domenica 16 novembre 2014

Quando per vendere devi essere un killer: i potenti discorsi dei film

“I miei killer che non accetteranno mai un no come risposta. I miei fottuti guerrieri che non riagganceranno il telefono fino a quando il cliente o compra o, per Dio, schiatta [...]. Siete in ritardo con i vostri pagamenti? Bene, prendete il telefono e cominciate a chiamare. Il padrone di casa sta per sfrattarvi? Bene, prendete il telefono e cominciate a chiamare. La fidanzata vi considera un fallito senza un soldo? Bene, prendete il telefono e cominciate a chiamare. Voglio che risolviate i vostri problemi diventando ricchi”
Sono le parole negativamente potenti del broker Jordan Belfort, interpretato da Leonardo di Caprio, nel film di Scorsese “The Wolf of Wall Street” (2013).
L’enfasi viene amplificata dall’uso dell’epifora, la ripetizione di una parola o un gruppo di parole alla fine degli enunciati. L’epifora di Di Caprio-Belfort è: “Bene, prendete il telefono e cominciate a chiamare”.
In questo film Leonardo Di Caprio interpreta un personaggio reale: Jordan Belfort, uno dei broker di maggior successo della storia di Wall Street. 
Nel 1990, Belfort, fonda la società di brokeraggio Stratton Oakmont, che vende telefonicamente azioni fasulle. La società ha successo e arriva a impiegare mille agenti di borsa e a fatturare oltre un miliardo di dollari.
Nel 1998, Belfort viene incriminato per frode e riciclaggio di denaro e trascorre ventidue mesi in prigione. Il film di Scorsese è tratto dall’autobiografia omonima. 

Guarda qui la clip.

giovedì 13 novembre 2014

Come parla la donna più potente del mondo

Chi pensa che il connubio tra calcio e politica sia una prerogativa dell'oratoria maschile sbaglia. La regina dell'austerity Angela Merkel si serve del calcio per succhiarne la verve pop. Un topos, direbbero i retori, un'operazione tesa alla ricerca di una delle merci più preziose in politica: la simpatia verso il leader. Alla domanda "Con chi andrebbe a cena volentieri?" Angela si guarda bene dal replicare che avrebbe piacere di intrattenersi con un politico internazionale, un grande letterato o un premio Nobel. Niente di tutto questo. "Vicente del Bosque" è la sua risposta. La signora, che la classifica di Forbes ha indicato per quattro anni consecutivi come la più potente del mondo, ha bisogno dell'allenatore dell'allora invincibile nazionale di calcio spagnola per conquistare la sua dose quotidiana di popolarità.
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domenica 9 novembre 2014

Signor Gorbačëv, abbatta questo muro: l’invocazione di Reagan


L’anniversario della caduta del muro di Berlino riporta alla memoria le parole del presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan che nel 1987, in occasione della sua seconda visita a Berlino, lancia una sfida a Michail Gorbačëv: gli chiede ti abbattere quel muro che dal 1961 divide barbaramente la città.
Nel suo discorso, Reagan si rivolge in tedesco agli abitanti di Berlino Est. L’uso della lingua dei destinatari è una captatio benevolentiae.
“Ma vorrei dire una parola particolare agli abitanti di Berlino Est in ascolto: anche se non posso essere in vostra compagnia, il mio discorso si rivolge tanto a voi quanto a chi si trova davanti a me, dal momento che condivido con voi e con i vostri concittadini di Berlino Ovest la salda e inalterabile convinzione che Es gibt nur ein Berlin (C’è soltanto una Berlino).”
Reagan definisce il muro di Berlino con una metafora: uno “sfregio”.
“Ebbene oggi io dico: finché questa porta resterà chiusa, finché si terrà in piedi questo sfregio di muro, non sarà soltanto la questione tedesca a restare aperta, ma la questione della libertà di tutto il genere umano.”
Poi, la sfida diretta a Gorbačëv, che prende la forma di un’invocazione:
“Segretario Generale Gorbačëv, se cerca la pace, se cerca la prosperità per l’Unione Sovietica e l’Europa Orientale, se cerca la liberalizzazione, venga qui davanti a questa porta. Segretario Generale Gorbačëv, apra questa porta. Signor Gorbačëv… Signor Gorbačëv, abbatta questo muro.”


