venerdì 17 aprile 2015

Nasce PerLaRe, Associazione Per La Retorica. Ne parla corriere.it

PerLaRe-associazione Per la Retorica, fondata da Andrea Granelli e Flavia Trupia, si propone di adattare la retorica allo spirito del tempo. Ne parla corriere.it nell'articolo "Da Steve Jobs a Farinetti: dieci imprenditori diventati grandi grazie alla retorica".
PerLaRe si concentra su tre aree nelle quali la retorica svolge un ruolo chiave, malgrado pochi ne sappiano individuare la presenza: la politica, il business, il web.
Lo scopo dell’associazione è rilanciare la conoscenza e l’uso consapevole della retorica, per troppi anni ingiustamente emarginata e ridicolizzata. Questa disciplina, infatti, è stata spesso associata in modo esclusivo al discorso vanamente enfatico, esageratamente gonfiato, con il fine di nascondere la mancanza di contenuti o, peggio, l’opacità degli intenti. La retorica può essere questo, ma è anche molto altro. La storia ci insegna che può essere un bieco mezzo propagandistico o uno strumento democratico per dare gambe e respiro a un’idea: ne facevano uso Joseph Goebbels, in modo spregevole e Martin Luther King, in modo sublime.
PerLaRe crede nella parola, come strumento di comprensione di noi stessi e degli altri, di condivisione delle idee, di convivenza con la complessità e di persuasione dell’altro in modo pacifico.
PerLaRe crede che la conoscenza delle tecniche della retorica possa essere un vaccino, mettere in condizione le persone di riconoscere e contrastare la demagogia e la manipolazione. Per questo motivo i discorsi dei personaggi commentati in questo sito non sono sempre condivisibili. Scegliere solo esempi positivi avrebbe dato una visione distorta della materia e della realtà.
PerLaRe crede che la retorica sia uno strumento per tutti e non debba essere relegata a un circolo di accademici. Ecco perché l’associazione vuole essere un luogo di incontro di persone che usano la retorica nella loro vita professionale e desiderano farlo con maggiore consapevolezza, correttezza ed efficacia.
Perché la retorica non è solo arte del dire, ma soprattutto arte del ragionare.

mercoledì 15 aprile 2015

Non è story telling, non è public speaking. E' #retorica, baby

L'abbiamo chiamata story telling, l'abbiamo chiamata public speaking, ma è un'arte antica e italiana, nata nella Magna Grecia. E' la #retorica.
L’arte del dire e del ragionare nella politica, nel business e nel web
Mercoledì 22 aprile 2015, ore 18,30. Associazione Civita, Piazza Venezia, 11 - Roma.


martedì 14 aprile 2015

Hillary for President, con un video metalepsi

Quadretti di vita: è costruito così il video che Hillary Clinton ha lanciato sui social network per annunciare la sua corsa alla presidenza degli Stati Uniti.


Una scelta perfettamente in linea con il suo stile oratorio. Il filmato mette in scena le normali ma importanti aspirazioni della classe media: la donna che intende tornare a lavoro dopo aver cresciuto i suoi figli, la signora che vuole reinventarsi dopo la pensione, i fratelli latino-americani che progettano di aprire un’impresa, la coppia omosessuale che si sposa.
La rappresentazione dei desideri degli americani vale già come promessa di un impegno della candidata a fare in modo che quei desideri possano essere realizzati. Hillary compare solo alla fine, a garanzia della promessa di fatto.
La figura retorica usata è una metalepsi che “facilita la trasposizione di valori in fatti” (Perelman e Tyteca). Un esempio classico è la descrizione della vecchiaia attraverso i suoi effetti: cecità, sordità, difficoltà nel camminare… Non è certo un passo allegro, ma rende l’idea: «Quando la porta è chiusa sulla strada, quando diminuisce la voce del mulino, quando tace il canto dell’uccello […], quando si teme la salita e ci si spaventa durante il cammino» (Ecclesiaste).

