Ogni oratore è alla ricerca del Santo Graal della retorica. Di quell'immagine che permetterà a chi ascolta di capire al volo, ma anche di fissare l'argomento nella sua memoria. Il meccanismo, in teoria, è semplice: l'oratore parla, l'uditorio vede; e ricorda. Parlare agli occhi è un'abilità che abbiamo tutti, ma alcuni oratori ne fanno un'arte, con risultati spesso felici, talvolta nobili, talaltra semplicemente abietti.
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martedì 30 settembre 2014
domenica 21 settembre 2014
sabato 20 settembre 2014
Renzi-Camusso: scontro con metalepsi
Lo scontro
Renzi-Camusso sulla riforma del lavoro porta con sé palate di #retorica. Pane
per i denti di questo blog.
Susanna
Camusso accusa Renzi di essere come la Thatcher: la devastatrice per antonomasia dei posti di lavoro e delle relative tutele.
Renzi le
risponde con un video (ricorda qualcuno?). Ma è diverso. Non c’è la vetusta
scrivania berlusconiana. Sullo sfondo non ci sono le fotografie con le
pretenziose cornici d’argento. Renzi è in piedi accanto alle bandiere dell’Italia
e dell’Europa, la finestra è aperta...
Le accuse
della Camusso vengono subito definite “ideologiche”. L’aggettivo acquisisce un’accezione
negativa.
L’argomentazione-contro
viene sostenuta da un’anafora, la ripetizione delle stesse parole in
posizione inziale nel periodo. In questo caso le parole sono simili ma non
identiche:
“Noi siamo preoccupati
non di Margaret Thatcher […]”
“Noi, quando pensiamo
al mondo del lavoro, non pensiamo a Margaret Thatcher […]”
Il cuore
del ragionamento viene sostenuto da una metalepsi, una figura di senso che “facilita
la trasposizione di valori in fatti” (Perelman e Tyteca).
L’”ideologia”
della Camusso – i valori - si scontra con la cruda realtà – i fatti.
Ai fatti
Renzi dà un nome. Nella metalepsi i fatti si chiamano Marta e Giuseppe. Chi
sono? Non importa. Ma la loro rappresenta la storia di molti, moltissimi italiani.
“Noi siamo preoccupati
non di Margaret Thatcher, siamo preoccupati di Marta, 28 anni che non ha la
possibilità di avere il diritto alla maternità. Lei sta aspettando un bambino
ma, a differenza delle sue amiche che sono dipendenti pubbliche, non ha nessuna
garanzia perché in questi anni si è fatto cittadini di serie A e di serie B.
Noi, quando pensiamo
al mondo del lavoro, non pensiamo a Margaret Thatcher. Pensiamo a Giuseppe che
ha cinquant’anni e che non può avere la cassa integrazione […].”
Verso la conclusione del
breve video-discorso. Il premier assume toni evangelici:
“Pensiamo
a quelli a cui non ha pensato nessuno in questi anni.”
“Così gli ultimi saranno
primi, e i primi ultimi” (Matteo, 20, 1-16)
In conclusione un
paradosso e una domanda retorica.
Il paradosso: “Sono i
diritti di chi non ha diritti quelli che ci interessano.”
La domanda retorica:
“Chiedo ai
sindacati dove eravate in questi anni quando si è prodotta la più grande
ingiustizia che ha l’Italia? L'ingiustizia tra chi il lavoro ce l'ha e chi non ce l'ha.”
Non sappiamo se la riforma del lavoro porterà qualche risultato apprezzabile. Ovviamente lo speriamo. Ma la domanda non è oziosa.
Dove
eravate?
Qui i video:
http://www.corriere.it/politica/14_settembre_19/jobs-act-camusso-vogliono-cancellare-liberta-lavoratori-2bd9c968-3ff8-11e4-a191-c743378ace99.shtml
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giovedì 11 settembre 2014
venerdì 5 settembre 2014
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domenica 31 agosto 2014
Renzi, dal gelato-metonimia a Lady Pesc
Tutto è iniziato con un gelato. La conferenza stampa di venerdì
29 agosto, tenuta dal premier Renzi al termine del Consiglio dei Ministri, si è
aperta con un carretto di gelati. Il premier ha deciso di offrire un cono ai
giornalisti per fare dell’ironia sulla copertina del settimanale The Economist
che ritraeva una barchetta di carta che affonda (per la precisione, la
barchetta è realizzata con un euro). A bordo ci sono Matteo Renzi, Angela Merkel, François Hollande e Mario Draghi che, munito di secchio,
tenta disperatamente di buttare fuori l’acqua che riempie l’imbarcazione. Il titolo recita: “The sinking feeling (again)” (30 agosto 2014).
Fin qui, niente
di strano. Si sa che il settimanale britannico ha sempre un tono un po’
arcigno. Peccato che il premier italiano è l’unico, tra i tre leader europei, ad
avere in mano qualcosa: un gelato. Ironia non sottile, resa grossolana dalla
banalità dello stereotipo. il premier sta al gioco e tenta di ribaltare la metonimia: il gelato, simbolo dispregiativo di incoscienza, ritorna
a essere il simbolo dell’eccellenza del made in Italy.
"Ho
letto commenti a mio avviso fuori scala. Con una battuta ho voluto dimostrare
che rispetto ai pregiudizi che l'Italia
suscita dobbiamo dimostrare la realtà: il gelato
artigianale è buono, non ci offendiamo per critiche perché facciamo un lavoro
serio".
