Che dire di Ho un sogno, Il discorso dei discorsi, il discorso per antonomasia?
In Ho un sogno c’è tutto: passione, fermezza, sfida, ritmo. Ma, soprattutto, c’è azione. Volontà di cambiare l’America subito, nel momento stesso in cui quel discorso viene pronunciato. King ci riesce: dopo I have a dream, i bianchi, i neri, la politica, la cultura, il mondo hanno fatto un passo avanti verso l’uguaglianza e la libertà.
Nel discorso al Lincoln Memorial di Washington del 28 agosto 1963, il pastore non chiede agli afroamericani di pazientare, di essere ragionevoli, di aspettare tempi opportuni.
Al contrario:
«Siamo venuti in questo luogo sacro anche per ricordare all’America la fiera urgenza dell’oggi. Non è questo il momento per concedersi il lusso del raffreddare gli animi o di prendere la medicina tranquillante della gradualità.
Ora è il tempo di rendere reali le promesse della democrazia.
Ora è il tempo di sollevarsi dalla scura e desolata valle della segregazione, per percorrere il sentiero assolato della giustizia razziale.
Ora è il tempo di sollevare la nostra Nazione dalle sabbie mobili dell’ingiustizia razziale, portandola verso il terreno solido della fratellanza.
Ora è il tempo di rendere la giustizia una realtà per tutti i figli di Dio»
Nell’aprile del 1963, pochi mesi prima del discorso del Linlcoln Memorial, King era stato arrestato a Birmingham. In prigione aveva letto un articolo di giornale firmato da otto ecclesiastici bianchi locali che definivano l’attivismo di King «poco saggio e prematuro» ("Birmingham News", 13 aprile 1963).
King risponde ribadendo la necessità di agire nell’immediato e con decisione.
Un atteggiamento che convoca all’azione gli afroamericani, che accresce il suo capitale di fiducia.
Molto di più su I have a dream nel mio libro “Discorsi pontenti”.
giovedì 28 aprile 2011
Collana “La forza delle parole” de L’Espresso: Pertini e il cane tignoso
Quanti epiteti e quante figure nel discorso radiofonico di Sandro Pertini del 27 aprile 1945.
Due giorni dopo la liberazione di Milano, Pertini si rivolge ai lavoratori milanesi incitandoli al riscatto, divenuto un obiettivo possibile grazie alla fine dell’oppressione nazifascista.
La retorica e gli espedienti stilistici danno enfasi alle parole di Pertini.
Tanti gli epiteti. La bandiera rossa è «rossa bandiera»; le armate che hanno vinto sono «vittoriose armate»; i partigiani coraggiosi sono «fieri partigiani».
Efficaci le figure e i paragoni. La dittatura fascista era fatta di «catene»; il nazifascismo è «un mostro»; la patria provata dalla guerra è «sanguinante» e Mussolini – senza troppi giri di parole – «meriterebbe di essere ucciso come un cane tignoso».
C’è ancora qualcuno che pensa che retorica e chiarezza siano in contrapposizione tra loro?
Due giorni dopo la liberazione di Milano, Pertini si rivolge ai lavoratori milanesi incitandoli al riscatto, divenuto un obiettivo possibile grazie alla fine dell’oppressione nazifascista.
La retorica e gli espedienti stilistici danno enfasi alle parole di Pertini.
Tanti gli epiteti. La bandiera rossa è «rossa bandiera»; le armate che hanno vinto sono «vittoriose armate»; i partigiani coraggiosi sono «fieri partigiani».
Efficaci le figure e i paragoni. La dittatura fascista era fatta di «catene»; il nazifascismo è «un mostro»; la patria provata dalla guerra è «sanguinante» e Mussolini – senza troppi giri di parole – «meriterebbe di essere ucciso come un cane tignoso».
C’è ancora qualcuno che pensa che retorica e chiarezza siano in contrapposizione tra loro?
mercoledì 27 aprile 2011
“Volemose bene, semo romani”: un ricordo di Giovanni Paolo II, grande comunicatore
In questi giorni i cittadini di Roma e i turisti hanno visto in città numerosi poster con l’immagine di Karol Wojtyla, che sarà beatificato 1° maggio. I cartelli riportano una frase in dialetto romanesco pronunciata dal papa il 26 febbraio 2004 in Vaticano. Rivolto ai parroci e ai preti della città, un Wojtyla dalla voce provata dalla malattia e dall’età ha detto:
«Volemose bene, semo romani. Non ho imparato romanesco, vuol dire che non sono buon vescovo di Roma»
La battuta è stata la reazione estemporanea e fuori programma a un interevento di un parroco che sottolineava le capacità poliglotte del papa e la sua abitudine di salutare i pellegrini in tutte le lingue.
