sabato 8 giugno 2013

Alemanno e Marino: le parole dei supereroi che vogliono salvare Roma #eleroma

Gianni Alemanno garantisce di liberare i cittadini dai Mali: Imu, Equitalia, nomadi. Ignazio Marino da quello che, dal suo punto di vista, è il Male dei Mali, il Male per antonomasia: Gianni Alemanno.
Gianni e Ignazio fanno i supereroi. Chi sarà il Superman che salverà Roma?
Non saprai chi vincerà, ma scoprirai tutto sulla retorica dei salvatori della capitale. Leggi qui:
http://www.huffingtonpost.it/flavia-trupia/alemanno-e-marino-le-parole-dei-supereroi-che-vogliono-salvare-roma_b_3401543.html?utm_hp_ref=italy#comments

martedì 28 maggio 2013

Grillo e il topos del "sono tutti uguali"

Dopo il flop elettorale del Movimento 5 Stelle, Grillo critica coloro che votano Pd e Pdl e i partiti che «li rassicurano ma in realtà hanno distrutto il Paese, si sta condannando a una via senza ritorno».
È il topos  del "sono tutti uguali".
Funzionerà ancora?

lunedì 27 maggio 2013

“NO. I giorni dell’arcobaleno”. Grande film sulla comunicazione politica

Ieri ho finalmente visto “NO. I giorni dell’arcobaleno”, il film di Pablo Larrain dedicato al referendum che nel 1988 ha, di fatto, liberato il Cile dalla dittatura di Pinochet.
È un grande film sulla comunicazione politica, nel quale il fronte del Sì e quello del NO si sfidano a colpi di spot pubblicitari.
Vince il No, che nega a Pinochet un nuovo mandato di otto anni.
La comunicazione pro-Pinochet era incentrata, tra l’altro, al raggiungimento della ricchezza individuale. Mi ha colpito una frase pronunciata dal pubblicitario assoldato dal Governo. La cito a memoria, sperando di non sbagliare:
“Tutti aspirano a essere ricchi. Ma non tutti lo diventano, solo qualcuno. È impossibile perdere quando tutti aspirano a essere quel qualcuno.”
Perdono. Per fortuna, la ricchezza non è la sola argomentazione possibile.

venerdì 24 maggio 2013

Un sito sulla #retorica. Ci voleva. Ci voleva?

Ho pubblicato parte del mio archivio sulla retorica:
http://www.retoricatiamo.it/

L'ho fatto per me. Perché, ogni volta che cercavo qualcosa, impazzivo tra archivi digitali e cartacei. Credo, però, possa essere utile anche a tutti coloro che amano i discorsi e l'arte della parola.

In retoricatiamo.it troverete allocuzioni, dialoghi imperdibili di film, una bibliografia sul tema e un breve glossario con esempi tratti dal passato e dall'attualità.

Il sito non è completo. Ci metterò un po' per ritrovare e caricare tutti i materiali che, negli anni, mi sono illusa di riporre in modo ordinato. Ma è pur sempre un inizio.


martedì 21 maggio 2013

Matteo Renzi si libera dell’entimema “rottamazione”


Il sindaco di Firenze ha presentato il suo nuovo libro “Oltre la rottamazione”, pubblicato per Mondadori. A quanto pare il termine era diventato una gabbia.

“…un po’ come quei marchi che ti rimangono appiccicati sopra. Forse abbiamo fatto un po’ paura nel dare un messaggio tutto incentrato sul ricambio, senza essere capaci di spiegare che c’era qualcosa di più. E quando uno non riesce a spiegarlo è colpa sua, non colpa degli altri.”
(Salone del libro di Torino)

“Rottamazione” può essere definito come entimema o sillogismo retorico. Si tratta di un’argomentazione in forma di sillogismo nella quale, al contrario di quanto avviene nel sillogismo logico, una delle premesse non è certa. L’entimema trae la sua valenza persuasiva proprio grazie alla sua somiglianza con il sillogismo logico. L’uso del termine “rottamazione” ne è un esempio, in quanto parte da una premessa assolutamente opinabile, dandola per scontata: i vecchi politici rappresentano un fatto negativo. Nella prima repubblica era implicitamente diffusa l’opinione contraria. Un’età avanzata era sinonimo di esperienza e di saggezza.

A ogni tempo il suo entimema.

venerdì 17 maggio 2013

Stati generali della comunicazione politica

Il 28 maggio alle 17 sarò ospite degli Stati Generali della Comunicazione Politica alla Luiss Guido Carli. Si parlerà di satira e "popolarizzazione".

lunedì 13 maggio 2013

Letta e la felicità del dire; Boccassini e l’infelicità del dire


“Come ho detto che non avrei fatto un esecutivo a tutti i costi, così oggi ti dico che non andrò avanti a tutti i costi.”
Nel pulmino che porta i ministri al ritiro di Sarteano, Enrico Letta ha usato queste parole per esprimere il suo disappunto nei confronti della manifestazione del Pdl contro i giudici.

Essere pronti a mollare tutto è un’argomentazione che ha la sua efficacia. Porta chi la pronuncia a conquistare una condizione di felicità del dire, di vantaggio, di autorevolezza in uno specifico contesto. C’è però un effetto collaterale: il rischio di dover mollare tutto.

“La minore, extracomunitaria, persona – lo ripeto – intelligente, furba, di quella furbizia proprio orientale…”
Nella requisitoria nel corso del processo Ruby, Ilda Boccassini ha definito in questo modo quella che al tempo era una ragazzina, perché una diciassettenne è sempre una ragazzina. È stata una gaffe, non ci sono dubbi. Ma la Boccassini ha perso autorevolezza, felicità del dire.

Parole felici e parole infelici. Il dire non è mai neutro. O meglio lo è se è insapore e inodore, come quando “si auspica il dovuto dialogo”. Con l’auspicio del dovuto dialogo non si sbaglia mai, ma si dice poco o niente.