venerdì 30 novembre 2012

Il De oratore nelle versioni di Bersani e Renzi

Bersani gli “effetti normali”; Renzi gli “effetti speciali”. Nel duello tv andato in onda su Rai 1, in vista del ballottaggio del centro sinistra di domenica 2 dicembre, i due sfidanti hanno affermato due stili oratori diversi.

Per leggere tutto il post vi rimando a Huffington:

http://www.huffingtonpost.it/flavia-trupia/il-de-oratore-nelle-versi_b_2211833.html

lunedì 19 novembre 2012

Montezemolo fa il Battista, Monti farà il Messia?

La nascitura Terza Repubblica, presentata agli Studi cinematografici De Paolis di Roma – 6 mila partecipanti da tutta Italia, dicono gli organizzatori – appare lontana dal populismo, con un occhio ai cattolici Dio Patria Famiglia, ostile ai comunisti tipo Ferrero che scende in piazza contro il governo nel quale è ministro. Soprattutto, non radical-chic: è passata la stagione e comunque il posto è già occupato. L’obiettivo è un secondo Governo Monti, appoggiato da forze che diano rappresentanza, senza la solita ambiguità, si spera, a quell’Italia professionale e perbene, immune dalla demagogia del ventennio trascorso e da quelli che, con qualche restyling, potrebbero prenderne il posto.

“Se non ci sarà una novità sostanziale nell’offerta politica, il risultato delle elezioni potrebbe portare alla guida del Paese uno schieramento eterogeneo e confuso, […] una compagnia governativa ostaggio di populismi che rifiutano gli impegni internazionali sottoscritti dal nostro Paese.”

È una delle circonlocuzioni cui Luca Corderdo di Montezemolo, presidente della Ferrari, ha fatto ricorso per non concedere a Berlusconi neanche lo status di avversario politico, mentre questi si era illuso di metterlo brutalmente al posto di Alfano.

Montezemolo non vuol correre il rischio di essere frainteso in questo momento di trame, di manovre, di sbarramenti e di arruolamenti.
“Ciascuno di noi almeno una volta ha provato vergogna di essere italiano […]. Mai più accetteremo di vedere l’Italia derisa e disonorata. Per questo scendiamo in campo: basta stare in tribuna. I cittadini e le eccellenze che costituiscono il nerbo della nostra nazione abbandonino le tribune e ritornino a giocare in attacco e vincere.”

“Siamo qui perché vogliamo che inizi finalmente un capitolo nuovo della nostra vita civile e democratica [Il non detto implicito è: “quello vecchio è da buttare”], che metta al centro quest’Italia, l’Italia che rema. Dobbiamo aprire la strada verso la Terza Repubblica.”

Qualcosa di familiare risuona in questo linguaggio: le metafore calcistiche e l’Italia che ora rema e, appena ieri, remava contro.
Su Monti:
“Può fare il lavoro di ricostruzione in Italia e in Europa meglio di chiunque altro; ammetterlo non è segno di debolezza…”

Quindi Montezemolo, dopo due anni di riflessione e qualche tatticismo, ha deciso di cedere il passo a uno migliore anche di lui. Non è poco e gliene va dato atto. È impensabile del resto che possa pensare di guidarlo dietro le quinte, secondo il celebrato schema dei poteri forti. Resta da vedere se il Messia accetterà di percorrere le strade e i sentieri aperti e spianati da questo Battista.

mercoledì 14 novembre 2012

Scontro di eloquenza per le primarie di coalizione

Renzi, l'americano che si ispira all'Obama style; Bersani e il buon linguaggio di paese; Vendola, cintura nera di poesia; Tabacci, il realista; Puppato, maestra di preterizione.