venerdì 31 ottobre 2014

Sono un verme


Ah, il refuso! è sempre in agguato, soprattutto il venerdì sera quando vorresti veleggiare tranquilla verso il fine settimana. E c'è sempre qualcuno molto solerte, pronto a farti notare che hai sbagliato.
Eppure i refusi - e gli errori in genere - sono i compagni inseparabili di tutti coloro che scrivono, che producono qualcosa, che si espongono. 
Stefani Benni ha dedicato al tema un racconto nel suo libro "Il bar sotto il mare". Il refuso prendeva la forma del Verme Disicio e di tanti altri animaletti che segretamente vivono nelle pagine scritte, per insinuare errori in testi originariamente scritti alla perfezione.
Gli amici di Telos mi hanno chiesto di dare voce al Verme in un'intervista del loro foglio mensile PRIMOPIANOSCALAc. L'ho fatto volentieri perché io di refusi me ne ittedddo.
Leggi qui http://www.telosaes.it/pdf/primo-piano-scala-c/primopiano_scala_c_ottobre14_n10.pdf

giovedì 30 ottobre 2014

Il dico-non dico di Pina Picierno si chiama preterizione


Le figure che permettono, allo stesso tempo, di dire e non dire sono interessanti ma non prive di conseguenze. Lo sa bene la parlamentare europea del Pd Pina Picierno che ha sollevato un polverone, dopo le sue dichiarazioni di ieri mattina ad Agorà.
La Picierno ha incautamente cercato di difendere Renzi dalle dichiarazioni della Camusso, secondo le quali il Governo sarebbe sostenuto dai poteri forti.
Lo ha fatto con una preterizione, la figura del non dire che dice: “meglio non parlare di…”, “non starò a raccontare che…”. Sono premesse che introducono un racconto dettagliato, ma permettono all’oratore di ostentare delicatezza e riserbo. Doti, che almeno in quel momento, non gli appartengono.

“Io ho molto rispetto, a differenza di altri, per le piazze e per le manifestazioni. Però mi lasci dire che sono rimasta molto turbata dal leggere le parole questa mattina di Camusso che dice a qualche giornale che Renzi, il Governo Renzi, è al Governo per i poteri forti. E, allora, io potrei ricordare diciamo che la Camusso… Io potrei dire, ma non lo farò, che la Camusso è eletta con tessere – diciamo – false e che quella piazza è stata riempita – diciamo – con pullman pagati”. 

mercoledì 29 ottobre 2014

La prudenza che agghiaccia: l'iperbole di Leopardi

Giacomo Leopardi si sentiva soffocare a Recanati e progettava la fuga da quel mondo asfittico.
Questo è il passo di una lettera al padre Monaldo, che Giacomo non consegnò mai.
Bellissima l'iperbole che il poeta usa per dire che di Recanati non ne poteva più. L'iperbole è la figura dell'esagerazione: amplia la realtà o la riduce ai minimi termini. E' importante sottolineare che l'iperbole non vuole ingannare la realtà ma, deformandola, intende enfatizzarla, metterla in evidenza. Nel film "Il Giovane favoloso" di Mario Martone, Elio Germano - che interpreta Leopardi - recita questo passo con particolare maestria.
Insomma, l'iperbole fa capire senza ombra di dubbio che il povero Giacomo di Recanati aveva le tasche piene. Strapiene. #retorica



sabato 25 ottobre 2014

Angela Merkel e il tè di Hillary Clinton

Cosa pensa una leader politica come Angela Merkel di un'altra leader politica come la Clinton? Sicuramente ne apprezza la tenacia. In un discorso del 2005 a Baden Baden, Angela loda il "fiato lungo" di Hillary.

"Hillary Clinton ha proprio questa capacità di resistere [...]. Sa attendere, non molla, ha il fiato lungo, non si lascia sopraffare, quando si tratta di accendere le speranze o accendere la fantasia. Anche le sconfitte non l'hanno distolta dal suo cammino." Poi, sempre a Baden Baden, la Merkel cita Hillary e la bustina del tè. 
#retorica