Ogni fine impero ha la colonna sonora che merita. L'epilogo dell'impero del cerchio magico è accompagnato dal Kooly noody, motivetto cantato dal bel Pier Mosca (Piero Moscagiuro), ex poliziotto e, pare, fidanzato di Rosy Mauro la badante asina (vedi A e B).
Godetevelo (cliccate qui)
giovedì 12 aprile 2012
Lega. Dizionario della crisi. C come Cerchio magico
È l'espressione star della stagione. Si riferisce al gruppo di potere che si è stretto intorno a Umberto Bossi, dopo la malattia del 2004. Il cerchio era composto da Rosy Mauro, vice presidente del Senato; il Trota-Renzo Bossi (vedi T); Marco Reguzzoni, ex capo gruppo della Lega; ma anche dagli onorevoli Paola Goisis e Marco Desiderati.
La solennità del potere sacrale dei "cerchisti" è oggi messa in discussione dal loro nuovo appellativo: "kooly noody" o "culi nudi" (vedi K).
La solennità del potere sacrale dei "cerchisti" è oggi messa in discussione dal loro nuovo appellativo: "kooly noody" o "culi nudi" (vedi K).
Lega. Dizionario della crisi. B come Barbari sognanti
Sono i "Bobo boys", i fedeli di Bobo-Roberto Maroni. Cito dal loro sito http://www.barbarisognanti.org/ perché il livello è ineguagliabile:
"Si aggiravano nei nostri territori, ma non sapevano di essere tanti, sono i Barbari Sognanti.
Sono le donne e gli uomini del Nord, fra i quali tantissimi giovani, che sostengono un’idea che viene da lontano, un'ideai che ha fatto e fa la storia della lotta per l’indipendenza della Padania, da chi ha aperto la strada alla dignità dei popoli, all'Europa delle Regioni. Sono i giovani che alimentano la linfa di un sogno che deve diventare realtà, i nuovi guerrieri, molto forti e un po’ cattivi se serve, che ricevono il testimone dai vecchi saggi per supportarli nella loro battaglia di libertà. Ora i Barbari Sognanti si organizzano attraverso internet per realizzare il loro sogno, assieme a tutti gli altri che ci hanno creduto, ci credono e ci crederanno: la Padania. La comunità virtuale è aperta a tutta la Gente del Nord, e ha come unico scopo sostenere il Sogno, quello di un Nord libero ed indipendente, senza vincoli e compromessi con Roma. Tutte le donne e gli uomini liberi del Nord possono aderire, perché si può sognare a qualsiasi età, perché prima di tutto viene la nostra identità, quella di Padani."
Dopo lo tsunami che ha colpito la Lega, sembra che i Barbari si siano finalmente svegliati dal loro torpore e reclamino le teste dei traditori. Oppure si erano già svegliati da tempo. Sono loro che hanno servito la polpetta avvelenata a Bossi, facendola soffiata ai giudici?
"Si aggiravano nei nostri territori, ma non sapevano di essere tanti, sono i Barbari Sognanti.
Sono le donne e gli uomini del Nord, fra i quali tantissimi giovani, che sostengono un’idea che viene da lontano, un'ideai che ha fatto e fa la storia della lotta per l’indipendenza della Padania, da chi ha aperto la strada alla dignità dei popoli, all'Europa delle Regioni. Sono i giovani che alimentano la linfa di un sogno che deve diventare realtà, i nuovi guerrieri, molto forti e un po’ cattivi se serve, che ricevono il testimone dai vecchi saggi per supportarli nella loro battaglia di libertà. Ora i Barbari Sognanti si organizzano attraverso internet per realizzare il loro sogno, assieme a tutti gli altri che ci hanno creduto, ci credono e ci crederanno: la Padania. La comunità virtuale è aperta a tutta la Gente del Nord, e ha come unico scopo sostenere il Sogno, quello di un Nord libero ed indipendente, senza vincoli e compromessi con Roma. Tutte le donne e gli uomini liberi del Nord possono aderire, perché si può sognare a qualsiasi età, perché prima di tutto viene la nostra identità, quella di Padani."
Dopo lo tsunami che ha colpito la Lega, sembra che i Barbari si siano finalmente svegliati dal loro torpore e reclamino le teste dei traditori. Oppure si erano già svegliati da tempo. Sono loro che hanno servito la polpetta avvelenata a Bossi, facendola soffiata ai giudici?
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Lega. Dizionario della crisi. B come Badante
La "badante" è Rosy Mauro (vedi A di Asina), militante leghista e vicepresidente del Senato. È stata definita in questo modo per il suo ruolo di supporto al "capo", Umberto Bossi, dopo l'ictus che lo ha colpito nel 2004.
Nelle foto e nei video degli ultimi otto anni, Rosy è sempre al suo fianco, per questo è considerata una delle vestali del cerchio magico (vedi C), recentemente rivelatosi un buco nero: un'area di spazio dotata di attrazione gravitazionale talmente elevata da attrarre al suo interno vile denaro; lauree svizzere o inglesi rispettivamente per la badante e il figlio del capo; lavori di ristrutturazione per la casa del capo; investimenti in Tanzania; argent de poche, nonché porche sempre per il figlio del capo.
