazioni che hanno portato l’African National Congress a ricorrere alla violenza
nella lotta contro l’Apartheid, il rifiuto dell’accusa di comunismo, la condanna alla discriminazione
nei confronti della popolazione nera del Sudafrica.
Mandela conduce con
pacatezza il ragionamento.
Il primo tema è certamente
il più spinoso per un leader politico che intende essere anche una guida morale
del suo Paese. Il ricorso alla violenza come forma di lotta viene supportata
da un’argomentazione che intende condurre
chi ascolta a considerare il sabotaggio e la guerriglia mali minori per evitare
il terrorismo.
“Noi dell’ANC [African National
Congress] abbiamo sempre sostenuto l’idea di una democrazia non razziale e ci
siamo astenuti da qualsiasi azione che potesse creare tra le nostre razze una
distanza ancor più grande di quella già esistente. […] Quando alcuni di noi
discussero la questione nel maggio e nel giugno del 1961, fu impossibile negare
che la nostra politica volta al raggiungimento di uno Stato non razziale
attraverso la non violenza non avesse portato a niente, e che i nostri
sostenitori iniziavano a perdere fiducia in questa linea politica e stavano
elaborando allarmanti idee terroristiche.”
“Dopo una lunga e tormentata
valutazione della situazione sudafricana, io e alcuni colleghi giungemmo alla
conclusione che, poiché la violenza nel Paese era ormai inevitabile, sarebbe
stato irrealistico e sbagliato per i leader africani continuare a predicare la
pace e la non violenza in un momento in cui il governo rispondeva con la forza
alle nostre richieste pacifiche. […] Nel manifesto dell’Umkhonto [ala militare
dell’ANC], pubblicato il 16 dicembre 1961, dichiaravamo:
«Nella vita di ogni nazione c’è un
momento in cui rimangono soltanto due alternative: sottomettersi o lottare»”
Per il secondo tema, il
rifiuto dell’accusa di comunismo, Mandela ricorre a un paragone che lascia poco spazio alla
replica.
“Un’altra accusa avanzata dal
pubblico ministero è che gli obiettivi e gli scopi dell’ANC fossero gli stessi
del Partito Comunista. […] In nessun momento della sua storia l’ANC ha
sostenuto la necessità di un cambiamento rivoluzionario nella struttura
economica del Paese, né, a quanto ricordi, ha mai condannato la società
capitalista. […]
È vero che c’è stata spesso una
stretta collaborazione tra ANC e Partito Comunista, ma tale collaborazione è
semplicemente la prova di un obiettivo comune, in questo caso l’abolizione
della supremazia dei bianchi, e non di una totale comunione di interessi.
Ecco che arriva il
paragone.
“La storia mondiale è piena di esempi
analoghi. Forse il più eclatante è quello della collaborazione tra Gran
Bretagna, Stati Uniti d’America e Unione Sovietica nella lotta contro Hitler.
Nessuno, eccetto Hitler, avrebbe osato insinuare che tale collaborazione
rendesse Churchill o Roosvelt dei comunisti o degli strumenti del comunismo, né
che la Gran Bretagna e l’America si stessero adoperando per creare un mondo
comunista.”
Il discorso al processo di
Rivonia è per Mandela anche un’occasione per sottolineare l’assurdità della
discriminazione. Per farlo usa l’espediente retorico dell’esempio.
“Ogni volta che c’è da trasportare o
da pulire qualcosa, l’uomo bianco si guarda intorno in cerca di un africano che
lo faccia al posto suo, indipendentemente dal fatto che questi sia al suo
servizio oppure no. […] I bianchi tendono a considerare gli africani come
appartenenti a una specie diversa. Non li vedono come persone che hanno una
famiglia, non si rendono conto che provano emozioni, che si innamorano proprio
come i bianchi, che desiderano stare con la moglie e i figli proprio come i
bianchi, che vogliono guadagnare abbastanza da mantenere adeguatamente la loro
famiglia, da nutrire i figli, vestirli e mandarli a scuola.”
I neri di Mandela avevano diritto alla loro “fetta di Sudafrica”. Le sue parole ci ricordano come tutti, anche gli ultimi,
abbiamo diritto alla loro fetta di mondo.
http://www.youtube.com/watch?v=-CNewYDzeDg
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lunedì 2 dicembre 2013
Grillo e i suoi nemici
Ogni eroe che si rispetti
ha bisogno di un nemico. Lo sa bene Berlusconi che ha fatto dei suoi antagonisti i
comunisti, prima, la magistratura, poi. Lo sa Renzi che si è scagliato contro
i vecchi in politica, nemici da rottamare. Lo sapeva benissimo quel grande
comunicatore di Steve
Jobs che, quando ha lanciato il Macintosh, ha utilizzato uno spot
che faceva apparire il concorrente Ibm intrusivo, omologante e dittatoriale
come il Grande Fratello. http://www.youtube.com/watch?v=ipQngtV_8oU
Beppe Grillo del Vaffaday di Genova ha individuato vari nemici:
i partiti e la finanza (super classici della sua fegatosa oratoria), i
politici, i sindacati, le Regioni e il presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano per il quale ha chiesto l’impeachment.