Dal punto di vista tecnico definirei l’uso del dialetto da parte di un pontefice una raffinata captatio benevolentiae (vedi post precedente su Obama), per l’effetto di piazzamento che produce in un contesto alto e formale. Un monito agli imitatori, però, Wojtyla poteva permetterselo, voi no.
Dal punto di vista della comunicazione direi che questa è una delle tante prove del fatto che Wojtyla debba essere studiato, perché abbiamo tutti molto da imparare.
Dal punto di vista umano direi che Giovanna Paolo II sapeva come scaldare l’atmosfera.
Che c’è da di’. Era er mejo.
«Volemose bene, semo romani. Non ho imparato romanesco, vuol dire che non sono buon vescovo di Roma»
La battuta è stata la reazione estemporanea e fuori programma a un interevento di un parroco che sottolineava le capacità poliglotte del papa e la sua abitudine di salutare i pellegrini in tutte le lingue.
Dal punto di vista tecnico definirei l’uso del dialetto da parte di un pontefice una raffinata captatio benevolentiae (vedi post precedente su Obama), per l’effetto di piazzamento che produce in un contesto alto e formale. Un monito agli imitatori, però, Wojtyla poteva permetterselo, voi no.
Dal punto di vista della comunicazione direi che questa è una delle tante prove del fatto che Wojtyla debba essere studiato, perché abbiamo tutti molto da imparare.
Dal punto di vista umano direi che Giovanna Paolo II sapeva come scaldare l’atmosfera.
Che c’è da di’. Era er mejo.
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giovedì 21 aprile 2011
Dove c’è Obama c’è retorica. Il presidente Usa in diretta streaming su Facebook
Barack Obama, forse il più grande oratore contemporaneo, non perde lo smalto. Oggi ha lanciato, in diretta streaming via Facebook, la sua seconda campagna elettorale per la presidenza degli Stati Uniti.
Mark Zuckerberg, il fondatore del social network, ha moderato l’incontro e il presidente ha risposto alle domande del pubblico riunito nella sede Facebook di Palo Alto e a quelle giunte via Web.
Il discorso del retore-Obama è iniziato con una bella captatio benevolentiae, che ha strappato la risata dei presenti e ha fatto il giro del mondo sui media.
Eccola:
«La prima volta che abbiamo pranzato insieme [con Mark Zuckerberg] avevamo la giacca e lui ha iniziato a sudare, è davvero scomoda per lui. Ora lo voglio aiutare. Mark, leviamoci la giacca»
La captatio benevolentiae – ricerca della benevolenza – è un topos retorico attraverso il quale l’oratore cerca di conquistare la simpatia del pubblico.
Visto il successo della prima captatio, Obama non se ne è fatta mancare una seconda. Parlando della sua intenzione di far decadere gli sgravi fiscali per i ricchi, Obama – sempre rivolto al miliardario Zuckerberg – ha detto:
«Sia io che te dobbiamo prepararci a pagare più tasse. Lo so che per te non è un problema»
Ancora retorica – buona, magistrale retorica – con l’Erlebnis: la narrazione di una propria esperienza emotiva. L’Erlebnis utilizzata da Obama consiste nel racconto della sua esperienza personale di ragazzo povero, figlio di una mamma single. Un vero classico nel corpus dei discorsi di Obama.
Per sostenere la validità dei propri programmi di welfare, il presidente Usa ha ricordato che senza le borse di studio statali, i programmi per la salute e gli aiuti finanziari pubblici non sarebbe mai diventato il presidente del Paese più potente del mondo.
Mark Zuckerberg, il fondatore del social network, ha moderato l’incontro e il presidente ha risposto alle domande del pubblico riunito nella sede Facebook di Palo Alto e a quelle giunte via Web.
Il discorso del retore-Obama è iniziato con una bella captatio benevolentiae, che ha strappato la risata dei presenti e ha fatto il giro del mondo sui media.
Eccola:
«La prima volta che abbiamo pranzato insieme [con Mark Zuckerberg] avevamo la giacca e lui ha iniziato a sudare, è davvero scomoda per lui. Ora lo voglio aiutare. Mark, leviamoci la giacca»
La captatio benevolentiae – ricerca della benevolenza – è un topos retorico attraverso il quale l’oratore cerca di conquistare la simpatia del pubblico.