Ieri Sergio Marchionne dal
meeting di Rimini, con il suo maglione blu anche ad agosto, sembra non aver apprezzato
l’ironia renziana:
“Non
sopporto più di vedere gente con gelati, barchette e cavolate. Vorrei essere
orgoglioso di sentirmi italiano, poter rispondere all'appello internazionale
dimostrando che siamo bravi, perché lo siamo realmente". Ma le polemiche si sono attenuate ieri
sera con la nomina di Federica Mogherini a lady Pesc, alto rappresentate per la
politica estera europea. “Noi siamo quelle gocce che riescono a
scavare le rocce” ha commentato
Matteo Renzi, facendo riferimento a una delle sue qualità universalmente
riconosciute: la cocciutaggine.
Nelle conferenza stampa di venerdì
ci sono stati altri passaggi degni di nota dal punto di vista della retorica.
Il primo: dal topos della velocità alla gradualità. Il premier ha lanciato un nuovo slogan: “passo dopo
passo”.
Ieri Bassolino ha sottolineato via
Twitter, che lo slogan era stato usato prima da lui. Ma non ha precisato il
verso: avanti o indietro.
Ecco le parole di Renzi in
conferenza stampa:
“Dobbiamo
uscire dall’idea che basti una legge per cambiare il Paese. Non serve una legge
per cambiare un Paese. Per cambiare un Paese servono le persone e serve un
lavoro quotidiano, concreto, sistematico… Ecco perché passo dopo passo sarà il
claim di tutti i mille giorni”.
Una sterzata nella retorica
renziana, sempre orientata al topos della velocità a tutti i costi.
Nasce un nuovo scenario possibile: la gradualità. Chi va piano va sano e
lontano?
Il secondo: lo scenario fosco. Ai detrattori della politica
degli 80 euro il premier risponde presentando lo scenario fosco delle economie
che hanno puntato sulla riduzione dei salari. Una strategia argomentativa
classica ed efficace.
”Ho letto commenti secondo cui gli 80
euro non sono serviti a niente e vorrei dire che […] c'è proprio un disegno
direi ideale, ideologico e culturale dietro gli 80 euro. C'è una parte del
mondo economico che dice che dovremmo ridurre il salario dei lavoratori. Lo
dicono autorevoli editorialisti, lo dicono autorevoli economisti. Ecco che
nasce il modello della Spagna, poi domani del Nord Africa, poi domani
dell’India, poi del Vietnam. […] Ma non è riducendo il salario del lavoratore
che l'Italia uscirà dalla situazione di crisi”.
Il terzo: la preterizione sull’Europa. La preterizione è la figura del non dire
che dice. La si ritrova nel linguaggio di tutti i giorni con la premessa
bugiarda “meglio non parlare di…”. La premessa
è bugiarda perché poi se ne parla eccome. La preterizione di Renzi riguarda il
codice sugli appalti: Renzi dice “non mi permetterei mai di dire”, ma si permette alla grande.
“Ci
devono essere le stesse regole in Italia come in Europa. L’Italia ha il vezzo,
non mi permetterei mai di dire vizio, di irrobustire, che è un modo carino, a
mio giudizio di peggiorare, la normativa europea complicandola, inserendo
elementi di difficoltà. Il codice degli appalti […] ha come principio che ciò
che viene consentito dall’Europa è ciò che deve essere fatto in Italia. È un
meccanismo in cui stavolta l’Europa ci aiuta, non ci penalizza. Siamo noi che
abbiamo inserito troppe norme. E, nell’inserire troppe norme, abbiamo creato un
danno economico e anche una mancanza di chiarezza. Perdonatemi ma trovo questa
norma rivoluzionaria”
Il quarto: l’esempio. È una classico della didattica antica, medioevale e rinascimentale ed è
una forma di argomentazione retorica. Gli esempi possono essere reali o
inventati. Matteo Renzi si serve di un esempio per affrontare il tema
delle intercettazioni. Con maestria oratoria, coinvolge un membro della stampa
presente in sala.
“Se
io prendo una tangente è giusto che io sia intercettato ma che il contenuto
della mia intercettazione sia a disposizione dell’opinione pubblica, se però,
nel prendere una tangente che mi dà Fabio Martini de La Stampa, si scopre che
tra me e lui c’è del tenero (chiedo scusa a Fabio Martini perché è chiaramente
diffamatorio nei suoi confronti), è evidente che questo elemento non può essere
oggetto di discussione”.
Il quinto: ode al power point. Anche in questa occasione il premier si
serve delle slide per accompagnare il suo discorso. Ogni concetto viene
contraddistinto con un codice colore.
Dai gelati al power point.
Berlusconi si mangia le mani. Da uno a dieci, quanto vorrebbe essere Matteo
Renzi (rogne comprese)? Undici.
Guarda il video della conferenza
stampa del Presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi, al termine del
consiglio dei Ministri n.27: qui.
giovedì 28 agosto 2014
La vera uguaglianza razziale? Anche una questione di Motel. 51 anni fa: I have a dream
Il
28 agosto di 51 anni fa è stato pronunciato il discorso per antonomasia. In Ho
un sogno, marcia su Washington per il lavoro e la libertà di
Martin Luther King c’è tutto: passione, fermezza, sfida, ritmo.
Ma,
soprattutto, c’è azione. Volontà di cambiare l’America subito, nel momento
stesso in cui quel discorso viene pronunciato.
King ci
riesce: dopo I have a dream,
i bianchi, i neri, la politica, la cultura, il mondo
hanno fatto un passo avanti verso
l’uguaglianza e la libertà.
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