Napolitano è l’antieroe di
turno. Quello su cui spostare tutte le antipatie del pubblico.
“Napolitano, uno che si è raddoppiato
la carica e nello stesso giorno ha distrutto le intercettazioni con Mancino.
Uno così non lo voglio. Rimarrà solo. E la deve tradire da solo, l’Italia.”
Regola numero 1: se vuoi
essere eroe trovati un antieroe e dallo in pasto alla piazza.
domenica 1 dicembre 2013
Collaborare per il bene comune, Roma, 3 dicembre 2013
Il 3 dicembre 2013 sono onorata di moderare l'incontro "Collaborare per il bene comune" che riguarda le forme di collaborazione tra profit, non profit e Pubblica Amministrazione.
L'incontro di terrà al Tempio di Adriano a Roma a Piazza Di Pietra, dalle 10 alle 13.
http://www.rm.camcom.it/archivio27_focus_0_238_0_1.html
L'incontro di terrà al Tempio di Adriano a Roma a Piazza Di Pietra, dalle 10 alle 13.
http://www.rm.camcom.it/archivio27_focus_0_238_0_1.html
mercoledì 27 novembre 2013
Santo Berlusconi martire prega per noi
“Io non ho paura” dice Berlusconi dalla fossa dei leoni. Nella sua
personale narrazione
gioca il ruolo del martire: perseguitato, umiliato e offeso.
Anzi, è molto di più di un
martire è un protomartire
come Santo Stefano, il primo cristiano morto per la fede. I suoi sostenitori
reggono il gioco narrativo. Sono ora davanti a Palazzo Grazioli con i rami di ulivo
in mano.
La celebrazione diventa liturgia.
L’uomo politico pregiudicato diventa santo. Il peccato diventa miracolo.
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giovedì 14 novembre 2013
Olivetti e Jobs: parlare futuro
Adriano Olivetti e Steve Jobs sono stati due sognatori che hanno avuto la capacità di condividere le proprie visioni attraverso gli oggetti che hanno prodotto e le parole che hanno pronunciato. Hanno sfatato quel falso mito che vuole che affabulatori, narratori e retori siano cialtroni buoni a nulla.
Non è così: gli affabulatori, i narratori e i retori possono far crescere la produttività del 500% in poco più di dieci anni come ha fatto Olivetti o trasformare il silicio in life style come Jobs.
Se vuoi sapere come parlavano Olivetti e Jobs, vai su Huffingtonpost
:
http://www.huffingtonpost.it/flavia-trupia/olivetti-e-jobs-parlare-futuro_b_4271574.html
Non è così: gli affabulatori, i narratori e i retori possono far crescere la produttività del 500% in poco più di dieci anni come ha fatto Olivetti o trasformare il silicio in life style come Jobs.
Se vuoi sapere come parlavano Olivetti e Jobs, vai su Huffingtonpost
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http://www.huffingtonpost.it/flavia-trupia/olivetti-e-jobs-parlare-futuro_b_4271574.html
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venerdì 8 novembre 2013
Il “credo” dell’oratore Olivetti
La fiction “La forza di un sogno” ha portato alla luce un
personaggio chiave della storia dell’impresa italiana.
È naturale chiedersi come parlava Olivetti, qual
era la sua cifra
oratoria. Nelle raccolta di discorsi pubblicata da Edizioni di comunità appare uno stile
ricco di riferimenti religiosi. Adriano era ebreo da parte di padre, ma si era
convertito al cattolicesimo nel 1949.
È raro, anzi rarissimo, trovare un linguaggio religioso
in azienda. Olivetti, fa eccezione: il suo dire era originale come il suo stile
imprenditoriale. Adriano era convinto che l’uomo possedesse una “fiamma divina”:
“Il tentativo sociale della fabbrica
di Ivrea […], risponde a una semplice idea: creare un’impresa di tipo nuovo al
di là del socialismo e del capitalismo giacché i tempi avvertono che nelle
forme estreme in cui i due termini della questione sociale sono posti, l’uno
contro l’altro, non riescono a risolvere i problemi dell’uomo e della società
moderna. […] La nostra Società crede
perciò nei valori spirituali, nei valori della scienza, crede nei valori dell’arte, crede
nei valori della cultura, crede,
infine, che gli ideali di giustizia non possano essere estraniati dalle contese
ancora ineliminate tra capitale e lavoro. Crede
soprattutto nell’uomo, nella sua fiamma
divina, nella sua possibilità di elevazione e di riscatto.”
E l’anafora, la ripetizione di
“crede”, rende il discorso preghiera.
Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli. […]
Credo nello Spirito santo…
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