Nelle foto e nei video degli ultimi otto anni, Rosy è sempre al suo fianco, per questo è considerata una delle vestali del cerchio magico (vedi C), recentemente rivelatosi un buco nero: un'area di spazio dotata di attrazione gravitazionale talmente elevata da attrarre al suo interno vile denaro; lauree svizzere o inglesi rispettivamente per la badante e il figlio del capo; lavori di ristrutturazione per la casa del capo; investimenti in Tanzania; argent de poche, nonché porche sempre per il figlio del capo.
Lega. Dizionario della crisi. A come Asina

È la definizione che ha dato di se stessa Rosy Mauro, "badante" (vedi B) di Umberto Bossi e vice presidente del Senato.
L'auto-insulto è stato usato dalla Rosy medesima per scrollare da sé l'accusa di aver comprato la propria laurea in Svizzera, con i soldi della Lega, per la modica cifretta di 60 mila euro.
"Non ho preso nessuna laurea all'estero: io ero un'asina a scuola, non mi ha mai sfiorato l'idea di iscrivermi in un'università svizzera"
Bene. Forse, in qualità di asina, non l'avrebbe mai dovuta sfiorare l'idea di fare la vice presidente del Senato.
sabato 7 aprile 2012
Manuela Marrone e Rosy Mauro? Come Lady Macbeth. Il Trota? Come le figlie avide di Re Lear
La vicenda di Umberto Bossi è letteraria. Non mi riferisco al ciarpame messo in campo per animare il copione: l’ampolla con l’acqua del Po, le cravatte verdi, il turpiloquio, il dito medio alzato verso Roma. Quello è marketing.
Mi riferisco alla vicenda familiare, che non è tinta del verde della rosa camuna ma del nero della tragedia shakespeariana.
Manuela Marrone, la moglie, e Rosy Mauro, la super badante e vice presidente del Senato, sembrano creare insieme una Lady Macbeth sdoppiata: il personaggio che si caratterizza per la sua sete di potere.
Quando Lady Macbeth riceve una lettera dal marito in cui le annuncia che tre streghe gli hanno preannunciato che sarà il futuro re di Scozia, William Shakespeare le fa pronunciare un monologo tra i più raffinati della letteratura mondiale. Il monologo dell’ambizione:
«Ma non mi fido della tua natura:
troppo latte d'umana tenerezza
ci scorre, perché tu sappia seguire
la via più breve. Brama d'esser grande
tu l'hai e l'ambizione non ti manca;
ma ti manca purtroppo la perfidia
che a quella si dovrebbe accompagnare.
Quello che brami tanto ardentemente
tu vorresti ottenerlo santamente:
non sei disposto a giocare di falso,
eppur vorresti vincere col torto. [...]
Ma affrettati a tornare,
ch'io possa riversarti nelle orecchie
i demoni che ho dentro,
e con l'intrepidezza della lingua
cacciar via a frustate
ogni intralcio tra te e quel cerchio d'oro
onde il destino e un sovrumano aiuto
ti voglion, come sembra, incoronato.»
(Macbeth, Atto I scena V)
Anche il figlio Renzo – Trota, bulimico di porche e cariche politiche, è sovrapponibile con i personaggi di Shakespeare.
Ricorda Goneril e Regan, le figlie di Re Lear, cui il padre – in preda della vanità senile - concede territori del suo regno in cambio delle loro lusinghe.
Infine lui, l’Umberto, che promette ai suoi elettori giustizia e onestà contro il nemico “Roma ladrona” e si fa scoprire con le mani nel sacco, tradendo la fiducia che il popolo leghista gli aveva concesso: «mostro d’ingratitudine, l’uomo» (Re Lear, Atto III scena II).
Mi riferisco alla vicenda familiare, che non è tinta del verde della rosa camuna ma del nero della tragedia shakespeariana.
Manuela Marrone, la moglie, e Rosy Mauro, la super badante e vice presidente del Senato, sembrano creare insieme una Lady Macbeth sdoppiata: il personaggio che si caratterizza per la sua sete di potere.
Quando Lady Macbeth riceve una lettera dal marito in cui le annuncia che tre streghe gli hanno preannunciato che sarà il futuro re di Scozia, William Shakespeare le fa pronunciare un monologo tra i più raffinati della letteratura mondiale. Il monologo dell’ambizione:
«Ma non mi fido della tua natura:
troppo latte d'umana tenerezza
ci scorre, perché tu sappia seguire
la via più breve. Brama d'esser grande
tu l'hai e l'ambizione non ti manca;
ma ti manca purtroppo la perfidia
che a quella si dovrebbe accompagnare.
Quello che brami tanto ardentemente
tu vorresti ottenerlo santamente:
non sei disposto a giocare di falso,
eppur vorresti vincere col torto. [...]