Se volete sapere tutto sul confronto oratorio delle primarie di coalizione andate qui:
 http://www.huffingtonpost.it/../../flavia-trupia/primarie-di-coalizione-el_b_2128638.html


giovedì 8 novembre 2012

Discorso che vince non si cambia

Nel discorso della vittoria, Obama ha rispoleverato tutti i suoi cavalli di battaglia: la speranza, l'unione del paese, i "quadretti" della quotidianità nei quali la gente comune può riconoscersi.

Se vi interessa avere i dettagli sull'oratore più potente del momento, cliccate qui:  http://www.huffingtonpost.it/../../flavia-trupia/obama-il-grande-oratore_b_2091658.html

lunedì 29 ottobre 2012

"Quelli di Grillo": la retorica della non politica

Ho pubblicato un post su Huffingtonpost su Cancelleri, candidato politico del Movimento 5 Stelle in Sicilia.

Si è animanto un dibattito acceso. Se volete unirvi, vi aspetto:
http://www.huffingtonpost.it/flavia-trupia/quelli-di-grillo-la-retor_b_2038055.html

martedì 23 ottobre 2012

Obama vs Romney: Obama è sarcastico e vince, Romney usa l'iterazione e perde

Se volete sapere tutto sui salti mortali retorici di questa notte dei due pesi massimi dell'oratoria, mi trovate su "L'Huffington Post". Cliccate il link sotto:

http://www.huffingtonpost.it/flavia-trupia/duello-romneyobama-le-par_b_2005634.html

Mi sono svegliata alle tre per seguire il terzo dibattito presidenziale su Sky.  Ragazzi, che emozione! Obama ha dominato, è stato incredibile. Ma anche Romney è stato enorme. Se credete, commentatatemi o condividetemi su L'HufPost. Vi aspetto

.

giovedì 18 ottobre 2012

Secondo scontro Obama – Romney: "Io ti spiezzo in due"

Nel secondo dibattito televisivo tra i due candidati alla Casa Bianca l'aggressività è stata la protagonista della serata. Obama ha cercato di far apparire Romney uno squalo in affari e in politica e Romney ha mostrato i muscoli nei confronti della Cina.

Il duello è stato condotto dalla giornalista della Cnn Candy Crowley alla Hofstra University. Rispetto al primo scontro a Denver, il confronto si è svolto davanti a un pubblico di cittadini-elettori incaricati di porre domande ai due candidati.

Obama era concentrato e grintoso, mentre Romney ha perso un po dellaffabilità dimostrata nel primo dibattito. Una gaffe ha funestato la prestazione del governatore, quando ha dichiarato che Obama non avrebbe dimostrato sufficiente durezza dopo l'assassinio dell'ambasciatore Stevens a Bengasi l'11 settembre. La moderatrice è intervenuta ricordando che Obama aveva parlato di "atto di terrore".

Seguendo il dibattito dal principio si nota come il governatore Romney dia inizialmente dimostrazione di empatia e sicurezza. Jeremy, uno studente di ventanni, chiede ai due candidati se possono rassicurare i suoi genitori sul fatto che sarà in grado di trovare un lavoro dopo la laurea. Il governatore offre una risposta articolata e conclude:
Quando ti laurei?
[La risposta del ragazzo non si sente perché non usa il microfono.]
Romney ribatte con una captatio benevolentiae:
2014. Nel 2014 suppongo che sarò presidente. E farò in modo che sia sicuro che tu abbia un lavoro. Grazie, Jeremy. Ci puoi scommettere!

Candy Crowley chiede maggiori chiarimenti sul tema ai due candidati e Romney si avventura in una promessa ambiziosa e, da oratore navigato, non molla Jeremy che, in quel momento, rappresenta tutto il pubblico a casa:

Abbiamo un programma di cinque punti che porterà allAmerica 12 milioni di posti di lavoro in quattro anni e laumento dei salari. Questo aiuterà Jeremy ad avere un lavoro quando uscirà dalluniversità. E aiuterà tutti i disoccupati del Paese