Il video si conclude con una dichiarazione "Perché Quando le famiglie sono forti, l'America è forte. Quindi mi metto sulla strada per guadagnarmi il vostro voto perché è il vostro momento e spero che vi uniate a me in questo viaggio". Un invito all’azione: vi ho dimostrato che conosco i vostri desideri, ora votatemi.

martedì 7 aprile 2015

Mercoledì 22 aprile, Hasta la retorica siempre

‪#‎RETORICA‬, IL SALE DELLA PAROLA
L’arte del dire e del ragionare nella politica, nel business e nel web
Mercoledì 22 aprile 2015, ore 18,30. Associazione Civita, Piazza Venezia, 11 - Roma


venerdì 3 aprile 2015

#Retorica. Il sale della parola, il 22 aprile a Roma

L'ARTE DEL DIRE E DEL RAGIONARE NELLA POLITICA, NEL BUSINESS E NEL WEB
Il 22 aprile a Roma, nasce PerLaRe-Associazione Per La ‪#‎Retorica‬. Perché la #retorica non è un paese per vecchi.

Parteciperanno all'incontro: Dino Amenduni, Responsabile nuovi media, Proforma; Renato Barilli, professore emerito presso l’Università di Bologna e blogger; Paolo Boccardelli, direttore Luiss Business School; Federica Chiavaroli, imprenditrice nel campo della formazione e senatrice; Ivan Lo Bello, vicepresidente di Confindustria con delega all'Educazione; Andrea Granelli e Flavia Trupia, autori di “Retorica e business” (Egea) e fondatori dell’Associazione PerLaRE-Per La Retorica
Modera: Andrea Talamonti, Associazione Civita


martedì 24 marzo 2015

La dispositio nel digitale: un post per Wired di Granelli e Trupia

http://www.wired.it/economia/lavoro/2015/03/23/dispositio-costruire-ragionamenti-visualizzare-informazioni/


lunedì 23 marzo 2015

Papa Francesco: il discorso della “spuzza”


Papa Francesco il 21 marzo a Scampia mette il coltello nelle piaghe della società. Lo infila nelle ferite del nostro tempo e lo gira senza pietà, in senso orario e anti-orario. Le piaghe sono i migranti trattati come “cittadini di seconda classe”, la disoccupazione che toglie la dignità ed espone alle tentazioni, la corruzione dei singoli e della cattiva politica.
Sottolinea come la vita a Napoli non sia mai stata facile, “ma però non è mai stata triste”. La scelta di essere felici è per Francesco un punto centrale, un topos della sua oratoria: “Non siate mai uomini e donne tristi!" (Omelia, XXVIII Giornata Mondiale della Gioventù, 24 marzo 2013).
Poi una bordata alle facili invettive “acchiappa consenso” contro i migranti. (Salvini e Le Pen, ce l’ha con voi ma non si vuole abbassare al livello della politica populista per dirlo esplicitamente). La bordata ha la forma della domanda retorica che introduce alla prima piaga: l’accoglienza nei confronti dei migranti.
“I migranti sono umani di seconda classe? Dobbiamo fargli sentire che sono cittadini, che sono figli di Dio, che sono migranti come noi. Perché tutti noi siamo migranti […]. Tutti siamo migranti. Figli di Dio che ci ha messo tutti in cammino. […] Tutti siamo migranti nel cammino della vita.”
Francesco passa alla seconda piaga: la disoccupazione. Il papa pone l’accento su una verità presentata nel suo terribile e drammatico splendore:
“C’è la Caritas che dà da mangiare. Ma il problema non è mangiare. Il problema più grave è non avere la possibilità di portare il pane a casa, di guadagnarlo. […] Questa mancanza di lavoro ci ruba la dignità.”
Segue una scomunica di fatto:
“600 euro al mese per 11 ore al giorno di lavoro. Questo non è umano. Questo non è cristiano. E se quello che fa questo si dice cristiano è un bugiardo.”
Infine, la potente metafora della “spuzza”. I piccoli errori nell’ottimo italiano di Bergoglio rendono il suo dire espressivo e concreto.
“Se noi chiudiamo la porta ai migranti, se noi togliamo il lavoro e la dignità alla gente. Come si chiama questo? Si chiama corruzione. Corruzione. La corruzione spuzza e la società corrotta spuzza. […] Un cristiano che lascia entrare la corruzione dentro di sé non è cristiano. Spuzza!”
La conclusione è una captatio benevolentiae. Una frase in napoletano:

“A Maronna v’accumpagni”. E ci liberi dal male, dalla disoccupazione e dalla spuzza.