Visto il successo della prima captatio, Obama non se ne è fatta mancare una seconda. Parlando della sua intenzione di far decadere gli sgravi fiscali per i ricchi, Obama – sempre rivolto al miliardario Zuckerberg – ha detto:
«Sia io che te dobbiamo prepararci a pagare più tasse. Lo so che per te non è un problema»
Ancora retorica – buona, magistrale retorica – con l’Erlebnis: la narrazione di una propria esperienza emotiva. L’Erlebnis utilizzata da Obama consiste nel racconto della sua esperienza personale di ragazzo povero, figlio di una mamma single. Un vero classico nel corpus dei discorsi di Obama.
Per sostenere la validità dei propri programmi di welfare, il presidente Usa ha ricordato che senza le borse di studio statali, i programmi per la salute e gli aiuti finanziari pubblici non sarebbe mai diventato il presidente del Paese più potente del mondo.
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mercoledì 20 aprile 2011
Discorsi potenti a Radio 24, seconda puntata: podcast
Per ascoltare la puntata di sabato 16 aprile, clicca qui. Una volta dentro il sito, clicca sulla freccia rossa.
martedì 19 aprile 2011
Napolitano pronuncia “cosiddetta”, la parola che incenerisce
Più volte ci siamo soffermati sullo stile risorgimentale e sulla scelta attenta delle parole da parte del nostro presidente della Repubblica.
Ieri Napolitano ha scritto una lettera a Michele Vietti, vice presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, per annunciare che il 9 maggio, giorno della Memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi, sarà reso omaggio ai servitori dello Stato e ai magistrati che hanno dato la vita per difendere la legalità.
«La scelta che oggi annunciamo per il prossimo Giorno della Memoria - prosegue il Capo dello Stato - costituisce anche una risposta all'ignobile provocazione del manifesto affisso nei giorni scorsi a Milano con la sigla di una cosiddetta “Associazione dalla parte della democrazia”, per dichiarata iniziativa di un candidato alle imminenti elezioni comunali nel capoluogo lombardo»
Il presidente, come sempre, riesce in un’arte difficilissima: essere, allo stesso tempo, sobrio, caldo e chiaro.
Quel “cosiddetta” posto accanto a “Associazione dalla parte della democrazia” comunica: condanna del fatto, passione nel denunciarlo, volontà di esprimere disapprovazione in modo esplicito e definitivo.
Tutto questo nella semplice e ordinaria contrazione di “così” e “detta”.
Ieri Napolitano ha scritto una lettera a Michele Vietti, vice presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, per annunciare che il 9 maggio, giorno della Memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi, sarà reso omaggio ai servitori dello Stato e ai magistrati che hanno dato la vita per difendere la legalità.
«La scelta che oggi annunciamo per il prossimo Giorno della Memoria - prosegue il Capo dello Stato - costituisce anche una risposta all'ignobile provocazione del manifesto affisso nei giorni scorsi a Milano con la sigla di una cosiddetta “Associazione dalla parte della democrazia”, per dichiarata iniziativa di un candidato alle imminenti elezioni comunali nel capoluogo lombardo»
Il presidente, come sempre, riesce in un’arte difficilissima: essere, allo stesso tempo, sobrio, caldo e chiaro.
Quel “cosiddetta” posto accanto a “Associazione dalla parte della democrazia” comunica: condanna del fatto, passione nel denunciarlo, volontà di esprimere disapprovazione in modo esplicito e definitivo.
Tutto questo nella semplice e ordinaria contrazione di “così” e “detta”.
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lunedì 18 aprile 2011
Parola magica? “Provocazione”. Il caso Roberto Lassini e le Br

Ieri Roberto Lassini, ex sindaco Dc e candidato Pdl a Milano, ha confessato la sua responsabilità nella vicenda dei manifesti choc che recitavano l’odiosa frase:
«via le br dalle procure»
Lassini, con l'aria più serena del mondo, si è giustificato dicendo:
«È stata una provocazione. Esagerata ma tale. Sono certo che l'obiettivo non fosse mancare di rispetto alle vittime del terrorismo».
La parola “provocazione” è magica. Basta dirla per allentare le proprie responsabilità, per essere meno colpevoli, per trasformare un’accusa infamante e infondata in una semplice boutade, in una ragazzata. Funzionerà anche questa volta?
Lassini è stato indagato, ma sarà eletto? Probabilmente sì.
Dite quello che vi viene in mente, dunque, ma abbiate l’accortezza di pronunciare la parola magica. Ci sono ottime probabilità di farla franca.
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