Ma affrettati a tornare,
ch'io possa riversarti nelle orecchie
i demoni che ho dentro,
e con l'intrepidezza della lingua
cacciar via a frustate
ogni intralcio tra te e quel cerchio d'oro
onde il destino e un sovrumano aiuto
ti voglion, come sembra, incoronato.»
(Macbeth, Atto I scena V)
Anche il figlio Renzo – Trota, bulimico di porche e cariche politiche, è sovrapponibile con i personaggi di Shakespeare.
Ricorda Goneril e Regan, le figlie di Re Lear, cui il padre – in preda della vanità senile - concede territori del suo regno in cambio delle loro lusinghe.
Infine lui, l’Umberto, che promette ai suoi elettori giustizia e onestà contro il nemico “Roma ladrona” e si fa scoprire con le mani nel sacco, tradendo la fiducia che il popolo leghista gli aveva concesso: «mostro d’ingratitudine, l’uomo» (Re Lear, Atto III scena II).
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martedì 3 aprile 2012
Aung San Suu Kyi, come il potere al femminile si traduce nel linguaggio
Il potere delle donne ha un suo linguaggio specifico? È una domanda che rimane aperta, malgrado la fiorente letteratura sul tema e un saltuario interesse dei media alimentato dalla cronaca sociale e politica.
La repubblica di oggi riporta un articolo del premio Nobel Aung San Suu Kyi, eletta al parlamento birmano dopo anni di lotta alla dittatura militare del suo Paese.
Due gli elementi tipicamente femminili che emergono: la narrazione per eventi e il valore profondo attribuito alla bellezza esteriore che non ha nulla a che vedere con la vanità.
Cominciamo dalla narrazione per eventi. Suu Kyi racconta delle condizioni di vita di molte delle donne birmane:
«[…] ci sono alcune donne che fanno lavori molto pesanti: riparano il ciglio della strada, e il pensiero mi rattrista per la terribile fatica cui esse sono sottoposte quando devono rompere le pietre».
Per illustrare la gravità di questa condizione Suu Kyi racconta un evento che, senza troppe parole, colpisce con la forza delle sue immagini:
«Ho impressa negli occhi l’immagine, indimenticabile, di una bambina: era inverno, il freddo era intenso e lei aveva le guance arrossate, e sotto le sopracciglia bellissimi occhi come piccoli fiori. Giocava di fianco alla madre, che lavorava riparando il ciglio della strada, e la polvere e la terra le entravano in bocca».
Ora la bellezza. Aung San Suu Kyi continua il suo racconto.
«Quelle lavoratrici indossano camicie a maniche lunghe e si riparano dal sole, cercando di proteggere la propria bellezza. Si spalmano sulla faccia la Tanaka (crema curativa birmana ndr) poi avvolgono un tessuto sul viso, e sulla testa calcano un cappello. Tutto questo impegno nel salvaguardare la loro bellezza mi sorprende ancora di più.»
Suu Kyi sottolinea come preservare il proprio aspetto esteriore sia un fatto identitario, un impegno per salvaguardare la propria dignità, anche in condizioni di vita e di lavoro estreme e tutt’altro che dignitose. La bellezza salva la persona. Non vanità, dunque, ma slancio vitale.
La repubblica di oggi riporta un articolo del premio Nobel Aung San Suu Kyi, eletta al parlamento birmano dopo anni di lotta alla dittatura militare del suo Paese.
Due gli elementi tipicamente femminili che emergono: la narrazione per eventi e il valore profondo attribuito alla bellezza esteriore che non ha nulla a che vedere con la vanità.
Cominciamo dalla narrazione per eventi. Suu Kyi racconta delle condizioni di vita di molte delle donne birmane:
«[…] ci sono alcune donne che fanno lavori molto pesanti: riparano il ciglio della strada, e il pensiero mi rattrista per la terribile fatica cui esse sono sottoposte quando devono rompere le pietre».
Per illustrare la gravità di questa condizione Suu Kyi racconta un evento che, senza troppe parole, colpisce con la forza delle sue immagini:
«Ho impressa negli occhi l’immagine, indimenticabile, di una bambina: era inverno, il freddo era intenso e lei aveva le guance arrossate, e sotto le sopracciglia bellissimi occhi come piccoli fiori. Giocava di fianco alla madre, che lavorava riparando il ciglio della strada, e la polvere e la terra le entravano in bocca».
Ora la bellezza. Aung San Suu Kyi continua il suo racconto.
«Quelle lavoratrici indossano camicie a maniche lunghe e si riparano dal sole, cercando di proteggere la propria bellezza. Si spalmano sulla faccia la Tanaka (crema curativa birmana ndr) poi avvolgono un tessuto sul viso, e sulla testa calcano un cappello. Tutto questo impegno nel salvaguardare la loro bellezza mi sorprende ancora di più.»
Suu Kyi sottolinea come preservare il proprio aspetto esteriore sia un fatto identitario, un impegno per salvaguardare la propria dignità, anche in condizioni di vita e di lavoro estreme e tutt’altro che dignitose. La bellezza salva la persona. Non vanità, dunque, ma slancio vitale.
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