Ma Obama gioca duro e ribatte. Unanafora (la ripetizione di una serie di parole allinizio del periodo) sottolinea la sua indignazione:
il governatore Romney non ha un piano in cinque punti, ma un piano con un solo punto. Questo piano è assicurare che la gente al top possa giocare con regole diverse rispetto a quelle di tutti gli altri cittadini. Questa è stata la sua filosofia nel settore privato. Questa è stata la sua filosofia come governatore. Questa è la sua filosofia come candidato presidente. Puoi fare un sacco di soldi e pagare meno tasse di chi ha meno soldi di te. Puoi portare il lavoro allestero e avere meno tasse da pagare. Puoi investire in una società, mandarla in bancarotta, lasciare a casa i lavoratori, strappare loro la pensione e continuare a fare soldi.

Interessante luso della parola filosofia (philosophy). Usando questo termine, Obama mette in discussione l'onestà del governatore, la sua rettitudine morale, non solo le sue scelte politiche.

Anche in questo dibattito, come nel primo, Romney fa pesare il suo pragmatismo di imprenditore di successo:
So bene quanto sia difficile avviare una piccola impresa. Ecco perché quello che farò sarà mirato a far crescere le piccole imprese ed aumentare i posti di lavoro.

In ogni narrazione c'è un eroe e un anti-eroe. E Mitt lo sa bene. Nell'America post bellica, fino alla caduta del muro di Berlino, gli antagonisti erano i Russi. Ciò non avveniva solo nella politica, ma trovava una sua drammatizzazione anche al cinema, in televisione e nel linguaggio quotidiano. Chi non ricorda la minaccia "io ti spiezzo in due" pronunciata dal perfido Ivan Drago per intimorire Rocky nel film Rocky IV del 1985?

Sembra che Romney, per conquistare un ruolo da eroe, abbia bisogno di trovare un anti-eroe. L'esposizione della sua strategia economica assume toni volutamente poco diplomatici:

"Nel primo giorno da presidente nominerò la Cina sleale nel commercio [...]".

Romney rincara la dose quando la moderatrice gli chiede:
LIpad, il Mac, lIphone sono fabbricati in Cina e una delle ragioni è che il lavoro è molto più economico. Come pensa di convincere le grandi aziende americane a riportare il lavoro in patria?

Il governatore risponde:
La Cina ha imbrogliato, in primo luogo tenendo basso il valore della moneta e in secondo luogo rubando la nostra proprietà intellettuale, il nostro design, i nostri brevetti, la nostra tecnologia. C’è persino un Apple Store in Cina che è contraffatto e vende merci contraffatte. Fanno hackeraggio nei nostri computer. []. Dobbiamo rendere lAmerica il posto più attraente per gli imprenditori e per chi vuole espandere il business. È questo che porterà il lavoro qui."  

Le campagne sono corse tra gli ostacoli delle gaffe, perché ogni parola fuori posto cancellerà le tante parole pronunciate al posto e al momento giusto ma, soprattutto, verrà usata contro di te. Senza pietà.

Obama riserva la sua arma letale alla battuta conclusiva. Usa in suo favore lo scivolone di Romney di qualche settimana fa che aveva tacciato di parassitismo il  47% degli americani. Il presidente affonda il coltello con un'ostentata cavalleria iniziale, introducendo il discorso con un'apparente dimostrazione di simpatia per lo sfidante:

"Sono convinto che il governatore Romney sia una brava persona. Ama la sua famiglia, crede della sua religione. Ma quando ha detto, a porte chiuse, che il 47 per cento degli americani ritiene di essere una vittima e rifiuta le proprie responsabilità, pensate a chi si riferiva. A gente che vive grazie alla Social Security e che ha lavorato tutta la vita, veterani che si sono sacrificati per il loro Paese, studenti che cercano di rendere reali i propri sogni, soldati che sono allestero a combattere per noi, gente che lavora sodo e paga le tasse ma non guadagna abbastanza. [...] Io voglio lottare per loro.

Obama spiezza in due Romney.